Sognatori e perdenti
Il massiccio e apatico Milan (Johnny Hallyday) giunge a sera nella stazione di una piccola cittadina francese. Entrato in farmacia per trovare un'aspirina, gli si fa incontro il bizzarro e abitudinario professore in pensione Manesquier (Jean Rochefort), che lo invita a casa sua, offrendogli ospitalità per la notte. Milan è un ex stuntman in miseria che progetta di rapinare una banca locale di lì a tre giorni. Quel giorno Manesquier subirà una delicatissima operazione al cuore. Il loro incontro è per entrambi il momento di un bilancio degli anni vissuti, tre giorni in cui sognare una vita diversa: il pantofolaio che sogna di essere un avventuriero e viceversa. Ma il destino li attende ad un varco.
Sembrano usciti da un romanzo di Simenon il titolo e lo spunto di partenza del nuovo film di Patrice Leconte, alla base del quale sta un pensiero che deve aver colpito tutti prima o poi, quello di vivere una vita che non abbiamo avuto. Uno spunto minimo: la contrapposizione tra due caratteri opposti che viene sviluppata sui binari della commedia, a tratti irresistibile, grazie soprattutto a un Rochefort in grande forma nella parte del vecchietto che si tiene compagnia parlando da solo ed è colto da impulsi giovanilistici. Una regìa silenziosissima che fa affiorare piano piano un'ombra di rimpianto e fallimento sui due personaggi.
Un film breve, essenziale e molto divertente, per 3/4 del quale si ride in continuazione, eppure tutto sommato intimamente malinconico, illuminato tragicomicamente da due personaggi infelici e troppo in ritardo per ogni possibile svolta di vita. Fino allo splendido finale sognato, in una luce irreale, dove Manesquier e Milan si scambiano finalmente i ruoli.
Inespressivo, con un sorriso vagamente fesso e con gli occhi blu costantemente messi in risalto, persino Johnny Hallyday, la cui longevità e capacità di riciclarsi stupisce quasi più di quella del più anziano collega , è perfetto nella sua parte del perdente malconcio.
Sembrano usciti da un romanzo di Simenon il titolo e lo spunto di partenza del nuovo film di Patrice Leconte, alla base del quale sta un pensiero che deve aver colpito tutti prima o poi, quello di vivere una vita che non abbiamo avuto. Uno spunto minimo: la contrapposizione tra due caratteri opposti che viene sviluppata sui binari della commedia, a tratti irresistibile, grazie soprattutto a un Rochefort in grande forma nella parte del vecchietto che si tiene compagnia parlando da solo ed è colto da impulsi giovanilistici. Una regìa silenziosissima che fa affiorare piano piano un'ombra di rimpianto e fallimento sui due personaggi.
Un film breve, essenziale e molto divertente, per 3/4 del quale si ride in continuazione, eppure tutto sommato intimamente malinconico, illuminato tragicomicamente da due personaggi infelici e troppo in ritardo per ogni possibile svolta di vita. Fino allo splendido finale sognato, in una luce irreale, dove Manesquier e Milan si scambiano finalmente i ruoli.
Inespressivo, con un sorriso vagamente fesso e con gli occhi blu costantemente messi in risalto, persino Johnny Hallyday, la cui longevità e capacità di riciclarsi stupisce quasi più di quella del più anziano collega , è perfetto nella sua parte del perdente malconcio.
Cast & credits
| Titolo
L'uomo del treno |
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| Origine
Francia |
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| Anno
2002 |
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| Durata
90 min. |
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| Colore | |
| Titolo originale
L'homme du train |
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| Regia
Patrice Leconte |
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| Interpreti
Jean Rochefort (Manesquier) Johnny Hallyday (Milan) Jean-François Stevenin (Luigi) Charlie Nelson (Max) Pascal Parmentier (Sadko) Isabelle Petit-Jacques (Viviane) Edith Scob (la sorella di Manesquier) |
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| Produttori
Philippe Carcassonne Carl Clifton |
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| Produzione
Cine B |
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| Distribuzione
Pathé International |
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| Scenografia
Ivan Maussion |
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| Costumi
Anne Perier |
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| Sceneggiatura
Claude Klotz |
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| Montaggio
Joëlle Hache |
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| Fotografia
Jean-Marie Breujon |
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| Suono
Paul Laine, Dominique Hennequin, Jean Goudier |
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| Musiche
Pascal Esteve |