La Tv del nonno
Toh! Rieccolo! – si potrebbe esclamare, rigirando l'acronimo. Stiamo parlando di Enzo Biagi e del suo RT – Rotocalco Televisivo, con cui il giornalista torna (prima puntata domenica 22 aprile, Rai Tre) sullo schermo dopo qualche anno di assenza, che lui ironicamente imputa a “ragioni tecniche insormontabili” e che, in realtà, fu dovuta a una scivolata non degna della sua esperienza. Cinque anni fa, in piena campagna elettorale, in una sua trasmissione invitò Benigni che fece, nel compiacimento del conduttore, uno ‘spottone' pubblicitario antiberlusconiano dei soliti. Vinte le elezioni, lo sbeffeggiato insulsamente si vendicò. I vertici della Rai, notoriamente indipendenti dal potere del momento (buona questa), eseguirono. Queste le “ragioni tecniche” di cui sopra. Prima di lui è tornato l'altro ‘epurato', il Santoro, che a differenza di Biagi ha passato gli anni appena trascorsi a piangersi addosso, a farsi eleggere deputato Ds al Parlamento europeo, e – crediamo – a percepire i soldi del contratto Rai (chiediamo lumi a chi di dovere su quest'ultimo punto, grazie). Il terzo Grande Assente (siamo ancora sull'ironia: oggi ci sentiamo buoni), cioè Daniele Luttazzi – opinione personale: il più bravo di tutti – , non avendo santi in paradiso né partiti più o meno ribattezzati dalla sua parte, è ancora non per sua volontà latitante dalla Rai. E questo sia detto per la verità storica, se permettete.
Riassunta fedelmente la questione, va osservato che di Cincinnato ce n'è stato uno solo, e le imitazioni sono pallide o sconvenienti (non stiamo a raccontarvi chi fosse costui: vedere su un libro di storia romana delle elementari, nel caso). La trasmissione di Santoro langue, e salta agli onori delle cronache solo per qualche colpaccio sotto la cintura. Per il resto, non sa di nulla e passa come neve al sole. Biagi, appena tornato con il gentile (troppo, troppo, troppo: anche qui niente di nuovo sotto il sol dell'avvenire) ‘traino' del Fazio a Che tempo che fa della stessa domenica, è stato quello che ci si poteva aspettare. Una delusione? No. Il nulla. Dispiace dirlo per uno che in vita sua ne ha fatte tante e forse troppe, e che inspiegabilmente (secondo chi sta scrivendo) è passato dalla nomea di flebile nemico del popolo a bandiera gloriosa dello stesso. Dispiace anche per l'età, veneranda, che dovrebbe essere dedicata a meditazioni e riflessioni sulla vita e il senso della stessa, come indicava a suo tempo Cicerone (De senectute). Dispiace anche per noi, che l'avevamo atteso almeno con curiosità. La sua è una trasmissione vecchia: servizi filmati su argomenti latamente sociali o seri ma ormai scontati (
Dispiace, ripetiamo per la quarta volta. È un programma che si poteva fare, colore a parte, trenta o quarant'anni fa. Se questi sono le Voci del domani, mentre si elaborano altri acronimi che non si sa bene cosa contengano, stiamo freschi.