Le radici del male

di Fabio Tasso

Data di pubblicazione su web 10/05/2004

Malcolm McDowell
Nel 1994 David Grieco, nipote di Ruggero Grieco, tra i fondatori e poi segretario del Partito Comunista Italiano, pubblicò Il comunista che mangiava i bambini, la storia di un serial killer sanguinario e schizofrenico, autore di oltre cinquanta delitti, ambientata nell'Unione Sovietica della Perestrojika e ispirata alla vicenda (vera) di Andrei Chikatilo, pluriomicida cannibale condannato a morte nel 1992.

Evilenko è la trasposizione cinematografica di questo romanzo, diretta dallo stesso Grieco e affidata, per la parte del maniaco, a un attore consumato come Malcolm McDowell, già avvezzo a ruoli di questo genere (Caccia sadica, Arancia meccanica, Il bacio della pantera). Evilenko si configura quindi come una delle pochissime opere cinematografiche di derivazione letteraria tratte da un romanzo scritto dallo stesso regista. Ciò è immediatamente avvertibile leggendo Il comunista che mangiava i bambini; fin dall'inizio, le differenze sono minime, non solo nei dialoghi, che anche nel romanzo sono tesi e serrati, esemplarmente cinematografici, e sono quindi riportati in modo quasi integrale, ma anche e soprattutto nella successione delle sequenze.

Evilenko racconta l'odissea di una mente malata e gli agghiaccianti delitti di cui si macchia il "Mostro di Rostov", e il lavoro tenace e instancabile di un ispettore di polizia, padre di famiglia e comunista modello, che indaga sugli omicidi fino all'arresto finale del colpevole, per il quale arriverà a mettere a repentaglio la propria carriera. È un film inquietante e cupo, un tentativo di entrare nelle dinamiche più oscure della mente umana per arrivare a comprendere le cause della sua perversione. Ma è anche una spietata disamina storica su una società e sulla sua capacità, ugualmente perversa, di canalizzare i destini individuali verso un fine predeterminato.


Malcolm McDowell

 
La follia e la schizofrenia, sembra voler affermare Grieco, derivano dalla società stessa, anzi dalla sua degenerazione, e sono le condizioni esterne a formare la mente di un individuo e a spingerlo a diventare un maniaco omicida. È, in sostanza, la stessa teoria di American Psycho di Bret Easton Ellis, nel quale il mondo fulgido e scintillante (solo in apparenza, in realtà vuoto e squallido) del decennio reaganiano nauseava a tal punto il rampante Patrick Bateman da spingerlo a commettere i più efferati delitti. Anche Evilenko, quindi, è probabilmente più il fermo-immagine di un'epoca, dei suoi sconvolgimenti, delle sue lacerazioni, del crollo di un'ideologia che per oltre settant'anni ha strutturato un paese e la sua gente, che la storia di un serial killer in senso classico.

Siamo lontani, quindi, da Il silenzio degli innocenti; nonostante Andrej Romanovic Evilenko abbia notevoli (e terrificanti) punti di contatto con Hannibal Lecter, nel film di Jonathan Demme (e nel romanzo di Thomas Harris) ciò che conta sono soprattutto la personalità perturbata del serial killer e il suo rapporto morboso di attrazione-repulsione nei confronti dell'agente di polizia. Ciò che accade all'esterno è solo un pallido riflesso della mente malata dell'assassino o una conseguenza del suo modo di agire che genera proseliti.

In Evilenko, invece, la prospettiva sembra ribaltarsi; il dualismo tra criminale e poliziotto esiste, certo, e anzi la sua importanza nell'economia narrativa è manifesta nel confronto finale, vera e propria "messa a nudo" (in senso letterale e metaforico) del rapporto tra le due figure carismatiche, ma non è il nodo centrale del film. Questo sta nell'analisi di una società e di un trapasso storico, di un modello politico-sociale-economico che cade a pezzi e i cui rappresentanti, perfino i più pervicaci, com'è Evilenko, sono costretti a cedere il passo al nuovo che avanza.


Malcolm McDowell

 
Ed è significativa, pertanto, la presa di distanza da ogni forma di spettacolarizzazione degli omicidi, in un film che suggerisce più che mostrare e nel quale ciò che non vediamo è importante quanto (e forse di più) di ciò che vediamo. Fondamentale anche, nella struttura narrativa come nel gioco di rapporti di forze tra i personaggi, la figura dello psicanalista che aiuta il poliziotto nelle indagini; un omosessuale e pedofilo, un individuo diverso e asociale come lo è Evilenko ma che, grazie alla razionalità e alla scienza, riesce a salvare se stesso dal tracollo sociale, anche se non dalla morte, e a fornire l'esegesi di una società e delle sue contraddizioni, la più orrenda delle quali è proprio la follia di Evilenko.

E a questo proposito va reso merito a Malcolm McDowell per aver saputo interpretare con maestria un personaggio complesso e non facile. Una recitazione fredda e controllata, la sua, eppure in grado di trasmettere con un impatto visivo e drammatico sconvolgente l'alienazione e l'allucinante fame di morte che avvolge Evilenko, soprattutto grazie allo sguardo magnetico (ricordate il primissimo piano che apre Arancia meccanica?), alla postura e più in generale ai movimenti (andatura dinoccolata, braccia e mani dietro al corpo ma pronte a scattare in avanti). La presenza di McDowell aggiunge al film una qualità altrimenti irrecuperabile, e fa entrare di diritto il personaggio nel novero dei più temibili e realistici serial killer della storia del cinema.


Cast & credits

Titolo 
Evilenko
Origine 
Italia
Anno 
2003
Durata 
106
Formato 
35mm
Colore 
Regia 
David Grieco
Interpreti 
Malcolm McDowell
Marton Csokas
Frances Barber
Ronald Pickup
Vernon Dobcheff
John Benfield
Produttori 
Mario Cotone
Produzione 
Pacific Pictures
Distribuzione 
Mikado
Scenografia 
Nello Giorgetti
Costumi 
Agata Cannizzaro
Sceneggiatura 
David Grieco
Fotografia 
Fabio Zamarion
Suono 
Dolby Digital
Musiche 
Angelo Badalamenti