Essere (troppo) John Malkovich
Il ritorno al cinema di Liliana Cavani dopo nove anni segna anche il ritorno sullo schermo dell'ambiguo personaggio di Tom Ripley, figlio della penna di Patricia Highsmith.
Ambiguo e fascinoso criminale gentiluomo, Thomas Ripley era già stato portato sullo schermo da Wenders ne L'amico americano e appena tre anni fa da Anthony Minghella ne Il talento di Mr.Ripley.
Stavolta lo troviamo, dopo un passato di omicidi, ricettazioni e truffe, ritirato a vita privata in una splendida villa palladiana in compagnia della moglie violinista (Chiara Caselli). Apparentemente sazio della violenza del passato si divertirà, forse per noia o forse per il suo gusto sadico, a trascinare Jonathan (Dougay Scott), un tranquillo padre di famiglia, in un turbine di omicidi e guerre fra bande. Questo è il gioco di Ripley.
Come si suol dire, gli ingredienti per un buon risultato c'erano tutti: un'intrigante ambientazione tra Berlino, Vicenza e le ville palladiane, un interprete principale straordinario, una ricca produzione (e troupe) italo-inglese e una regista di valore. Eppure il film fallisce irrimediabilmente innanzitutto sul piano drammaturgico. La finalità del 'gioco' di Ripley non riesce a varcare i confini della mente di Ripley stesso, lasciando lo spettatore in balia di una climax di violenza che si trascina senza lucidità fino al tragico, ma poco chiaro finale.
Il tentativo di creare un affascinante rapporto "vittima-carnefice" tra il diabolico protagonista e l'innocente e traviato Jonathan non decolla. Troppo rozzamente caricati di significato i due personaggi e poco in palla anche gli attori per un confronto che si vorrebbe sottile e perverso: troppo isterico e sopra le righe Dougay Scott e troppo compiaciuto John Malkovich.
Già, John Malkovich: troppo a suo agio nel ruolo del seduttore gentiluomo e ancor più pericolosamente conscio del suo personale fascino, attraversa il film in una serie di mossette e sguardi da seduttore, cui alterna esplosioni di violenza da psicopatico, per una volta, davvero al limite del ridicolo.
Ambiguo e fascinoso criminale gentiluomo, Thomas Ripley era già stato portato sullo schermo da Wenders ne L'amico americano e appena tre anni fa da Anthony Minghella ne Il talento di Mr.Ripley.
Stavolta lo troviamo, dopo un passato di omicidi, ricettazioni e truffe, ritirato a vita privata in una splendida villa palladiana in compagnia della moglie violinista (Chiara Caselli). Apparentemente sazio della violenza del passato si divertirà, forse per noia o forse per il suo gusto sadico, a trascinare Jonathan (Dougay Scott), un tranquillo padre di famiglia, in un turbine di omicidi e guerre fra bande. Questo è il gioco di Ripley.
Come si suol dire, gli ingredienti per un buon risultato c'erano tutti: un'intrigante ambientazione tra Berlino, Vicenza e le ville palladiane, un interprete principale straordinario, una ricca produzione (e troupe) italo-inglese e una regista di valore. Eppure il film fallisce irrimediabilmente innanzitutto sul piano drammaturgico. La finalità del 'gioco' di Ripley non riesce a varcare i confini della mente di Ripley stesso, lasciando lo spettatore in balia di una climax di violenza che si trascina senza lucidità fino al tragico, ma poco chiaro finale.
Il tentativo di creare un affascinante rapporto "vittima-carnefice" tra il diabolico protagonista e l'innocente e traviato Jonathan non decolla. Troppo rozzamente caricati di significato i due personaggi e poco in palla anche gli attori per un confronto che si vorrebbe sottile e perverso: troppo isterico e sopra le righe Dougay Scott e troppo compiaciuto John Malkovich.
Già, John Malkovich: troppo a suo agio nel ruolo del seduttore gentiluomo e ancor più pericolosamente conscio del suo personale fascino, attraversa il film in una serie di mossette e sguardi da seduttore, cui alterna esplosioni di violenza da psicopatico, per una volta, davvero al limite del ridicolo.
Cast & credits
| Titolo
Il gioco di Mr. Ripley |
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| Origine
Italia / Gran Bretagna |
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| Anno
2002 |
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| Durata
110 minuti |
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| Colore | |
| Titolo originale
Ripley's game |
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| Soggetto
Dal romanzo omonimo di Patricia Highsmith |
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| Regia
Liliana Cavani |
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| Interpreti
John Malkovich (Tom Ripley) Dougray Scott (Jonathan Trevanny) Ray Winstonen (Reeves) Lena Headey (Sarah Trevenny) Chiara Caselli (Luisa Ripley) Sam Blitz (Matthew Trevanny) Evelina Meghnagi (Maria) Paolo Paoloni (Franco) Maurizio Luca (assistente di Franco) |
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| Produttori
Riccardo Tozzi / Rolf Mittweg / Camela Galano / Marco Chimenz / Russell Smith / Mark Ordesky |
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| Produzione
Cattleya / Baby Films |
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| Distribuzione
Fine Line Features |
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| Scenografia
Francesco Frigeri |
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| Costumi
Fotini Dimou |
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| Sceneggiatura
Charles McKeown, Liliana Cavani |
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| Montaggio
Jon Harris |
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| Fotografia
Alfio Contini |
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| Suono
John Rodda, Brian Simmons |
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| Musiche
Ennio Morricone |