Un treno di lacrime
Avete avuto una settimana di quelle da bestemmiare per ventiquattr'ore al giorno? Pensate che questo mondaccio sia una valle di lacrime? Insomma: vi girano? Beh, un consiglio. Non guardate Il treno dei desideri (sabato, prima serata, RaiUno). Correte il rischio di buttarvi dalla finestra, garantito.
Questa bella trasmissionciona (sabato 29 settembre è finita alle una di notte: abbiamo tenuto accesa la televisione per vedere fino a dove erano capaci di arrivare), condotta da Antonella Clerici, ci farà compagnia – chi volesse soffrire senza risparmio – a lungo, visto che è abbinata alla Lotteria Italia. È alla terza edizione, il che conferma l'assioma che al peggio non c'è limite, ma anche che perseverare è diabolico. È semplice: la gente (madonna che gente) esprime un desiderio per lettera alla fatina buona (pardon: alla fatona bona) Antonella. Per esempio: la mi' mamma che ha tanto sofferto nella su' vita ci piacerebbe che avesse una serata da principessa (non si dice pe' finta: c'era, e toscanofona). Oppure: tanti figli e la casa piccola e da restaurare, e ce lo meritiamo perché ci si vuole tanto bene. Oppure: il mio sogno sarebbe di vedere e toccare Maradona, perché quando giocava non mi potevo permettere di andare allo stadio (e poi ho anche tante disgrazie in famiglia). E così per quattro ore.
Il bello è che in studio, arredato come se fosse una stazione psichedelica, insomma da strafatti, insieme alla Cuoca d'Italia ci sono anche i protagonisti. La scollatura-più-generosa-di-tutte-le-cuoche-del-mondo non fa a tempo ad avvicinarsi a questi qua, che quelli zac!, cominciano a piangere. Ma non una lacrimuccia: cascate del Niagara, tzunami, mareggiate di lacrime. A quel punto per simpatia (è un fenomeno fisico) anche i presenti in studio piangono, anche se a regola non dovrebbero sapere di che. Singhiozzi come se avessero ingoiato una pallina da tennis.
Tutti lì presenti e piangenti, naturalmente. Il pubblico applaude, non si sa bene a che: alla disgrazia? Alla malattia? Alla sventura? Boh.
I beneficati che debbono fare? piangono e ringraziano. Una ha anche detto “grazie Rai!”, come negli anni Cinquanta. “Sempre grazie Rai!”, ha ribattuto
Di là, su Canale 5, c'era
PS. Lo sappiamo che ci considerate cinici. Ma ci affidiamo a Oscar Wilde: “Di fronte a questo spettacolo – ebbe a scrivere – solo un cuore di pietra avrebbe potuto non mettersi a ridere”. E tanto basti.
