Quando le voci non bastano

di Paolo Patrizi

Data di pubblicazione su web 12/12/2008

Una scena dello spettacolo

Diceva Berlioz che il direttore d'orchestra è il più pericoloso degli interpreti musicali, poiché il cantante può rovinare solo la sua parte, ma il direttore può rovinare tutto. Sono parole che tornano in mente assistendo a un Macbeth verdiano – sulla carta molto interessante – messo in scena a Pisa: ultimo tassello di una coproduzione già vista a Como, Trento, Rovigo e altre fertili piazze della provincia italiana, ma con il plusvalore, rispetto ai palcoscenici precedenti, d'una coppia di protagonisti (Vittorio Vitelli e Dimitra Theodossiou) che farebbe onore a qualunque grande teatro. Purtroppo Giampaolo Bisanti – chiamato a dirigere un complesso, la Filarmonica Veneta “Malipiero”, che con altre bacchette parve apprezzabile – qui fa danno sia per sé (l'orchestra) sia per gli altri (i cantanti). Che nei teatri “minori”, costretti a pochissime prove e spesso privi di masse stabili, l'interesse debba concentrarsi sulle voci è pacifico. Ma c'è un livello minimo di rendimento dell'orchestra e del coro al di sotto del quale, per risollevare le sorti dello spettacolo, non c'è grande individualità vocale che tenga. A Pisa – spiace dirlo – almeno la sera della “prima” i risultati sembravano spingersi oltre quel crinale.
 

Una scena dello spettacolo
Dimitra Theodossiou è lady Macbeth



Chiamato a dirigere un numero di orchestrali forse un po' sguarnito in rapporto alla partitura (ma con tanti e tali problemi di coordinamento una riduzione dei leggii può essere un vantaggio), Bisanti non riesce a trasmettere alcuna delle straordinarie ricchezze strumentali del Macbeth: né quella ritmico-timbrica (il brindisi suona piatto e quasi organettistico), né quella agogica (l'iterazione della cellula melodica “a ondate” che puntella La luce langue si trasforma in monotonia esasperante) né quella dinamica (sono pochi i direttori che hanno saputo rendere il senso di quel “pianissimo” indicato da Verdi addirittura con cinque “p” nel tema del sonnambulismo, ma qualcosa di meglio, forse, si poteva tentare). Questo per quanto riguarda il Bisanti concertatore. Più incresciosi, però, sono i difetti dell'accompagnatore, lacunoso negli attacchi (l'ottimo Vitelli, nel primo atto, sbaglia clamorosamente un'entrata) e annaspante nel gestire il monumentale concertato del Finale primo, anche per via di un coro molto discontinuo.



In tale contesto, né Vitelli né la Theodossiou potevano essere valorizzati: e se la seconda – più scaltra e più animale da palcoscenico – è riuscita comunque a imporsi, il primo è apparso rigido e deconcentrato. Per il resto, la sua rimane una vocalità baritonale notevolissima (da sorvegliare però nell'intonazione, crescente nel canto scoperto del Finale primo), e il fatto che plasmi un Macbeth basato più sulla qualità del suono che sullo scandaglio del fraseggio non può dirsi un difetto, in un giovane cantante ai primi approcci con questo gigantesco ruolo. D'altronde, non mancano i momenti in cui centra perfettamente il senso della frase: come il bellissimo «Né Banco obliate ch'è lungi tuttor» nella scena del banchetto.

