Il Mitridate di Mozart esce dall'oblio

di Marcello De Angelis

Data di pubblicazione su web 22/09/2005

Mitridate, re di Ponto
Quattordici anni. Tanti ne aveva Mozart quando nel 1770 compose per il Ducale di Milano Mitridate, re di Ponto, caduta poi nell'oblio, complice lo stesso autore che avrebbe maturato ben altri progetti. A Salisburgo la partitura, debitamente tagliata, è andata in scena con successo grazie a una buona compagnia di canto e alla disinvolta e comunicativa direzione di Marc Minkowski, alla guida dello spigliato complesso strumentale di Grenoble, Les Musiciens du Louvre. È piaciuta anche la regia di Günter Krämer (scene di Jürgen Bäckmann è costumi di Falk Bauer) sulla quale bisogna esprimere molte riserve, avendo risolto in parodia lo stile rigorosamente 'serio' del Mitridate.



Mitridate, re di Ponto
 


Il descrittivismo era accentuato dall'uso mimato del gesto. Grandi occhi stralunati e belluini davano l'idea dell'intrigo intessuto ai danni di Mitridate, il quale, bellicoso quant'altri mai contro il potere di Roma, dopo avere clamorosamente smentito la notizia della propria morte, compare in scena per far pagare a tutti il prezzo del tradimento, figli compresi, che poi verranno risparmiati nel rispetto settecentesco del lieto fine. Ma qualche sgozzamento - agghiacciante rinvio all'attualità, compresa una indecifrabile scritta in arabo - avviene. Il balzo nell'attualità salva l'inevitabile sottofondo amoroso con la 'contesa' Aspasia. Al pasticciato libretto, imbastito da Antonio Cigna-Santi, si aggiungono così le incongruenze registiche. I giovani figli di Mitridate, Sifare e Farnace, addobbati in calzoncini corti, calze lunghe e stivali, anziché 'gianburrasca' ribelli come era stato Mozart, appaiono minorati che giocano alla guerra e all'amore.


Bejun Metha (Farnace)
Bejun Metha (Farnace)


Musicalmente alcune Arie, della lunga catena di un Mozart che ormai sa tutto, sono strepitose, soprattutto nella seconda parte, ben rese da Benjun Mehta (Farnace), sopranista musicalmente sicuro e premiato con ovazioni, e da Miah Persson (Sifare) dalla voce piena e rassicurante, anch'essa accolta alla fine con entusiasmo. Netta Or ha risolto con scioltezza (non altrettanto gradevole il timbro) la figura di Aspasia. Richard Croft, altrettanto gratificato, ha restituito con non pochi sforzi il profilo del protagonista. La goffaggine dell'abito militare faceva il resto.



Da "Il Giornale" del 27 agosto 2005


Mitridate, re di Ponto

Cast & Credits

Trama

 

Festival di Salisburgo
Estate 2005


Salzburger Festspiele


Il libretto

 




Richard Croft (Mitridate)
Richard Croft (Mitridate)


 


 
Foto: Klaus Lefebrve












Cast & credits

Titolo 
Mitridate, re di Ponto
Sotto titolo 
opera seria in tre atti
Data rappresentazione 
25/08/2005
Città rappresentazione 
Salisburgo
Luogo rappresentazione 
Residenzhof, Festival di Salisburgo 2005
Prima rappresentazione 
Teatro Regio Ducale, Milano, 26 Dicembre 1770
Libretto 
Vittorio Amadeo Cigna-Santi
Autori testo d'origine 
Jean Racine, "Mithridate"
Regia 
Günter Krämer
Interpreti 
Netta Or (Aspasia)
Miah Persson (Sifare)
Bejun Metha (Farnace)
Ingela Bohlin (Ismene)
Andrew Tortise (Marzio)
Richard Croft (Mitridate)
Pascal Bertin (Arbate)
Produzione 
Nuova produzione del Festival di Salisburgo 2005 in co-produzione con Musikfest Bremen
Scenografia 
Jürgen Bäckmann
Costumi 
Falk Bauer
Coreografia 
Otto Pichler
Luci 
Manfred Voss
Musiche 
Wolfgang Amadeus Mozart
Orchestra 
Les Musiciens du Louvre - Grenoble
Direzione d'orchestra 
Marc Minkowski

Trama

Atto primo
Nella città di Ninfea il governatore Arbate accoglie uno dei due figli di Mitridate, Sifare. Questi è irritato dalla presenza in città di suo fratello Farnace, suo avversario politico e rivale per l’amore di Aspasia, già promessa sposa di Mitridate. Arbate si dichiara fedele a Sifare, che viene intanto raggiunto da Aspasia. La ragazza lo prega di proteggerla da Farnace.  Il principe le risponde dichiarandole il suo amore, ma si dice pronto anche a rinunciarvi se sarà necessario. Nel tempio di Venere, Farnace tenta di sedurre Aspasia, ma accorre prontamente il fratello. A sventare l’imminente duello giunge Arbate con la notizia del ritorno di Mitridate dalla guerra. L’evento getta tutti nello scompiglio: solo Farnace mantiene la calma e decide di affidare al nemico esercito romano le sue fortune, nella persona del tribuno Marzio. Mitridate, tornato sconfitto in patria, offre la principessa Ismene in sposa a Farnace, del cui tradimento viene informato da Arbate. Il figlio fedifrago va dunque punito.

Atto secondo
Ismene, rifiutata da Farnace, decide di vendicarsi. Mitridate le propone come marito Sifare, mentre interpreta la titubanza di Aspasia a sposarlo come segno di infedeltà. Sifare e Aspasia si confessano reciproco amore. All’accampamento militare, Farnace, arrestato come traditore, accusa il fratello di amare Aspasia. Mitridate tende allora un tranello alla donna, che viene portata a confessare il suo segreto amore. Di fronte ai propositi di vendetta del re, i due amanti si dichiarano pronti ad affrontare la morte.

Atto terzo
Mitridate, ancora furibondo, viene affrontato dalle due infelici donne che cercano invano di riportarlo alla ragione. Mentre una flotta romana vincitrice è già approdata al porto, Aspasia decide di ottenere con la morte la pace sperata: liberato da Ismene, Sifare fa appena in tempo a sottrarle la tazza con il veleno e offre al padre di combattere al suo fianco per riscattarsi con una morte gloriosa. Mitridate, ferito gravemente nel combattimento, decide di togliersi la vita. Prima di morire affida Aspasia a Sifare, perdonandoli entrambi; quindi abbraccia anche Farnace, che nel frattempo ha dimostrato la sua rinnovata fedeltà alla patria appiccando il fuoco alla flotta nemica e rinunciando così anche al trono promessogli dai Romani. Un coro inneggiante alla libertà conclude l’opera.