Surrealismo in scena
"Mahagonny - ricorda il regista, Daniele Abbado nel volume dedicato all'opera, edizione del Teatro Valli di Reggio Emilia - è un pezzo di teatro di altissimo livello, con un formidabile equilibrio tra pensiero politico e poetico, critica spietata, invenzione espressiva, ispirazione teatrale, ma anche sacrosanta ingenuità, crudezza": e la messa in scena di quest'opera, Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny, Ascesa e caduta della città di Mahagonny di Bertolt Brecht / Kurt Weill (1930), rispecchia con lucidità tale lettura, un mondo di non-realtà, assurdo, surreale, che pare formato da residui, relitti della memoria, una sorta d'anticipazione del post moderno, per le citazioni musicali, la geografia sconnessa, un "after day" dove vince l'assoluta casualità della sopravvivenza.

Riuscendo però, infine, attraverso quella parabola sconnessa, frantumata, fuori misura, a creare una speciale tensione comunicativa con il pubblico, che si riconosce con grande immediatezza nella riflessione finale, la libertà è solo di chi ha il denaro, di chi può comprare quanto desidera, inventando leggi e corrompendo, a Mahagonny come nell'universo intero. Non si può aiutare un uomo morto - ma neppure chi vive, in scena e tra il pubblico. Questa è la morale? Ma Daniele Abbado, Direttore Artistico de I Teatri di Reggio Emilia, particolarmente sensibile al tema della contemporaneità, su cui si è acceso più volte un vivo confronto in città, lavora in particolare sulle "situazioni", una sorta di sceneggiatura epica, per fotogrammi. Del resto i personaggi sono funzioni più che caratteri e la storia avanza in modo ellittico, astratto, un ironico gioco di montaggio, per le scene come per la musica, tra canti popolari e canzonette, parodie e pezzi concertati, jazz e recitativi, cori e citazioni bibliche. Belle le luci trasparenti, efficace in particolare il rigore formale della seconda parte.

Piacevole nell'insieme l'aspetto musicale e vocale, bravo in particolare Dale Duesing (Trinity Moses). La città, prima solo evocata con dei plastici, diviene periferia degradata, lamiere ondulate a segnare poveri confini. La frammentarietà sonora diverte ma non coinvolge, più fredda certo rispetto all'Opera da tre soldi, che però non è propriamente un'opera. La forza distruttiva della natura si rivela affine alla volontà dell'uomo tra continue metafore e un bruciante sottofondo d'amarezza. Particolarmente brechtiane le scene della boxe e del tribunale, così come l'azione finale, con tanti cartelli contraddittori, teatro nel teatro.

Riuscendo però, infine, attraverso quella parabola sconnessa, frantumata, fuori misura, a creare una speciale tensione comunicativa con il pubblico, che si riconosce con grande immediatezza nella riflessione finale, la libertà è solo di chi ha il denaro, di chi può comprare quanto desidera, inventando leggi e corrompendo, a Mahagonny come nell'universo intero. Non si può aiutare un uomo morto - ma neppure chi vive, in scena e tra il pubblico. Questa è la morale? Ma Daniele Abbado, Direttore Artistico de I Teatri di Reggio Emilia, particolarmente sensibile al tema della contemporaneità, su cui si è acceso più volte un vivo confronto in città, lavora in particolare sulle "situazioni", una sorta di sceneggiatura epica, per fotogrammi. Del resto i personaggi sono funzioni più che caratteri e la storia avanza in modo ellittico, astratto, un ironico gioco di montaggio, per le scene come per la musica, tra canti popolari e canzonette, parodie e pezzi concertati, jazz e recitativi, cori e citazioni bibliche. Belle le luci trasparenti, efficace in particolare il rigore formale della seconda parte.

Piacevole nell'insieme l'aspetto musicale e vocale, bravo in particolare Dale Duesing (Trinity Moses). La città, prima solo evocata con dei plastici, diviene periferia degradata, lamiere ondulate a segnare poveri confini. La frammentarietà sonora diverte ma non coinvolge, più fredda certo rispetto all'Opera da tre soldi, che però non è propriamente un'opera. La forza distruttiva della natura si rivela affine alla volontà dell'uomo tra continue metafore e un bruciante sottofondo d'amarezza. Particolarmente brechtiane le scene della boxe e del tribunale, così come l'azione finale, con tanti cartelli contraddittori, teatro nel teatro.
Aufstieg Und Fall Der Stadt Mahagonny

