Antifavola e nonsense

di Mariagiovanna Grifi

Data di pubblicazione su web 22/04/2009

una scena dello spettacolo

Massimo Maraviglia, allievo di Luca Ronconi e Aldo Trionfo, diplomatosi in regia all'Accademia d'Arte Drammatica Silvio D'Amico, ritorna al teatro dopo vent'anni con lo spettacolo Puccetto e Olopierno. Questo viene da lui presentato con «una possibile sinossi» per evidenziare la scrittura antiteatrale del testo, costruito non seguendo una trama, ma assemblando una serie di massime e teorie prettamente filosofico-metafisiche. L'operazione è sicuramente dettata dall'esperienza di insegnante di filosofia a cui l'autore si è dedicato dal 1990.


Giovanni Ascione in una scena dello spettacolo
 

Non vi è storia, dunque. Solo l'incontro di due figure, una l'immagine capovolta dell'altra: Olopierno, “l'orco cattivo” ormai malato e malandato, è il riflesso fallimentare della categoria “orchi” per cui la sua malvagità, tutt'altro che inquietante, desta un sentimento di commiserazione; Puccetto è l'innocenza e la spontaneità infantile, vivace e irrequieto (quasi ipercinetico), curioso osservatore e imitatore del suo “padrone-formatore”, apprendista di una probabile arte magica. In un'avvincente scenografia (di Nicola Fiore) da fiaba grottesca i due personaggi danno sfogo ad un fluire di parole (per lo più in un linguaggio semi-arcaico) mentre si avvicina l'ora della morte dell'orco. Definita “antifavola”, quella di Puccetto e Olopierno non ha un epilogo né lieto né tragico, vuole dimostrare come le favole abbiano una morale estrinseca che ognuno può dedurre secondo la propria interpretazione, cercando quel messaggio-guida di cui ha bisogno. È un'ulteriore riflessione sulla mancanza di senso (linguistico, cosmico ed esistenziale) teorizzata dai maggiori filosofi del Novecento.

Giovanni Ascione, Giuseppe Cerrone e Marina Macca in una scena
 

Entusiasma l'interpretazione di Giovanni Ascione in un Puccetto esuberante, tenero e ingenuo, padrone della scena, attento nell'uso della vocalità e della gestualità del corpo. Bravo anche Giuseppe Cerrone, nei panni di un esagitato Olopierno che si aggrappa disperatamente alle parole vuote di significato per cercare di dar senso alla propria insulsa esistenza che sta volgendo al termine. Li accompagnano le voci cantanti di Leila D'Angelo e Giuseppe De Liso e il quartetto d'archi Giovanni Borrelli (violino), Leopoldo Fontanarosa (violino), Gianfranco Conzo (viola), Antonio Avitabile (violoncello) sulle musiche originali di Canio Fidanza (clavicembalo, fisarmonica, pianoforte). Lo spettacolo, frutto di uno studio molto ricercato, è costruito con una minuziosa attenzione per i dettagli, dalla direzione degli attori all'uso giocoso e mai ingiustificato di una moltitudine di oggetti.

Marina Macca, Giovanni Ascione e Giuseppe Cerrone in una scena

Pur presentando un'alta qualità e professionalità artistica nell'allestimento, rimane innegabile la sua difficile comprensione. Il linguaggio farraginoso, i tanti simbolismi e rimandi filosofici lasciano lo spettatore in balia delle proprie suggestioni personali privando il lavoro di un elemento fondamentale del meccanismo teatrale: la comunicazione.

Puccetto e Olopierno

Cast & Credits




Cast & credits

Titolo 
Puccetto e Olopierno
Anno 
2009
Durata 
75 minuti
Data rappresentazione 
2-19 aprile 2009
Città rappresentazione 
Napoli
Luogo rappresentazione 
Teatro Elicantropo
Prima rappresentazione 
2 aprile 2009
Autori 
Massimo Maraviglia
Regia 
Massimo Maraviglia
Interpreti 
Giovanni Ascione (Puccetto)
Giuseppe Cerrone (Olopierno)
Marina Macca (Perpetua)
Produzione 
Cantieristupore
Scenografia 
Nicola Di Fiore
Costumi 
Annalisa Giacci
Suono 
registrazioni audio e mixaggio Gianni Vicedomini
Luci 
Ettore Nigro (disegno)
Musiche 
Canio Fidanza
Note 
Voci: Leila D'Angelo, Giuseppe De Liso Musiche eseguite da: Giovanni Borrelli, Leopoldo Fontanarosa, Gianfranco Conzo, Antonio Avitabile, Canio Fidanza Maschere: Martina Russo