Prometeo sui laghi svizzeri

di Florence Scarmiglia

Data di pubblicazione su web 01/05/2002

Expo 02, spettacolo d'Apertura di F. Rochaix
Yverdon-les-Bains (CH)

Ci troviamo nel punto, molto suggestivo, in cui la Thiele viene a perdersi pacificamente nel lago di Neuchâtel. I gradini sono disposti lungo l'acqua che riflette, dall'altra parte, il dispositivo scenico. A destra, un'orchestra rinchiusa in un padiglione turchese (il colore del sito di Yverdon per Expo.02 - ogni sito ha il suo marchio cormatico) il palcoscenico, dello stesso colore, ha una struttura che sostiene dodici spots potentissimi. Una scaletta unisce il palco all'acqua; a sinistra, un finestrone racchiude uno schermo tv gigante, legame fra i cinque spazi teatrali: una spia visiva, un'intrusione degli altri luoghi scenici, specchio di se stesso. A destra dell'orchestra un lungo braccio metallico sostiene una cinepresa che sorprenderà le immagini del posto: spettatori, cantanti, piano avvicinato di qualche musicista o danzatore, un gabbiano in cielo, riflessi d'acqua.

Passa un cigno che muove la coda un po' nervoso. Non c'è fondale, e tra le colonne color bonbon appare la collina artificiale di Expo.02 che si assopisce nel tramonto. Una coppia di anitre deriva nella corrente molle. Sta tutto qui il carattere eccezionale di questo spettacolo, cioè nel fatto che si svolge nella stessa unità di tempo in quattro luoghi diversi, distanti decine di chilometri. E un quinto spazio teatrale, mobile - si tratta del batello del Giura - prende parte anch'esso all'azione drammatica. Siamo a Yverdon, sappiamo che a Bienne, a Morat, e a Neuchatel, in questo momento preciso, sta entrando, come qui, dalla sinistra, Pegaso, il cavallo di Zeus, pallido e stupendo, con ali aperte a sincronizzare col suo passo disciplinato i quattro spettacoli.

Cade un fondale nuvoloso. Il finestrone/megaschermo si apre su un orologio, la voce off di F. Rochaix annuncia in tedesco e in francese - le due lingue parlate nella regione dei tre laghi - che un decalage orario totalmente inatteso si è abbattuto sulla regione, cosicché gli orologi vanno messi avanti di due ore. Un F/A 18 (aereo dell'esercito) sorvola il sito a bassissima quota, tanto da far tremare l'aria, l'acqua e il pubblico, che reagisce entusiasta dopo lo spavento. L'orchestra riprende con strane sonorità, prolunga l'emozione, poi si disciplina in un insieme sinfonico e potentissimo. In realtà, stiamo sentendo le quattro orchestre e i quattro cori riuniti grazie a una sofisticato cablaggio a fibre ottiche. Sembra che le voci provengano da quel cielo di tela rosa e turchese che fa da fondale...straniamento, decalage. L'Inno alla Notte commuove, "vorrei che i baci sostituissero i canti d'uccelli (...) che la preghiera sostituisse il lavoro". Le ultime tracce del tramonto si stanno spegnendo.

Irrompe una moltitudine, un 'popolo', vestito dei colori del ponente. Indaffarato e frenetico, erige una torre di Babele turchese, elegante, per celebrare se stesso o avvicinarsi al cielo. E la torre si specchia graziosa nell'acqua. Un fulmine in ciel sereno rappresenta la collera divina. Le agili creature litigano mentre smontano l'edificio del loro orgoglio: non si capiscono piú, resta l'odio dell'altro. Ma si tratta di una favola ottimistica, che prevede infatti la nascita dell'interprete che le riconcilierà. Buona volontà elvetica necessaria in un paese plurilinguistico.

Stessa scena, stesso ritmo nervoso, stesso canto narrativo nel finestrone/megaschermo che fa vedere ora l'arteplage di Morat, ora quello di Neuchâtel o di Bienne. Appare Ulisse, capelli bianchi, vestito rosso (i colori del Giura, il 27° cantone svizzero). Sa di sale e d'avventure, canta su ritmi esotici, africani, suoni nati da conchiglie dell'oceano indiano. Gli stanno attorno marinai vestiti di bianco e, accanto, un cavallo robusto e un abete: siamo sul Jurassien volant, l'arteplage del Giura. In acqua, sirene dai capelli d'alghe rosse, come quelli di Lilith che canta dalla prua il suo rifiuto di sottomettersi al marito, ad Adamo e a Dio. Le risponde da Bienne la pantera rock, tutta cuoio nero e acciaio, versione odierna della ribellione femminile, amica dell'eroe che ha sfidato gli dèi. Musica trasparente di cieli metallici, di spazi irreali. Appare intanto la luna crescente in cui miti greci, personaggi della bibbia e della cabala sono racchiuso come in una bolle di sapone.

