Non è che ce l’abbiamo con la Rai, ma…
Non è che ce l'abbiamo con
Mediaset è stata praticamente assente, e anche questo è scusabile. È una Tv commerciale, e da lei non si pretende un'informazione 24 ore su 24 come dalla Rai, che è dello Stato – quindi dei cittadini, compresi quelli che abitano in Abruzzo – e che ha come compito istituzionale quello di informare, in primo luogo.
Ma prendiamo ad esempio lunedì mattina. Il terremoto era accaduto, ormai lo sanno tutti, alle 3.32 di notte. C'erano pur state sei ore o quasi per capirci qualcosa. Ma
Ci si chiedeva che cavolo ci volesse a prendere un elicottero Rai e sorvolare il disastro in diretta. Lo fanno per il Giro d'Italia, che ci sembra onestamente meno drammatico, e non si poteva farlo per il terremoto? Misteri. Poi è iniziato lo show vespesco. Che è dell'Aquila, vogliamo dire Vespa, ma che non è l'unico aquilano d'Italia. Vespa, con tanto di elicottero (lui sì), ha iniziato una serie interminabile di trasmissioni serali secondo noi da sbalordire. L'abbiamo visto anche ieri sera, venerdì 10, aggirarsi sulle rovine vestito come Berlusconi (completo scuro e maglioncino scuro sotto la giacca), e come se la città e i dintorni fossero cosa sua. Ha intervistato gente che piangeva, ipotetici previsori del terremoto, esperti del terremoto e quant'altro. Lo sappiamo che è difficile, in questi casi, parlare di Tv del dolore, visto che di dolore ce n'era davvero tanto: ma, secondo noi almeno, è assurdo mettere sotto il naso a un poveretto che ha perduto tutto (casa, affetti familiari, figli) il microfono. Cosa volete che faccia, quel disgraziato? Piange. Come faremmo noi, come farebbero tutti. E gli abruzzesi sono gente che non si esibisce, che non ha alcun culto dell'apparire – chi scrive ha insegnato due anni lì e un po' li conosce e molto li stima. Che ragione c'è di far piangere la gente in televisione? che ragione c'è di chiedere loro ‘ha perduto il figlio? la moglie? la casa?'. Le immagini, in questi casi, bastano e avanzano per il senso della tragedia.
Non citiamo, per carità di patria, il Tg1 che per due minuti buoni ha sciorinato, tramite una di quelle che leggono le notizie, le cifre dello share e dei milioni di ascoltatori. È una nefandezza di cui Gianni Riotta o il nuovo direttore voluto dalla politica dovrebbero vergognarsi (anche la giornalista che ha letto i dati: noi, ci saremmo rifiutati).
Insomma: non è che ce l'abbiamo con