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Palle

di Roberto Fedi
  palle
Data di pubblicazione su web 01/05/2004  
Un ministro l'aveva solennemente detto: che i poveracci-con-Ferrari non pensino di poter avere più di 50 milioni all'anno dalla Rai. Non se ne parla neanche. Così i poveracci-con-Ferrari (una o due?) e i loro presidenti avevano risposto per le rime: ah sì? e noi slittiamo. Un fulmine a ciel sereno. Nel frattempo sono successe due cose, che qualche malevolo potrebbe definire contraddittorie: che dello slittamento non è interessato proprio niente a nessuno, e che gli incontri al vertice, come suol dirsi, si sono infittiti a ritmo frenetico. Abbiamo qualche legittimo sospetto. E comunque va bene che c'è il problema di Saddam che incombe, il disavanzo che incombe, l'autunno caldo che incomberà, il terrorismo che in questo paese ha incombuto (direbbe Trapattoni) da quarant'anni: ma, dico, volete mettere le palle?
Intendiamo, si capisce, quelle che 22 giovanotti ogni domenica (e sabato, e martedì e mercoledì e praticamente ogni giorno della settimana) prendono a calci sul rettangolo verde - come dicono i giornalisti sportivi in vena. Così discussioni, aut-aut, ultimatum, dichiarazioni, paginate di giornali, minacce, rassicurazioni autorevoli ("il campionato partirà regolarmente il 14-15 settembre": Galliani dixit - come regolarmente? o non doveva partire due settimane prima?). Su tutto, la ferma posizione del ministro e della Rai: pupe, non c'è una lira. O cinquanta o nulla. Basta con i cittadini che pagano i debiti dei ferrarofili. L'opposizione, pur impegnatissima a organizzare girotondi, ha trovato per fortuna il tempo tra una vispa Teresa e l'altra di schierarsi compatta a favore delle palle, intese come "bene sociale". Il Paese, l'abbiamo sentito tutti, tremava.
Alla fine, c'è stato l'incontro al vertice fra il ministro dei Beni Culturali, ai quali è stato appiccicato anche lo sport dei ferrarofili (che, secondo il modesto parere di chi scrive, ha solo il piccolo difetto di non essere né un bene né culturale) e la controparte. Scontro da cannoni di Navarone. Quindi la palla, è il caso di dirlo, è passata alla Rai. Dopo estenuanti trattative durate, convenevoli compresi, una mezzoretta, ecco l'accordo, salutato appunto da salve di cannone. Il calcio avrà dalla Rai 186 milioni in tre anni, più 39 se raggiungerà un certo livello di audience. Inoltre, si aprirà un tavolo (verde, si immagina) permanente presso il Governo per osservare il disgraziato mondo del calcio, per cui il solerte Galliani aveva - si ricorderà - richiesto lo stato di calamità come per i terremotati, negli stessi giorni in cui come vicepresidente di una certa squadra rossonera (non chiedeteci chi è il Presidente, per piacere) ingaggiava a decine di milioni un difensorino niente male. Ma che c'entra. Mica vorrete togliere all'ultrà della curva il "bene sociale" di una difesa impenetrabile? Non scherziamo con le cose serie.
Allora, facciamo due conti. Centottantaseimilioni più trentanove (scommettete un euro che glieli daranno?) fanno 225. Il non plus ultra di 50 milioni (linea Maginot dell'esborso Rai secondo il famoso ministro) moltiplicato per tre anni farebbe 150 milioni - questo lo capisce anche un ferrarofilo. Sembra a chi scrive che i conti non tornino, e che o di riffe o di raffe questi si siano pappati 75 milioncini in più: che, convertitore alla mano, fanno 145 miliardi e 220 milioni e spiccioli di vecchie lire (ma buone).
E le squadre 'piccole' che, volendo alzare il tiro, sono rimaste senza contratto dalle Pay-Tv? Risposta del terremotato Galliani: o giocano o perdono tre a zero. È proprio vero: il calcio non è sport per signorine. Ma lo stesso ha anche definito l'accordo "un atto d'amore per il calcio". Perché così sono gli uomini veri: duri, ma romantici.
Il bello è che, se per assurdo il calcio ("bene sociale", si ricordi) slittasse per un anno intero, non gliene interesserebbe niente a nessuno, salvo che a Raisport, a Mazzocchi e Tosatti, e a Giampiero Mughini e qualche altro disperato. Non è ipotesi da fantascienza: in America il baseball è sparito per un anno per questioni di ingaggi, e non risulta che ci siano stati suicidi di massa (o era il football? o il basketball? e chi si ricorda? - appunto). Noi, nel nostro piccolo, per due settimane abbiamo fatto a meno di Simona Ventura, di Maffei, del rettangolo verde, e siamo stati anche meglio. Pensate un po': se veramente questi avessero fatto saltare il campionato (figuriamoci), la Rai avrebbe (cioè: noi avremmo) risparmiato la bellezza di 225 milioni, cioè 435 miliardi e 660 milioni e spiccioli di vecchie e care lirette. Senza contare le miliardate di spese accessorie. Altro che palle.
Post scriptum Apprendiamo all'ultimo momento che, da contratto, la Rai ha però 'strappato' di poter piazzare telecamere a bordo campo e addirittura (e qui sta il colpo grosso) negli spogliatoi. Si potranno vedere, si presume, le mutande di Vieri o di Totti in diretta. Caspita. Ritiriamo tutto. Palle? Questi qui sono dei draghi, volpi e leoni insieme. Questo sì che è spettacolo. Questo sì che è un "bene sociale". Questo sì che è sport.
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Agostino Saccà, direttore generale della RAI Il direttore generale della RAI Agostino Saccà


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