Due volti del tragico
Il Teatro Regio di Torino ha scelto con audacia di presentare in dittico Oedipus rex di Igor Stravinsky e Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni. La regia dei due nuovi allestimenti è firmata da Carlo Angiò. L'Oedipus rex torna così a Torino, per la seconda volta in forma scenica dopo l'allestimento del marzo 1966. Altre quattro sono state le edizioni torinesi che si sono succedute a partire dal 1950 ma tutte in forma oratoriale.
Nell'opera-oratorio di Cocteau-Stravinsky la rievocazione della classicità è un'operazione del tutto intellettualistica che impedisce al pubblico qualsiasi coinvolgimento emotivo (la lingua latina contribuisce ad aumentare la distanza). Ciò che importa è far rivivere il mito attraverso il mito senza mediazioni di alcun tipo: esso ha un fine simbolico ed è fissato scenicamente e musicalmente in una prospettiva eterna. Il sipario si apre mostrando un imponente cumulo di marmi e rovine che si confondono con il coro dei supplici tebani ed i cadaveri della pestilenza. Nel melodramma verista in un atto unico lo scenario siciliano è inizialmente coperto da una nebbia avvolgente, poi appare un terreno arato e un mare di arance. I volti del popolo parlano ed esprimono da soli tutta la loro esasperata commozione. Ogni altro elemento scenografico è lasciato all'immaginazione col supporto di proiezioni video che riproducono processioni religiose girate negli anni '50: tutto scorre sopra un palcoscenico semivuoto.

Sono i riti di due società mediterranee arcaiche profondamente legate alla propria terra e alle proprie tradizioni ad essere evocati: fortissimo è il comune sentimento del tragico. Stravinsky recupera la modalità gregoriana (tipica della ritualità greco ortodossa) e le sonorità bizantine. La scelta linguistica è significativa: il testo di Cocteau è tradotto da Jean Daniélou in un latino di uso ecclesiastico. Anche in Cavalleria la preghiera pervade l'opera fin dal preludio (in cui gli archi suonano pianissimo “dolce religioso”) ma qui si alterna a melodie tipicamente popolari che si fanno portavoce del desiderio sensuale. In entrambi i casi un delitto costituisce il momento cruciale dell'intreccio.
Certo lontanissime la poetica dei due autori, la forma e l'atmosfera delle due opere che compositivamente distano una trentina d'anni. Il Neoclassicismo di Stravinsky mira a creare un'atmosfera statica e solenne. Siamo in una delle fasi di maggiore audacia e coraggio intellettuale del musicista che con questa scelta poetica prende le distanze dal Romanticismo e dalle sue propaggini simboliste per orientarsi verso uno stile asciutto e lineare privo di ampollosi sentimentalismi. Nella forma dell'oratorio handeliano (successione di numeri “chiusi”: arie, duetti, recitativi, coro) la musica procede per blocchi tonali massicci e ritmicamente serrati creando un clima di straniante allucinazione: è da qui che emerge la tragicità del destino cui sono sottoposti i personaggi del dramma. Un narratore in frac (Marco Baliani) scandisce come un celebrante ogni fase della vicenda permettendo agli spettatori di concentrarsi solo sulla musica. Il coro ed i cantanti solisti ci appaiono come un “bassorilievo parlante” dall'imponenza granitica in cui i personaggi possono muovere soltanto la testa e le braccia e sono trasportati sulla scena da pedane scorrevoli.

Nel capolavoro verista di Mascagni invece, il fluire della linea melodica enfatizza ogni moto dell'anima e si riversa sulla platea con calore e sensualità. I personaggi si muovono con una mimica eloquente e ben marcata (liberi nello spazio scenico quanto quelli dell'Oedipus erano cristallizzati sullo sfondo). Mimmo Paladino, artista di punta della Transavanguardia, pone al centro della scena di Cavalleria un enorme pilastro nero, una sorta di Totem, che ruota mostrando al suo interno teschi e croci. Per gran parte dell'opera resta proiettato sul lato destro dello sfondo il volto di un uomo deformato da un grido come il monito di un avvenimento terribile: è soltanto uno dei molti scatti fotografici di Fernando Scianna che insieme alle riproduzioni video curate da Luca Scarsella arricchiscono la scenografia minimalista di Cavalleria.

