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Lettera aperta al sindaco di Roma

a cura di Laura Bevione
 
Data di pubblicazione su web 19/07/2001  
Ho deciso di aderire all'iniziativa Un teatro pubblico alla drammaturgia contemporanea - Lettera aperta al sindaco di Roma Walter Veltroni, con la quale non si può non essere d'accordo. Vorrei, tuttavia, aggiungere qualche suggerimento al fine di rendere la proposta più concreta ed efficace, avvicinandola realmente al citato modello del Royal Court di Londra. Qui, e fin dai tempi della English Stage Company di George Devine (negli anni Cinquanta), è in uso la pratica delle mises en espace ovvero delle letture informali di testi ancora in fase di elaborazione, il tutto nella saletta upstairs appositamente pensata per questo.

L'India, in quanto spazio non strutturalmente "predeterminato" e anzi assai flessibile, consentirebbe di "ritagliare" luoghi da adibire a questa funzione, che permetterebbero la costruzione di un laboratorio permanente di elaborazione, dibattito e confronto per la nuova drammaturgia italiana. Sono convinta, infatti, che l'India possa diventare non solo un luogo in cui ospitare la fase finale di creazione del testo, vale a dire la sua messa in scena, bensì lo spazio in cui sperimentare e valutare passo dopo passo la reale efficacia drammaturgica del lavoro. Lo spazio, insomma, nel quale drammaturgo, attori e registi possono confrontarsi costantemente.

Lettera aperta al sindaco di Roma Walter Veltroni

Un teatro pubblico alla drammaturgia contemporanea

Caro Sindaco siamo un gruppo di autori teatrali, e Le scriviamo per rivolgerLe una richiesta e segnalarLe al tempo stesso quella che a nostro avviso è una grave carenza per una città come Roma. Come Lei sa, la drammaturgia italiana ha conosciuto in questi anni, e più precisamente in quest'ultimo decennio, un periodo di rinnovata vitalità; molti nuovi autori hanno cominciato a produrre, nuovi testi sono andati in scena, talvolta con successo, e non solo nei piccoli spazi, ma anche nei grandi teatri; si sono messe in luce tendenze molto differenziate ma per vari motivi interessanti.

(...)

A questo fermento, però, spesso non ha corrisposto un adeguato interesse, nè un adeguato supporto, da parte delle istituzioni

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La programmazione dei Teatri Stabili - che, in quanto teatri pubblici, dovrebbero farsi carico in modo preponderante della nuova drammaturgia - continua ad essere basata in grandissima parte sul repertorio. In questa situazione asfittica, diventa particolarmente pesante l'anomalia di Roma rispetto alle altre capitali europee: e cioè la totale assenza, nella nostra città, di uno spazio che si occupi esclusivamente della produzione e della diffusione della drammaturgia italiana contemporanea.

L'esempio europeo più significativo in tal senso è quello del Royal Court di Londra, in cui vengono allestiti più di quaranta nuovi testi all'anno, che vengono poi adeguatamente promossi anche all'estero, con i risultati che vediamo, cioè quelli di un vero e proprio rinascimento della drammaturgia inglese. Riteniamo che uno spazio di questo tipo sia indispensabile anche a Roma, e che debba essere uno spazio pubblico, uno spazio del Comune.

(...)

Quello che abbiamo in mente è una sorta di laboratorio permanente, in cui gli autori possano verificare i loro lavori sulla scena insieme agli attori, anche sotto forma di work-in-progress, e cioè in vari stadi di approfondimento, per poi sfociare in vere e proprie messe in scena.

(...)

In attesa di una Sua risposta, e fiduciosi che possa essere positiva, Le facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro.




 
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