La beffa fra le note di Lully

di Siro Ferrone

Data di pubblicazione su web 27/06/2005

Le Bourgeois Gentilhomme (foto P. Victor/MAXPPP)

Uno degli spettacoli più belli degli ultimi anni, questo Bourgeois gentilhomme visto al Castello di Versailles nella preziosa sala dell'Opéra Royal. Bello perché intelligente, colto e godibile, nonostante le quasi cinque ore di durata, intervallo compreso.

Prima di tutto occorre apprezzare il ''restauro'' condotto su una drammaturgia abitualmente rappresentata in maniera incompleta, costituita dal solo testo dialogato di Molière, senza l'apparato consistente di musica, canto e coreografia con cui fu creata. Per ragioni di economia e di fruibilità certo, ma anche per una malintesa tradizione di routine che assegna quest'opera alla prosa mentre appartiene di diritto all'opera musicale. Del resto il fraintendimento di gran parte del teatro seicentesco e barocco – Commedia dell'Arte compresa - è cosa nota; assomiglia a quella mortificante trasmissione del teatro classico che dai capolavori greci ha cancellato le coreografie, i colori smaglianti delle scene e dei costumi, le musiche, tanto da rendere incomprensibile la presenza dei cori e dello spazio coreutico dell'orchestra.

 

Un scena di ''Le Bourgeois Gentilhomme''
Un scena di ''Le Bourgeois Gentilhomme'' (foto P. Victor/MAXPPP)



Del resto il titolo dell'opera è evidente: ''comédie-ballet de Molière et Lully''. E il secondo autore non è un casuale invitato alla messa in scena del più celebre attore-drammaturgo. Al contrario, i due lavorarono assieme e di comune accordo in un progetto che doveva offrire alla corte uno straordinario e complesso divertimento fatto di balletto, musica, canto, recitazione. Il capocomico Molière, oltre che co-autore, fu anche in scena nel ruolo-leader di Monsieur Jourdain mentre il musicista Lully, già altre volte ballerino, recitò nella parte del Gran Muftì, pare con effetti esilaranti. Due drammaturghi e, soprattutto, due compagni di scena per qualche tempo inseparabili. Al successo strepitoso delle prime rappresentazioni (1670) seguì un declino progressivo dell'opera che venne di secolo in secolo trasmessa più come testo teatrale che come opera musicale, salvo attirare la produzione di nuove partiture musicali che avrebbero sostituito quella originale ad opera di musicisti come Gounod (1858) o Jolivet (1951).

Parabola infelice che viene invece felicemente ribaltata dall'accurata e talentuosa edizione ordita da Vincent Dumestre a capo dell'ensemble ''Le Poème Harmonique'' coadiuvato dal gruppo ''Musica Florea'' diretto dal violoncellista Marek Strynel, con la regia brillante di Benjamin Lazar e uno stuolo imponente di attori, cantanti e danzatori, tutti in possesso di un alto livello di preparazione. La scenografia si adatta con umile grazia alla struttura teatrale di antico regime, fondendo l'impianto essenziale con l'arredo della meravigliosa sala. Nel trasferire in figure quel complesso testo-partitura-coreografia lo scenografo e il regista si sono ispirati alla tradizione iconografica, gloriosa soprattutto in terra di Francia, desunta dalla produzione dei pittori e degli incisori che accompagnarono la formidabili ascesa della Commedia dell'Arte e dei suoi derivati del secolo XVII. Non si assiste alla messa in scena di tableaux vivants, ma a un fluido metamorfismo dei costumi e delle pose sceniche che evidentemente si giova, al di là dei colori intensi e delle fogge filologicamente riprodotte, della cooperazione talentuosa di coreografo, regista e musicista. Un lavoro d'équipe davvero ammirevole.