Fin qui gli spettatori dei quattro arteplage seguivano lo stesso spettacolo, adesso, ogni sito presenta una storia che illustra il proprio tema. Un eroe comune, Prometeo, colui che rubò il fuoco agli dèi per regalarlo agli uomini: un dono straordinariamente ambiguo. A Yverdon, con Io e l'universo, assistiamo al trionfo di Prometeo; a Bienne, al suo castigo: tragedia a Bienne, festa a Yverdon, cosí va la vita sul nostro pianeta. Il finestrone, diviso in quattro, fa vedere i direttori d'orchestra che si sincronizzano grazie allo schermo davanti a loro. Irrompono danzatori, pattinatori, ciclisti, cantanti, giocolieri, con toni di colore vivaci come una primavera pointilliste. E la musica sa di Sacre du printemps. Una mano verde con unghie rosse e due globi oculari, portati da parecchi figuranti, sono collocati sulla sinistra di una bocca color malva che sputa una lingua arancione; mentre a destra si sono immobilizzati un naso azzurro e un orecchio rosso, tutti di dimensioni gigantesche. Si sta celebrando la festa surrealista delle cinestesie. Surrealista come quella mucca rossa dallo sguardo sperdutamente malinconico che nuota nella Thiele e viene a deporre Io sulla scaletta. Prometeo la prende fra le braccia e insieme ballano l'ebbrezza del vivere, gioia fugace interrotta dal tafano che perseguita quella che fu l'amante di Zeus. Ed ecco l'apice dello spettacolo, l'arrivo della nave illuminata di Ulisse, un momento di intenso lirismo, di festa variegata e amena, inafferrabile ed effimero come la felicità. Naturalmente, tutto svanisce d'un colpo.

Pegaso riappare, così come, nel finestrone/megaschermo, l'orologio. Storie di Prometeo, torturato a Bienne mentre a Neuchâtel inventa l'umanità e a Morat diventa immortale grazie a Chirone, vicende diverse, tutte aperte sul futuro enigmatico compongono uno spettacolo satirico comune ai quattro siti, id est la cronaca esorcizzante del psicodramma che generò Expo. 02. Umorismo svizzero, erotismo elvetico. Yverdon capitale del sesso, chi ci crede?

Poi ancora quattro spettacoli diversi, produzione 'autonoma' di ogni città. La società dell'Abbazia insieme a poesie di C.F. Ramuz a Yverdon; un'evocazione di R. Walser con diverse formazioni musicali a Bienne; un po' di Carnevale a Morat; una leggenda del luogo, con un serpentone-drago, splendidamente presentata dal Théâtre de la Poudrière. A questo punto, a quelli dei gradini può venire la tentazione di fare zapping secondo quel che vedono nel finestrone/megaschermo. Già gli spettatori di Morat hanno potuto rimpiangere di non aver scelto Yverdon o Bienne o Neuchâtel mentre alla TV era possibile cambiare sito, cercare di afferrare il migliore con l'aiuto dello split screen, lo schermo diviso in quattro che puntualmente mostrava flashes di quel che succedeva sulle altre reti. Con Time Code il cineasta Mike Figgis aveva già dato allo spettatore questo dispositivo interattivo che gli offriva la libertà di scelta. E' la prima volta che la T.V. presenta la propria versione di questo do it yourself. Riuscita grazie a 280 tecnici, sei unità mobili, trentacinque cineprese e la volontà del regista F. Rochaix.

Ancora un momento forte, quello in cui apparirà nel finestrone/megaschermo l'amico di Ulisse, che canterà la canzone del Giura: una nostalgia di neve e di sabbia, un desiderio di abeti e di palme. Di fraternità. Tra Svizzera e Africa: Candido ovvero un sogno fatto nel Giura... Per il finale salutano tutti in mezzo a effetti pirotecnici, torna Pegaso, e l'altoparlante dice che il tempo normale è ristabilito: la rappresentazione è stata uno spazio virtuale di festa e di teatro. Un collage lirico e teatrale che ci ha fatto vivere l'illusione dello spazio dilatato e del tempo immobile con qualche incontro breve e felice. Che ne sarà di Prometeo?

Cast & Credits





F. Rochaix

 



Il battello sull'arteplage del Giura
Il battello
sull'arteplage del Giura

 

 

Le colonne sull'arteplage di Yverdon-les-Bains
Le colonne sull'arteplage
di Yverdon-les-Bains


 

Cast & credits -

Titolo 
Expo 02, spettacolo d'Apertura di F. Rochaix
Autori 
M. Chappaz (L'Inno alla notte), P. Cohen (I Burattini della Mostra), R. Walser (Il genio e l'estro dei luoghi di Bienne), C-.F. Ramuz (Il genio e l'estro dei luoghi di Neuchâtel)
Regia 
F. Rochaix
Interpreti 
F. Rutishauser (Prometeo infiammato)
S. Kaiser (Io)
B. Balmelli (voce di Prometeo)
C. van Oijen (voce di Io)
Scenografia 
J.-C. Maret
Costumi 
F. Lecoultre
Coreografia 
R. Merguin
Luci 
J. Rouveyrollis. A Yverdon-les Bains
Musiche 
B. Roulet, J.-F. Bovard, P. Auberson, E. Stucky, G. Bovet, Sina e M. Kühne, R. Morgenthaler, R. Falquet, H.J. Rüfenacht, Youssou N'Dour
Direzione d'orchestra 
V. Reymond

Cast & credits -

Titolo 
Expo 02, spettacolo d'Apertura di F. Rochaix
Luogo rappresentazione 
Sul Battello del Giura
Interpreti 
F. Rutishauser (Prometeo infiammato)
S. Kaiser (Io)
B. Balmelli (voce di Prometeo)
C. van Oijen (voce di Io)
Direzione d'orchestra 
M. Spring (Neuchâtel), P. Furrer (Bienne), H.J. Rüfenacht (Morat)