La Theodossiou si difende con maggior grinta, a costo di gettare un po' di fumo negli occhi: interpola un sopracuto – non del tutto riuscito – alla fine del primo atto, ma si astiene dall'eseguire il Re bemolle in pianissimo nella scena del sonnambulismo; altrove tenta invece pianissimi e “filati” simil-Caballé, talvolta incongrui rispetto al momento scenico. D'altronde, la Theodossiou supposta erede della Caballé era quella dei primi anni di carriera: da tempo la cantante greca, confidando più sulle risorse del temperamento che sulla natura vocale, si è trasformata in un soprano che gioca le carte migliori non nella sfumatura, ma nell'incisività; anche se l'acustica del Teatro Verdi di Pisa non giova alla sua voce, stemperandone la forza di penetrazione ed evidenziando il retrogusto tagliente. È un retrogusto non sempre gradevole, ma che per Lady Macbeth funziona: se cantasse sempre a questo modo, senza occasionali infingimenti, la Theodossiou sarebbe una Lady ideale, anche perché, al contrario di Vitelli, può già contare su un pieno dominio del personaggio. Quanto agli altri interpreti, una certa usura – in termini timbrici e di fiato – sembra farsi strada nel Banco di Francesco Palmieri, che resta comunque un basso affidabilissimo sottoutilizzato dai nostri teatri. Troppo dimesso, sul piano vocale come su quello interpretativo, il Macduff di Stefano Ferrari. Nella doppia parte del sicario e del medico spicca il veterano Franco Federici, comprimario di lungo corso.

Una scena dello spettacolo
Una scena dello spettacolo



 

La parte visiva è ben realizzata grazie alle coreografie di Anna Redi – che può contare sul buon Corpo di ballo del Teatro Sociale di Trento – e alle scene di Alessandro Ciammarughi, semplici e funzionali come si conviene a uno spettacolo che deve circolare in molti teatri. La regia di Andrea De Rosa pecca talvolta di antimusicalità: Macbeth e Banco entrano in scena accompagnati da un tema orchestrale che è il loro inequivocabile biglietto da visita, e mostrarli già da prima in palcoscenico, intenti in puerili giochi di spada (un'allusione alla componente omosessuale tipica di tanti compagni d'arme?), vanifica l'effetto. Per il resto De Rosa imbocca, con esiti spesso felici, la via di un medioevo barbarico occhieggiante al Macbeth di Orson Welles, con il filtro di pochi elementi talmente stilizzati da risultare camaleontici. Così, di volta in volta la tomba di Duncan si trasforma in tavolo del banchetto, letto nuziale, trono: quest'ultimo gettato a terra dalla Lady in un moto di rabbia che la Theodossiou trasforma in momento scenico emozionante.













Macbeth

Cast & Credits


Dimitra Theodossiou è lady Macbeth
Dimitra Theodossiou e Vittorio Vitelli


Cast & credits

Titolo 
Macbeth
Anno 
2008
Data rappresentazione 
5 dicembre
Città rappresentazione 
Pisa
Luogo rappresentazione 
Teatro Verdi
Prima rappresentazione 
5 dicembre, Pisa Teatro Verdi
Libretto 
Francesco Maria Piave, Andrea Maffei
Regia 
Andrea De Rosa ripresa da Andrea Cigni
Interpreti 
Vittorio Vitelli (Macbeth)
Francesco Palmieri (Banco)
Dimitra Theodossiou (Lady Macbeth)
Maria Letizia Grosselli (Dama)
Stefano Ferrari (Macduff)
Cristiano Olivieri (Malcom)
Franco Federici (Medico e Sicario)
Simone Marchesini (Domestico)
Produzione 
Teatri del circuito Lirico Lombardo (Grande di Brescia, Sociale di Como, Ponchielli di Cremona, Fraschini di Pavia), Centro Servizi Culturali S. Chiara di Trento, Teatro Sociale di Rovigo e Teatro Verdi di Pisa
Scenografia 
Alessandro Ciammarughi
Costumi 
Alessandro Ciammarughi
Coreografia 
Anna Redi
Corpo di ballo 
Teatro Sociale di Trento
Luci 
Cesare Accetta
Musiche 
Giuseppe Verdi
Orchestra 
Filarmonia Veneta “GianFrancesco Malipiero”
Direzione d'orchestra 
Giampaolo Bisanti
Coro 
Teatro Sociale di Trento
Maestro del coro 
Luigi Azzolini