Non bussare alla mia porta

di Mariangela Fornaro

Data di pubblicazione su web 04/10/2005

Sam Shepard in "Non bussare alla mia porta"

Presentato in concorso al passato Festival di Cannes, Non bussare alla mia porta (Don't Come Knocking, 2005) ci riporta al Wim Wenders degli sconfinati paesaggi del West americano; gli stessi paesaggi scattati dieci anni fa circa (la somiglianza è sorprendente) e raccolti in Una volta, album fotografico e taccuino di viaggio da annoverarsi tra le più poetiche pubblicazioni del regista tedesco (Wim Wenders, Una volta, Roma, Socrates, 1993). Ma con Non bussare alla mia porta torna anche la collaborazione con Sam Shepard, già sceneggiatore di Paris, Texas nel 1984, che adesso, oltre a lavorare alla sceneggiatura e al soggetto del film di Wenders, interpreta il ruolo di Howard Spence, attore western in declino.  


 

Wim Wenders sul set di Non bussare alla mia porta
Wim Wenders sul set di Non bussare alla mia porta

 

 

Giunto alla fine della sua carriera Howard scompare dal set di un film per tornare ai luoghi del suo passato: rivede la madre (Eva Marie Saint) ad Elko nel Nevada per dirigersi poi verso Butte, Montana, dove a distanza di trent'anni rincontra Doreen (Jessica Lange), una vecchia fiamma, dalla quale scopre di aver avuto un figlio, Earl (Gabriel Mann). La sua vita, che sembrava aver perso qualsiasi significato, riacquista nel giro di pochi giorni un senso del tutto nuovo: Howard ha davanti a sé la possibilità di ricominciare daccapo e sperimentare nuovi ruoli (e questa volta non nella finzione). Ma, prima che il responsabile di produzione Sutter (Tim Roth) lo rintracci per riportarlo alla troupe del film, che lo sta attendendo per le ultime riprese, Howard ha giusto il tempo di farsi conoscere dal figlio e di riscoprire una dimensione famigliare che la dissoluta vita da star gli aveva progressivamente negato. 



Tim Roth e Sam Shepard
Tim Roth e Sam Shepard

 

La storia costruita da Wenders/Shepard – è il caso di dare pari merito a entrambi gli artefici di questo lavoro – è un viaggio, al tempo stesso, fisico e interiore. Un viaggio nel territorio, nello spazio e nel tempo di una realtà desolata, dove le cittadine spuntano all'improvviso, compatte, come ciuffi d'erba nel deserto. Così ci appare Elko vista dall'alto dell'appartamento della madre di Howard: un aggregato di case dalle tinte sbiadite nel bel mezzo di una valle. Quale sorpresa scoprire poi lo sfavillio dei colori dei casinò, che sembrano a forza voler rendere esuberante qualcosa che nonostante l'impegno - e forse a maggior ragione - continua ad essere profondamente triste. Ed è proprio su questo scenario che si staglia la figura del protagonista; figura paradossale quanto il West, con uno sfavillante passato da grande attore e un presente sconfortante e solitario. Ripercorrere la “strada” del passato (con l'automobile del padre morto) resta la sua unica possibilità di rinascita.

Fairuza Balk e Gabriel Mann
Fairuza Balk e Gabriel Mann

 

Il tempo si trasforma rapidamente, si riduce (molto belli gli effetti di luce sulle case ricreati da Wenders), e dalla notte si passa velocemente al giorno e viceversa. Il tempo si dilata (quanto tempo si sta a guardare quelle bellissime carrellate circolari intorno ad Howard su un divano buttato in strada?), ed ecco che si fa spazio la riflessione, il vuoto e l'assenza. Pochi ma intensi i momenti in cui Wenders si fa sentire e ci fa sentire il suo sguardo sul mondo; quella capacità tutta personale - di cui cominciavamo ad avere malinconia - di svelarci il silenzio dell'anima e l'annullamento dell'essere nel naturale. Avrebbe potuto rubare più spazio al racconto che in questo film invece la fa da padrone: non si ha il tempo di apprezzare e gustare una pausa wendersiana che già ci ritroviamo immersi nel frastuono degli eventi.

La doppia autorialità del film, oltre a qualificare l'opera come un lavoro di amichevole cooperazione tra Wenders e Shepard, si rende evidente anche nella forse cattiva distribuzione dei loro ruoli e nella prepotente presenza di un intreccio eccessivamente serrato, che di fatti non lascia spazio alle lunghe, interminabili, vedute e agli strazianti, loquaci, silenzi, a cui l'autore tedesco ci aveva abituati nel passato, e che adesso probabilmente non ha più la forza di sostenere.     






Cast & Credits


Locandina del film
Locandina del film




Cast & credits

Titolo 
Non bussare alla mia porta
Origine 
FRANCIA/GERMANIA
Anno 
2005
Durata 
122 min.
Formato 
35 mm
Colore 
Titolo originale 
Don't Come Knocking
Altri titoli 
Don't Come Knokin'
Regia 
Wim Wenders
Interpreti 
Sam Shepard (Howard Spence)
Jessica Lange (Doreen)
Tim Roth (Sutter)
Gabriel Mann (Earl)
Sarah Polley (Sky)
Fairuza Balk (Amber)
Eva Marie Saint (Madre di Howard)
Produzione 
REVERSE ANGLE PRODUCTION, ARTE FRANCE
Distribuzione 
MIKADO
Scenografia 
Nathan Amondson
Costumi 
Caroline Eselin
Sceneggiatura 
Sam Shepard
Montaggio 
Peter Przygodda, Oli Weiss
Fotografia 
Franz Lustig
Effetti speciali 
Lenny Dalrymple, Sacha Bertram, Juri Stanossek, Dominik Trimborn
Musiche 
T-Bone Burnett