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Omaggio ai padri

di Gabriella Gori
  Sogni e Miti - La Création du Monde
Data di pubblicazione su web 24/11/2003  
Tradizione e innovazione sono i principi che ispirano la poetica di Giorgio Mancini, il coreografo abruzzese che da settembre 2003 è alla guida di MaggioDanza, il corpo di ballo del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino. Nessuna meraviglia dunque se in Sogni e Miti, il trittico da lui ideato per la compagnia e applaudito al Teatro Goldoni di Firenze, un capolavoro romantico come Les Sylphides di Michel Fokine (1909) vada a braccetto con gli innovativi L'Après Midi d’un Faune di Vaslav Nijinsky (1912) e La Création du monde di Jean Boerlin (1923). Considerati tutti il frutto di un’avanguardia che seppe, grazie ai Ballets Russes (1909-1929) di Sergej Djaghilev e ai rivali Ballets de Suédois (1920-1925) di Jean Boerlin, rivoluzionare il balletto con l'equilibrio tra coreografia, musica, scenografia, e favorire la collaborazione tra artisti del calibro di De Chirico, Picasso, Matisse, Baskt, Stravinskj, Satie, Ravel, Fokine, Nijinskij.

Nessuna meraviglia neppure per la scelta dei titoli, in perfetta sintonia con gli attuali e graditi repechages dell'era diaghileviana che costellano le programmazioni dei teatri italiani con gli spettacoli dedicati a Fokine e Nijinskij dal Balletto dell’Opera di Roma o gli attesissimi Ballets Russes del Kirov-Marijnskij al Regio di Torino ad aprile 2004 e il Nijinskij di John Neumeier con l'Hamburg Ballet a Reggio Emilia Danza Festival a maggio. Tutto nella norma insomma se non fosse per l'inverarsi in Sogni e Miti di quella che Mancini chiama "l'attualizzazione dei classici", una particolare operazione artistica che gli consente di rispondere, nel solco della trazione, ai canoni della modernità e di essere "un classico di oggi".
Les Sylphides
Les Sylphides


E' questa la novità della ripresa delle Silfidi di Fokine, una creazione in cui il coreografo, scegliendo la fedele ricostruzione di Lola Davila, si è riservato il compito di "attualizzarla" nell’allestimento e nei costumi, compiendo un'opera di "pulitura" estetica dell'originale 'fokiniano' e puntando all’essenzialità delle linee dei bianchi tutù, sino alla sostituzione della pittoresca ambientazione boscosa con un sapiente gioco di luci. Il neodirettore di MaggioDanza ha lasciato alla danza pura, ovvero a quello che lui chiama "il movimento dell'anima che diventa movimento del corpo", il compito di volteggiare sui preludi, i notturni, i valzer di Chopin, e di rappresentare la reverie amorosa del Poeta (Umberto De Luca in corpetto nero, pantaloni e camicia chiari) nel regno inconsistente ed etereo delle Silfidi.

E se l'ossequio al ballet blanc si è visto nella élevation, nelle posizioni della braccia en couronne, nei morbidi e delicatissimi balancés, negli aggraziati épaulemets, nella tecnica ferrea dei piqués in attitude, (inevitabile è stato correre col pensiero al maestro Enrico Cecchetti che forgiò Anna Pavlova, Tamara Karsavina, Vaslav Nijinskij, punte di diamante dei Ballets Russes e formidabili interpreti de Les Sylphides), la modernità è apparsa nella capacità di trasformare il balletto romantico di Fokine in un balletto da camera dal forte afflato intimista, perfettamente a suo agio nell'esiguo spazio del palcoscenico e nell'atmosfera ovattata del Teatro Goldoni.

