Rappresentare il balletto pił famoso del mondo
Parlare del balletto Giselle, considerato “la sintesi folgorante” della weltanschauung romantica espressa dal teatro di danza, è come inoltrarsi in un mare magnum di riflessioni e considerazioni che rischiano di essere ripetitive o, peggio ancora, banali. A salvarci dall'insidiosa trappola dell'“archeologia giselliana” è per fortuna uno spettacolo che ha saputo rendere la quintessenza di Giselle senza cadere nel mieloso, vero e proprio ‘tallone di Achille' di tanti allestimenti, e nel bozzettistico. Altro pericolo che corrono le mises en danse di questa celebre fabula sotto i riflettori dal lontano 28 giugno 1841 quando la love story tra il prin
Al Metropolitan Opera House l'American Ballet Theatre ha presento la sua Giselle che si conferma un temibile banco di prova e un balletto richiestissimo dal pubblico, da sempre desideroso di dissetarsi alla ‘fonte' della contadinella della Renania. Una ‘sete' placata da una compagnia ai vertici della scena internazionale assieme e in competizione con il New York City Ballet, l'altra grande istituzione portavoce della danza statunitense. L'organico, apparso nel 1940 al Radio City Center Hall di New York e battezzato American Ballet Theatre nel

Una scena di Giselle nell'allestimento dell'ABT
Il corpo di ballo, guidato da Kevin Mckenzie, già solista della compagnia e direttore dal
Immersa nelle suggestive scenografie di Gianni Quaranta, un imponente castello medievale che domina il villaggio nel primo atto e un bosco lunare dimora delle Villi nel secondo, si consuma la storia di Giselle e del prin

Julie Kent nel ruolo di Giselle
Nell'allestimento le danze degli amici di Giselle e dei paesani nel primo atto colpiscono per la resa tecnica, il clima festoso e il dettaglio spaziale, come risulta impeccabile il passo a due dei “villici” Yuriko Kajiya e Craig Salstein e l'arrivo dei cortigiani, accompagnati da due bianchi levrieri afgani perfettamente calati nella parte. Il secondo atto, pezzo forte di questo Romantic Ballet e apoteosi del cosiddetto ballet blanc, rimane impresso per l'accurata esecuzione della famosa sequenza delle Villi che all'unisono si incrociano nei tenuti arabesques. Notevole poi l'apporto delle Villi Melissa Thomas e Kristi Boone che accentuano la spiritualità di questa creature dai candidi tutù con le delicate pose di testa e collo, le braccia dolcemente incrociate sul petto come corolle di fiori, i morbidissimi port de bras, i leggerissimi sautés e grands jetés.
Tra le parti solistiche Sacha Radetsky rende Hilarion un comprimario e non una figura di contorno, mettendo in luce il temperamento focoso del personaggio e il suo disperato e incompreso amore per Giselle. Michele Wiles nel ruolo di Myrtha è una convincente belle dame sans merci, simbolo di tutte le “Nemiche” di dannunziana memoria che segnano la storia letteraria romantica e dacadente. Algida e distante con modi inflessibili impartisce perentori ordini ed esegue con altrettanta freddezza e precisione i passi delle sue docili adepte. La ‘coppia d'oro' della serata, Julie Kent e Ethan Stiefel, prin
Il biondo e molto americano Ethan fa per così dire dell'americanità il punto di forza di Albrecth. Giovane, spensierato e superficiale nel primo atto, diventa maturo, serio e consapevole nel secondo, in una riuscita metamorfosi che affianca Stiefel a leggendari interpreti come Eric Bruhn, Vladimir Vasiliev, Rudolf Nureyev, Mikhail Baryshnikov. Julie Kent dà prova di essere una ‘grande della danza' nel passare con disinvoltura da una Giselle fiduciosa e innamorata nel primo atto ma mai leziosa, a una lirica e spirituale nel secondo ma mai tragica, tanto da ricordare le omologhe eroine di Olga Spessivtseva, Eketerina Maximova, Natalia Makarova, Carla Fracci. Quest'ultima ospite dell'American Ballet Theatre con Erik Brhun nel 1969 per una celebre ripresa televisiva.
E se Julie Kent e Ethan Stiefel sono “attori” consumati nella scena pantomimica della margherita con il classico “m'ama non m'ama” e ancora di più lei in quella della pazzia, in cui la pantomima lascia il posto ad un'intensa danza drammatica, in egual modo sono esperti danzatori nella sequenza dei pas ballonnés e ballottés. Brillante poi, sempre nel primo atto, la variazione di Giselle con i rond de jambes seguiti dal manège dei piqués, e quella altrettanto virtuosistica degli entrechats quatre e dei retirés passés nel grand pas de deux del secondo.Un grand pas classique reso entusiasmante anche dalla superba variazione di Albrecht con i grands jetés e i ‘super-viaggianti' brisés volés.
E se in questo ballet blanc Julie-Giselle è sempre più irreale e spirituale, Ethan-Albrecht è sempre più reale e umano in uno struggente dialogo tra morte e vita, amore e dolore, di cui “dir non è mestieri”.
Lettera da New York
Giselle

Julie Kent nel ruolo di Giselle

Ethan Stiefel nel ruolo di Albrecht
Cast & credits
| Titolo
Lettera da New York Giselle |
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| Sotto titolo
A Romantic Ballet in Two Acts |
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| Data rappresentazione
12 luglio 2008 |
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| Città rappresentazione
New York |
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| Luogo rappresentazione
Lincoln Center |
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| Prima rappresentazione
Opéra di Parigi, 28 giugno 1841 |
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| Libretto
Théophile Gautier |
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| Scenografia
Gianni Quaranta |
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| Costumi
Anna Anni |
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| Coreografia
Jean Coralli, Jules Perrot, Marius Petipa |
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| Corpo di ballo
American Ballet Theatre |
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| Luci
Jennifer Tipton |
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| Musiche
Adolphe Adam |
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| Orchestra
American Ballet Theatre Orchestra |
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| Direzione d'orchestra
Davide LaMarche |