 

La sala  dell' Opéra Royal du Château de Versailles
La sala dell' Opéra Royal du Château de Versailles



Il ritmo della recitazione è scandito poi da un curioso impasto linguistico che ''imbarbarisce'' il francese accademico che fu canonizzato da Richelieu mediante una pronuncia ''all'italiana'' forse un po' troppo accentuata ma sicuramente suggestiva, in grado di restituire alla dizione un andamento meno ingessato e più adeguato agli esercizi di improvvisazione che attori e cantanti imbastiscono con acuto senso del ritmo. Impeccabile la direzione e l'esecuzione musicale, anche queste sapienti ma capaci di calarsi con grande elasticità in un contesto recitativo che ha bisogno di duttilità e leggerezza.



Le Bourgeois Gentilhomme
di Molière e Lully

Cast & Credits


La locandina dello spettacolo
La locandina dello spettacolo


 

 

 

 

 
Un momento delle prove
Un momento delle prove (foto P. Victor/MAXPPP)



 

 

 

 

 


 


 

 


 

I palchi della sala dell' Opéra Royal du Château de Versailles
I palchi della sala dell' Opéra Royal du Château de Versailles

 

Cast & credits

Titolo 
Le Bourgeois Gentilhomme
di Molière e Lully
Data rappresentazione 
11-12 giugno 2005
Città rappresentazione 
Parigi
Luogo rappresentazione 
Opéra Royal du Château de Versailles
Prima rappresentazione 
febbraio 1670
Autori 
Jean Baptiste Molière, musiche Jean Baptiste Lully
Regia 
Benjamin Lazar
Interpreti 
Olivier Martin Salvan (Monsieur Jourdain)
Nicolas Vial (Madame Jourdain)
Moaty Moaty (Lucile)
Benjamin Lazar (Cléonte, le maître de philosophie)
Anne Guersande Ledoux (Dorimène)
Lorenzo Charoy (Dorante, le maître d'armes)
Alexandra Rübner (Nicole, le maître de musique)
Jean-Denis Monory (Covielle, le maître tailleur)
Arnaud Marzorati (le Mufti, le vieux bourgeois babillard, l’élève)
Claire Lefilliâtre (la musicienne, la femme du bel-air, l’Italienne)
François-Nicolas Geslot (le 1er musicien, la vieille bourgeoise babillarde, un Espagnol, un Poitevin)
Serge Goubioud (un Gascon, un Poitevin, un chanteur)
Lisandro Nesis (un Espagnol, un Gascon, un chanteur)
Bernard Arrieta (un Espagnol, l’homme du bel-air, un chanteur)
Arnaud Richard (l'Italien, le Suisse)
Caroline Ducrest (un Espagnol, une Poitevine, un laquais)
Julien Lubek (le maître à danser, Arlequin, le donneur de livre, un garçon tailleur)
Cécile Roussat (un garçon tailleur, une Espagnole, la siamoise de la vieille bourgeoise babillarde)
Flora Sans (Un Trivelin, un garçon tailleur, un laquais)
Gudrun Skamletz (Scaramouche, un garçon tailleur, un importun, un élève danseur)
Akiko Veaux (un Trivelin, un importun, un élève danseur)
Scenografia 
Adeline Caron
Costumi 
Alain Blanchot
Coreografia 
Cécile Roussat
Luci 
Christophe Naillet
Musiche 
Jean Baptiste Lully
Orchestra 
Le Poème Harmonique
Direzione d'orchestra 
Vincent Dumestre
Note 
Orchestra Le Poème Harmonique: François Saint-Yves: clavicembalo; Manuel De Grange, Massimo Moscardo: tiorba e chitarra barocca; Isabelle St-Yves, Sylvia Abramowicz: viola da gamba; Mélanie Flahaut, Stéphane Tamby: fagotto, flauto; Johanne Maître, Katharina Andres, Marc Perbost: oboe, flauto; Sandy Lhaïk : percussions. Orchestra Musica Florea (direttore artistico: Marek Štryncl): Agnieszka Rychlik, Simona Tydlitatova, Eleonora Machova, Martin Kalista, Adela Stajnochrova: violini; Jirina Strynclova Lydie Cillerova, Frantisek Kuncl, Ivo Anyz, Vojtech Semerad: contralti; Ondrej Stajnochr: violone; Marek Stryncl, Hana Flekova: violoncello