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Scacco Matto

di Constance Rivière
  Rois et reine
Data di pubblicazione su web 10/09/2004  

Nel suo nuovo film Rois et reine Arnaud Desplechin riscopre e rianalizza alcuni dei temi che già aveva esplorato nei suoi film precedenti: il tema della morte e della malattia ne La Sentinelle (1991), quello dei destini d'amore incrociati in Comment je me suis disputéůma vie sexuelle (1996, inedito in Italia), e infine la ricerca spasmodica di libertà in Esther Kahn (2000). Anche per i ruoli principali si affida a due dei suoi interpreti preferiti, Mathieu Amalric, nel ruolo di Ismaël Vuillard, ed Emmanuelle Devos in quello di Nora Coterelle. Da notare anche le interpretazioni, di notevole ambiguità, di Catherine Deneuve nel ruolo della psichiatra sadica e di Hyppolite Girardot in quello dell'avvocato tossicomane.

Mathieu Amalric e Catherine Deneuve

 

Il regista filma due destini paralleli. Inanzitutto quello di Nora, che nel corso di una visita al padre scrittore scopre che questi è malato di cancro, e decide di assisterlo nei suoi ultimi giorni. Sola al fianco del padre morente, si immerge in un mondo di ricordi, un mondo nel quale i suoi "re" vanno e vengono intorno a lei: il suo primo amante, mortogli sotto gli occhi prima della nascita del loro figlio, il legame tra Ismael e suo figlio, l'incontro con il futuro marito, ed infine, raccontata tramite una lettera che suo padre le ha lasciato, l'ambigua relazione col genitore. Tutti "i suoi re" che l'adorano e la detestano, che ne divengono pazzi o che ne muoiono.

Sull'altro filo, montato in parallelo, troviamo le vicende dell'ex marito di Nora, Ismael appunto. Questi, rinchiuso per errore in un ospedale psichiatrico, o piuttosto rinchiusovi in seguito alla richiesta di un misterioso sconosciuto, con il beneplacito dei suoi cari che lo credono pazzo davvero, dissolve nel burlesco le frontiere tra follia e normalità.

La comicità delle situazioni nelle quali Mathieu Amalric coinvolge lo spettatore contribuisce molto alla qualità del film, in un'interpretazione che lo conferma uno degli attori francesi più dotati della sua generazione. Il suo personaggio non è solamente folle, assurdo o isterico; egli dimostra anche una grande sincerità nel corso di una magnifica scena che racconta il suo incontro con Nora.

Questi due destini paralleli non si incontrano che una volta, quando Nora domanda al suo ex-marito di adottare il figlio avuto dal suo primo amore poi scomparso. Questa scena contribuisce ad un rovesciamento delle apparenze che è un tema costante di tutto il film: è proprio ad Ismaël, giudicato pazzo dai suoi vicini, che Nora affida la responsabilità più grande, quella di crescere suo figlio se ella dovesse morire. Sconvolgente è allora la sincerità mostrata da Ismael nello spiegare al figlio di Nora perché egli non può adottarlo, perché non può niente per lui, perché non deve mentirgli.

La bellezza del film risiede proprio nella finezza con cui Arnaud Desplechin mescola burlesco e tragico, fiaba e dramma antico, amore e morte. Al di là di un montaggio di vite parallele, ne viene tessuto uno di sentimenti. Con uno di questi a dominare la scena, cioè la paura: paura della morte (per colui che muore, il padre, ma anche per chi lo veglia), paura della solitudine, paura della follia dell'altro, infine paura della propria stessa pazzia. Ma questi timori non hanno niente di macabro e sono dominati da una forza che a tratti si confonde con l'egoismo, oppure sono travestiti da uno humour che sfiora la follia. Il legame con l'altro è sempre, comunque, più forte della paura dell'altro. Ed allora i personaggi si incrociano, come su una scacchiera, nella quale la regina è sempre vincitrice e guarda cadere, uno ad uno, i suoi re, i suoi pedoni ed i suoi fanti.




Rois et reine
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