Al pianoforte Francesco Novelli ha dimostrato di conoscere bene non solo i chiaroscuri di Chopin ma anche quelli dei danzatori e ha accompagnato le loro evoluzioni con consumata maestria. A Umberto de Luca, coreuta dotato di un naturale ballon, è mancata la leggerezza nelle discese dai grandi e piccoli salti, nonostante la precisione delle chiusure in quinta, mentre brava è stata Paola Vismara, per carisma e tecnica, deliziosa Sabrina Vitangeli, impeccabile e luminosa Letizia Giuliani nel pas de deux, e anche il corteggio delle Silfidi ha dato buona prova di sé.
La Création du monde
La Création du monde


Il "quadro coreografico" che, in dodici minuti, racconta la storia del fauno sorpreso a corteggiare, in un assolato pomeriggio d'estate, sette Ninfe a possederne metaforicamente una, adagiandosi sul velo che lei ha lasciato cadere, ha avuto la sua apoteosi in Eric Vu An. La stella francovietnamita amata da Béjart, Nureyev, Polyakov, e rapita alla danza da Bernardo Bertolucci per il ruolo del misterioso berbero nel film Un tè nel deserto. Spartiacque tra il prima e il dopo nella storia della danza e del balletto, L’Après midi d’un faune è stato riproposto da Vu An nella coreografia originale di Nijinskij che, all'epoca del debutto con i Ballets Russes, scandalizzò per la provocazione erotica e il rifiuto dei principi della danse d'école (cinque posizioni e en dehors) e si ispirò alla pittura vascolare dell'Ellade arcaica sull'esempio di Isadora Duncan.

Nell'incanto della musica di Debussy e dell'originale scenografia di Bakst, un lago circondato da alberi e una collinetta davanti alla quale interagiscono la divinità campestre e le sette ninfe, in vesti plissettate, parrucche dorate e piedi nudi, il fauno del divus Nijinskij è tornato alla vita nelle sembianze di Vu An, che ne ha accentuato il fascino ferino e misterioso. L'étoile, fasciato dalla leggendaria tuta pezzata, ha saputo esprimere tutta la carica erotico-sensuale racchiusa in movimenti piccoli, intesi, scattosi, e il breve duetto con la ninfa Antonella Cerreto è risultato di grande effetto. Anche Bruno Milo, alternatosi ad Eric nel ruolo principale, ha confermato la sua indubbia professionalità ma impari è stato il confronto con Vu An.

A chiusura della serata La Création du monde di Jean Boerlin, riportata alla luce grazie a due "archeologi della danza" animati da rigore filologico, la coreografa Millicent Hodson e lo storico dell'arte Kenneth Archer (a loro è da ascrivere anche il recupero della Sagra della Primavera di Nijinskij), è stato il degno corollario di Sogni e Miti. Messo in scena dai Ballets de Suédois e definito "ballet nègre" per il racconto di un'inedita creazione africana del mondo, in cui la mitologia afro trova il suo corrispettivo nella cosiddetta "art négre", La Creazione del mondo fin dalla sua prima apparizione rappresentò un unicum e chiamò a raccolta il pittore Fernad Léger, il musicista Darius Milhaud e il coreografo Jean Boerlin


 
La Création du monde
La Création du monde


Grazie alla Hosdon e ad Archer è stato possibile riscoprire un balletto davvero originale rispetto al quale lavori spacciati oggi per grandi novità, non sono altro che stanchi epigoni di un déjà vu. Dal caos primigenio di una scenografia a caratteri cubisti in cui predomina l'ocra, il colore accecante del sole nel deserto, tre figure gigantesche dai tratti ebano creano animali, insetti, uccelli, il primo uomo, la prima donna, in una sorta di primavera della vita, esaltata dalle sonorità jazz e dai ritmi africani della partitura di Milhaud.

Vero deus ex machina è la danza perché, se è vero che parlare di coreografia in senso proprio è un po’ forzato, a causa dei costumi-gabbia che limitano lo spazio di manovra degli interpreti, è corretto invece parlare di movimento danzato in quanto è proprio l'arte tersicorea a trasmettere il soffio vitale alle creature aborigene. Ominidi, volatili, testuggini, popolano la scena e alla fine la trionfale discesa in platea dei protagonisti, che si tolgono le armature facciali e rivelano la loro identità, trascina il pubblico in un tripudio di gioia e applausi.

Sogni e Miti, MaggioDanza 2003


Les Sylphides
cast cast & credits
 


L'Aprés Midi d'un faune
cast cast & credits
 


La Création du monde
cast cast & credits
 



L'Aprés Midi d'un faune
L'Aprés Midi d'un faune


 


 

Foto: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Gianluca Moggi, New Press Photo Firenze.


 
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