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Qualcuno in ascolto

di Franco Sepe
  Patrice Luchini e Sandrine Bonnaire
Data di pubblicazione su web 01/01/2005  
Che la nostra sia un'epoca dominata da un insaziabile bisogno di essere ascoltati, a prescindere dall'autorità che riveste colui che ascolta, o dalla sua capacità di rendersi partecipe delle altrui confessioni, è quanto sembra volerci ricordare Patrice Leconte con il suo ultimo film Confidences trop intimes.

Una donna scossa da una grave crisi coniugale, un commercialista abbandonato da sua moglie per uno scialbo sportivo tutto muscoli e poco cervello, uno scambio di porte necessario a dare l'avvio alla commedia degli equivoci. Anna (Sandrine Bonnaire) ha erroneamente fatto ingresso nello studio di un commercialista, e credendo di trovarsi al cospetto di uno psichiatra, dà voce alle intimità più toccanti - e imbarazzanti - della sua vita matrimoniale. Inizialmente l'uomo, un carattere mite e laconico, non riesce a far presente alla donna l'equivoco in cui essa è incorsa; poi, con il tempo, il colloquio diventa un'abitudine e si protrae persino di fronte alla rivelazione del qui pro quo, che però non ha la forza di correggere la rotta ai fini esclusivi della psicoterapia, lasciandovi sopravvivere accanto, in una sorta di "azione parallela", quel parlare cordiale e disinteressato.

Sandrine Bonnaire

 
In altre parole Anna, riavutasi dall'abbaglio, sa adesso (o meglio lo aveva da sempre saputo) di aver imboccato l'uscio giusto, e tuttavia sente il bisogno di affiancare alle sedute dall'analista gli incontri con William (Fabrice Luchini), che sembrano quasi aspirare a prendere il posto che di rigore spetterebbe a quelle. Ciò che accomuna William all'analista, di cui è curioso di fare la conoscenza e che arriva persino a frequentare e a mettere a parte della strana relazione con la donna (di cui nel frattempo è timidamente innamorato), è la discrezione e il silenzio nei confronti di quella.

Ma le reticenze del commercialista non sono di natura professionale, ed è quel suo modo di tacere sul proprio passato - sono i giocattoli meccanici, costantemente aggiornati, sulla mensola dello studio, a raccontare il suo passato - e di non fare mai parola della sua solitudine e infelicità di uomo separato, a spingere la donna a ricercare, più di ogni altra ancora, quella presenza. D'altro canto la tenuta di William, pur fatta di fragili speranze e occasioni regolarmente mancate, è ammirevole. E anche quando finalmente è di scena il marito di lei, con i suoi sospetti infondati e le minacce, William sa ben contenere l'umiliazione; perciò se esplode con Anna, o si abbandona a qualche marginale volgarità, è solo perché indirettamente istigato dallo psichiatra e (direttamente) da suo marito.

Patrice Luchini

 
Qualche fugace colpo di scena sembra mettere in serio pericolo i loro rendez-vous, ma gli addii non arrivano mai a diventare definitivi, e a ciascuno dei due riesce sempre di recuperare l'altro a questa relazione non vincolata dall'amore ma da una tenerezza, appena intuibile nella donna, in William mal dissimulata. Finché Anna, trovata la forza per separarsi dal marito e dal senso di colpa per averlo reso zoppo a causa di una manovra automobilistica errata, non decide di far ritorno ai luoghi adorati dell'infanzia. Ma a questo punto William, sfruttando il pretesto dell'accendino paterno da lei smarrito nello studio, giunge a rintracciarla e a convocarla nella loro sede naturale. E allora, vinto l'iniziale imbarazzo, tutto ricomincia: Anna si sdraia sul divano e accende la sigaretta, lui resta in ascolto a dovuta distanza. Poi la scena di colpo si fa muta; l'inquadratura li riprende dall'alto e così osserviamo stupiti un William rimpicciolito accendersi (anche lui) una sigaretta, accompagnare gesti a parole che non udiamo eppure percepiamo come accorate e sincere; lo vediamo infine più disinvolto sistemarsi in un angolo del divano e aprirsi a quello che ha tutta l'aria di diventare un autentico dialogo. Se la Bonnaire è ammirevole nell'interpretare il personaggio della donna stremata ma desiderosa di tornare a vivere nel conforto della parola, fosse pure quella fatta riverberare sui silenzi dell'altro, Fabrice Luchini, abituato finora ai ruoli comici, si rivela un campione dell'inibizione al naturale, puntando sulla delicatezza e sensibilità, cioè proponendo una recitazione priva di quegli accenti che la commedia cinematografica suole comunemente riconoscere, spesso esaltando o deformando oltre misura, a certi caratteri. E peccato che un film così riuscito in tutte le sue parti, nonostante le previsioni dei giornalisti e del pubblico che lo indicavano tra i favoriti della competizione, alla Berlinale non abbia ricevuto la benché minima menzione.



Confidenze troppo intime
cast cast & credits
 

Locandina
 

[prima pubblicazione su drammaturgia.it febbraio 2004, 54 Festiavl di Berlino]







 
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