Giocasta e Santuzza, due personaggi femminili entrambi vittime, sono interpretate dal mezzosoprano ungherese Ildiko Komlosi e da Mariana Pentcheva (nel secondo cast, in scena nella rappresentazione da noi seguita, n.d.r.). I loro gesti autolesionistici rispecchiano il peso insostenibile degli eventi. Ma se il destino di Giocasta è stato stabilito dagli dèi, quello di Santuzza è mosso dalle altrettanto incontrollabili passioni umane. Tra gli altri solisti il tenore John Uhlenhopp nelle vesti di Edipo il cui primo intervento sulla scena in un baldanzoso mi bemolle maggiore (tonalità del fasto, dell'autorità e del potere dell'uomo sulle cose) prelude un'inevitabile punizione della propria hùbris. Ma al centro della vicenda gli autori non hanno voluto porre Edipo né nessuno degli altri personaggi bensì il destino fatale e inafferrabile che si abbatte sull'individuo, portatore di un'esperienza universale. I due baritoni Lucio Gallo e Angelo Veccia si alternano nell'interpretazione di Creonte e Alfio, indubbiamente penalizzati nell'Oedipus dalla scelta registica di essere collocati come gli altri personaggi in fondo alla scena. Un tenore del calibro di Walter Fraccaro è affiancato da Renzo Zulian nel ruolo di Turiddu. Egli in realtà è un debole, un “bamboccio” che si pavoneggia solo per autodifesa. Anzi per la disperazione e la rabbia di sentirsi socialmente inferiore. Lola è interpretata con la necessaria malizia e civetteria da Rossana Rinaldi. Complessivamente buona la direzione del canadese Jacques Lacombe, per la prima volta sul podio del Regio di Torino.

Cast & credits
| Titolo
Oedipus Rex di Igor Stravinsky e Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni |
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| Data rappresentazione
3 marzo 2007 |
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| Città rappresentazione
Torino |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Regio |
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| Autori
Oedipus Rex: Igor Stravinskij Cavalleria rusticana: Pietro Mascagni |
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| Libretto
Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci (Cavalleria rusticana); Jean Cocteau (Oedipus rex, trad. latina di Jean Daniélou) |
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| Regia
Roberto Andò |
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| Interpreti
Ildiko Komlosi (Santuzza, Giocasta) Lucio Gallo (Alfio, Creonte) Silvia Mazzoni (Lucia) Rossana Rinaldi (Lola) Mariana Pentcheva (Santuzza, Giocasta. 2° Cast) Angelo Veccia (Alfio, Creonte. 2° Cast) John Uhlenhopp (Edipo) Petri Lindroos (Tiresia) Marco Baliani (Narratore (Oedipus rex)) Piero Terranova (Messaggero (Oedipus rex)) Walter Fraccaro (Turiddu (Cavalleria rusticana)) Renzo Zulian (Turiddu (Cavalleria rusticana, 2° Cast).) |
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| Scenografia
Mimmo Paladino |
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| Costumi
Gianni Carluccio |
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| Luci
Gianni Carluccio |
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| Direzione d'orchestra
Jacques Lacombe |
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| Maestro del coro
Claudio Marino Moretti |
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| Note
Oedipus rex: Il popolo di Tebe, dilaniato dalla pestilenza, supplica l’aiuto del proprio sovrano. Edipo, che un tempo trionfò col suo ingegno sull’enigma della Sfinge, è adesso nuovamente chiamato a svolgere il proprio ruolo di guida e di salvatore. Ma la sua indagine, condotta con eroica ostinazione, stavolta lo porta sulle tracce della propria identità. Creonte, portavoce dell’oracolo di Delfi, poi Tiresia, il messaggero e infine il pastore fanno luce sulla vicenda: il re si è macchiato di parricidio ed incesto e per questo deve allontanarsi dalla città. Solo così la pestilenza provocata dall’ira degli dei avrà fine. Poi la notizia del suicidio di Giocasta (rappresentato simbolicamente sullo sfondo della scena: le ancelle l’avvolgono in un velo rosso) mentre Edipo compare per l’ultima volta cieco e miserevole, guidato da un fanciullo. Il coro lo saluta con parole piene di compassione e di affetto (in forte contrasto con il tono distaccato e sostenuto di tutta l’opera). Cavalleria Rusticana: Tratta da una delle più notevoli novelle di Verga, Cavalleria Rusticana sancisce la nascita dell’opera verista. E’ la domenica di Pasqua e compare Turiddu canticchia un motivo popolare felice di aver trascorso la notte con la propria amante, Lola. Non pensa a Santuzza, che ha sedotto e abbandonato, anzi la scaccia con disprezzo infastidito dalle sue preghiere. Piena di rabbia Santuzza confessa ad Alfio, il ricco carrettiere marito di Lola, ciò che accade alle sue spalle provocando il suo desiderio di vendetta. Solo a quel punto Santuzza capisce di essere stata avventata ma è troppo tardi e Alfio sfida compare Turiddu, il cui ultimo pensiero è per la vittima della sua seduzione. Prima di recarsi al duello prega sua madre Lucia di prendersi cura di lei. Le due donne si abbracciano per consolarsi quando la piazza inizia a riempirsi di paesani e una voce femminile grida la morte di “compare Turiddu”. |