Un balletto di Kirov in minore
Il lago dei cigni, emblema del balletto tardo-romantico, è un classico nell'accezione più completa del termine e per definire questa sua intrinseca classicità calzano a pennello le osservazioni di Italo Calvino che, parlando di classici, sosteneva che «un classico è un'opera che provoca incessantemente un pulviscolo di discorsi critici su di sé, ma continuamente se li scrolla di dosso». Ebbene una simile definizione si adatta anche a quanto stiamo per scrivere su Il lago dei cigni del Balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo in scena al Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena per la tournée italiana dello storico corpo di ballo. Tournée improvvisamente decurtata della tappa di Ferrara, dopo quelle di Parma e Modena, per incomprensioni tra il dimissionario Machar Vaziev, alla testa della compagnia dal 1995, e il Sovrintendente del Marinskij Kirov, Valery Gergiev. Un perentorio “richiamo all'ordine” di staliniana memoria che sembra essere ancora il modus operandi della Russia ‘putiniana'.

Lasciata da parte questa considerazione e riprese le fila del discorso, quello che in questa sede si dirà sulla resa di questo ballet d'action tardo-ottocentesco, frutto di quel «pulviscolo di discorsi critici» di cui parla Calvino, non inficerà e neppure scalfirà l'esemplarità e l'eccellenza del capolavoro musicato da Cajkovskij e coreografato da Petipa e Ivanov per il Teatro Mariinskij nel 1985. Capolavoro che, in qualità di exemplum, ha costituito e continua a costituire materia di riprese “classiciste”, ovvero sostanzialmente filologiche, o per così dire “anticlassiciste” per le stravaganti rivisitazioni. Operazioni che attestano comunque la necessità di dissacrare un classico proprio perché di prima qualità e di continuare a riproporlo perché impossibile farne a meno. E portavoce di questa esigenza “classicista” non poteva che essere l'organico del Kirov che ripropone la versione del balletto ‘cajkovskijano' rimontata da Konstantin Sergeev nel 1950 con la variante sovietica dell'epilogo in cui il prin
A parte questa variatio, comprensibile se collocata nel contesto storico-politico dell'U.R.S.S. tra il primo e secondo Novecento, il balletto, allestito con le scene di Simon Virsaladze, i costumi di Galina Solov'eva e accompagnato in Italia dall'orchestra del Teatro Regio di Parma diretta da Michail Sinkevic, procede in tre atti, anziché nei canonici quattro, lasciando immutati fabula e intreccio. Nel primo il prin

Il secondo si apre con il ballo al castello organizzato per il genetliaco di Siegfried e a cui parte
Di fronte a questo Lago dei cigni l'impressione è quella di uno spettacolo non proprio degno della “casa madre” se non per la presenza di Ul'jana Lopatkina, uno splendido Cigno Bianco e Cigno Nero, e di alcuni momenti topici che riscattano questo tanto atteso evento modenese da cui, francamente, ci saremmo aspettati di più. Il corpo di ballo è apparso disomogeneo con elementi giovanissimi e alcuni decisamente agés come nel passo a tre del primo atto dove non è possibile non notare la brava ma non più giovane Irina Golub. Nel secondo atto la suite delle danze di carattere (spagnola, napoletana, ungherese, mazurca), manca di brio pur nell'esecuzione di scuola e il giullare, al secolo Andrej Uvanov, è un saltatore nato ma lascia a desiderare per pulizia tecnica. Un particolare che risulta strano in un elemento formato dall'alta accademia pietroburghese. Lo stesso dicasi, purtroppo, per Ivan Kozlov nel ruolo di Siegfrid, un prin

Attenuano queste defaillances le varie entrate dei cigni nei magici “atti bianchi”, in questo caso primo e terzo, coreografati da Ivanov. La performance del corpo di ballo, i cui ogni uccello è la precisa duplicazione di Odette, è perfetta, e le fanciulle-cigno si muovono all'unisono nell'eseguire arabesques, attitudes, grands pas de chat, pas de bourrés suivi, temps levés in arabesque, battements battus, sissonnes. Tutti passi a cui rispondono le pose malinconiche delle teste, appoggiate su colli leggermente inclinati, e la posizione di braccia e mani incrociate all'altezza dei polsi a simboleggiare le catene dell'incantesimo di Rothbart. Incantesimo reso ancora più evidente dalla variazione dei quattro cignetti (Elena Cmil, Elena Juskovskaja, Elena Sesina, Veleria Martinjuk) che, uniti con le mani soprammesse, si muovono orizzontalmente mentre eseguono gli emboités en avant e en arrière, i piqués, i contre-temps, in sincronia con i movimenti del capo.
Vera perla di questo Lago dei cigni è però Ul'jana Lopatkina nel duplice ruolo di Odette/Odile, un'artista a cui a buon diritto spetta un posto d'onore nell'“albo” delle russe che hanno reso celebre il Cigno Bianco e il Cigno Nero dopo Maja Plisetskaya e Natalia Makarova. E questo perché Ul'jana, vera star del Balletto Kirov, è al top sotto ogni punto di vista. La sua tecnica è strabiliante e smagliante nello sfoderare gli equilibri in arabesque, in attitude, à la seconde a 360°, nell'esasperare le lunghissime linee di gambe e braccia stese fino all'inverosimile, nell'eseguire i portentosi e insidiosi fouettés nel grand pas de deux del secondo atto, dando prova di poter spingere al massimo il virtuosismo di cui ha pieno controllo. Ma
Nel primo e terzo atto il suo Cigno Bianco resta impresso per l'infinita dolcezza e impalpabilità delle braccia, il languore e la struggente malinconia con cui atteggia il collo e testa, i palpiti e la ritrosia con cui si relaziona a Siegfrid, la fortissima spiritualità che riesce ad emanare e che è poi la cifra di Odette.Nel secondo atto invece Ul'jana Lopatkina nei panni di Oldile è dir poco un'altra persona e colpisce per il cambiamento che riesce ad operare distanziando i due ruoli. Alla spirituale Odette fa eco la seducente Odile, una belle dame sans merci aggressiva, sicura di sé, che fagocita il prin
Il lago dei cigni


Cast & credits
| Titolo
Il lago dei cigni |
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| Data rappresentazione
7 maggio 2008 |
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| Città rappresentazione
Modena |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Comunale Luciano Pavarotti |
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| Prima rappresentazione
20 febbraio 1877, Teatro Bolscioi di Mosca |
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| Libretto
Valdimir Begicev, Vasilij Gel’tser |
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| Scenografia
Simon Virsaladze |
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| Costumi
Galina Solov’eva |
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| Coreografia
Konstantin Sergeev (1950) |
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| Coreografia d'origine
Marius PetIpa, Lev Ivanov (1895) |
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| Corpo di ballo
Balletto Kirov del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo |
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| Musiche
Peter Il’ic Cajkovskij |
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| Orchestra
Teatro Regio di Parma |
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| Direzione d'orchestra
Michail Sinkevic |
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| Note
Prima rappresentazione a San Pietroburgo: 15 gennaio 1895, Teatro Mariinskij (coreografia Lev Ivanov e Marius Petipa) Prima rappresentazione della versione di Sergeev: 8 marzo 1950, Teatro Kirov di Leningrado |