Cast & credits
| Titolo
Aufstieg Und Fall Der Stadt Mahagonny |
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| Sotto titolo
Ascesa e caduta della città di Mahagonny |
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| Data rappresentazione
13/02/2005 |
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| Città rappresentazione
Reggio Emilia |
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| Luogo rappresentazione
Teatro Valli |
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| Libretto
Bertolt Brecht |
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| Regia
Daniele Abbado |
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| Interpreti
Gabriella Sborgi Valentina Valente William Joiner Gianluca Floris George Mosley Lorenzo Muzzi Dale Duesing |
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| Produzione
Coproduzione Teatro dell'Opera di Roma, I Teatri di Reggio Emilia, Teatro Petruzzelli di Bari |
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| Scenografia
Giacomo Andrico |
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| Costumi
Giacomo Andrico |
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| Luci
Valerio Alfieri |
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| Musiche
Kurt Weill |
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| Orchestra
Teatro dell'Opera di Roma |
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| Direzione d'orchestra
Jonathan Webb |
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| Coro
"Claudio Merulo" di Reggio Emilia |
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| Maestro del coro
Franco Sebastiani |
Trama
Atto primo . Begbick, Trinity Moses e Fatty, inseguiti dalla polizia, fuggono con un autocarro diretti verso la Costa delloro. Bloccati da un guasto in una zona desertica, decidono di restare lì dove si trovano: essi stessi fonderanno sul posto una città delloro, la chiameranno Mahagonny e sarà un paradiso dove si potrà avere tutto: perché «gin e whisky, ragazze e ragazzi, questa è lessenza delloro». I tre malfattori organizzano unefficace propaganda ai pregi della vita nella loro città: come tante altre ragazze, Jenny e le sue sei compagne vi si trasferiscono per allietare la vita dei cercatori che nel frattempo affluiscono numerosi. Tra questi sopraggiungono Jim e i suoi amici, che si sono arricchiti dopo sette anni di duro lavoro in Alaska come tagliaboschi; Mrs. Begbick offre loro le ragazze e Jim sceglie Jenny. Ma presto nella città sopraggiunge la crisi economica. Jim contesta le già liberali leggi di Mahagonny: basta con i divieti, deve esservi permesso proprio tutto, anche soddisfare un desiderio folle come quello di mangiarsi il proprio cappello. Disgustato dalla falsità dellordine fondato sul denaro, Jim lo vuole sostituire con il caos di unanarchia senza freni: mette a nudo lipocrisia della comunità portandone la morale alle estreme, paradossali conseguenze. Per denaro, proclama Jim, qualsiasi sopruso e qualsiasi desiderio sarà dora in poi lecito: mangiare, bere, prostituirsi, fare a pugni sono i suoi quattro comandamenti fondamentali. Si annuncia intanto larrivo di un uragano che pare sul punto di distruggere la città. Il panico e lo sconforto provocati dalla notizia della fine imminente fanno sì che le proposte di Jimmy vengano accettate: al pensiero di una catastrofe sempre in agguato per distruggere ogni cosa, concordano tutti, tanto vale vivere come se si trattasse dellultimo giorno della nostra vita.
Atto secondo .Allultimo istante luragano cambia miracolosamente percorso: la città è salva. Ma le leggi di Jim sono rimaste in vigore e i suoi amici ne pagano gli effetti catastrofici. Jack si rimpinza di cibo sino a morirne, mentre Joe, sul quale Jim scommette tutti i suoi averi, è sconfitto e perisce in unimpari sfida pugilistica con Trinity Moses. Disperato, Jim invita Jenny e Bill a ubriacarsi. Con un tavolo da biliardo, unasta e un lenzuolo i tre fingono di trovarsi su una nave che veleggia verso lAlaska, nel patetico miraggio del ritorno alla vita da tagliaboschi. Ma lincantesimo svanisce bruscamente: Jim non ha di che pagare il conto delle bottiglie di whisky che si è scolato e nessuno, neppure Jenny, si offre di farlo; viene perciò gettato in prigione.
Atto terzo .Ai danni di Jim viene celebrato un processo-farsa: i giudici sono i suoi stessi accusatori, Mrs. Begbick e Trinity Moses. Il crimine commesso da Jim è il più grave che si possa immaginare per Mahagonny: aver sedotto Jenny e provocato la morte dellamico Joe sono peccati veniali in confronto a quello, imperdonabile, di trovarsi senza soldi. Solo la morte sulla sedia elettrica può lavare una simile vergogna, stabilisce la sentenza. Mentre la condanna viene eseguita, un incendio divora Mahagonny; in preda a una sorta di follia, gli abitanti sfilano in cortei di protesta con cartelli che si contraddicono a vicenda, ineggianti gli uni allordine gli altri alla libertà: la fine di Jim è anche quella della città.
Atto secondo .Allultimo istante luragano cambia miracolosamente percorso: la città è salva. Ma le leggi di Jim sono rimaste in vigore e i suoi amici ne pagano gli effetti catastrofici. Jack si rimpinza di cibo sino a morirne, mentre Joe, sul quale Jim scommette tutti i suoi averi, è sconfitto e perisce in unimpari sfida pugilistica con Trinity Moses. Disperato, Jim invita Jenny e Bill a ubriacarsi. Con un tavolo da biliardo, unasta e un lenzuolo i tre fingono di trovarsi su una nave che veleggia verso lAlaska, nel patetico miraggio del ritorno alla vita da tagliaboschi. Ma lincantesimo svanisce bruscamente: Jim non ha di che pagare il conto delle bottiglie di whisky che si è scolato e nessuno, neppure Jenny, si offre di farlo; viene perciò gettato in prigione.
Atto terzo .Ai danni di Jim viene celebrato un processo-farsa: i giudici sono i suoi stessi accusatori, Mrs. Begbick e Trinity Moses. Il crimine commesso da Jim è il più grave che si possa immaginare per Mahagonny: aver sedotto Jenny e provocato la morte dellamico Joe sono peccati veniali in confronto a quello, imperdonabile, di trovarsi senza soldi. Solo la morte sulla sedia elettrica può lavare una simile vergogna, stabilisce la sentenza. Mentre la condanna viene eseguita, un incendio divora Mahagonny; in preda a una sorta di follia, gli abitanti sfilano in cortei di protesta con cartelli che si contraddicono a vicenda, ineggianti gli uni allordine gli altri alla libertà: la fine di Jim è anche quella della città.