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Maddalena Giovannelli

Aristofane nostro contemporaneo. La commedia antica in scena oggi


Roma, Carocci, 2018, 129 pp., euro 14
ISBN 978-88-430-8897-3

Un libro denso nel contenuto e fluido nello stile. Breve e documentato. È apprezzabile il lavoro della giovane ricercatrice Maddalena Giovannelli.

Il focus dell’indagine è la commedia di Aristofane: un oggetto di studio multidisciplinare (letterario-filologico, performativo, politico, storico) che l’autrice ha il merito di inquadrare nell’ampio contesto del teatro greco comico e non solo. Sono infatti numerosi i riferimenti alla tragedia.

Il metodo è dichiarato apertis verbis nell’introduzione: «il ritorno al testo antico alla luce di nuove categorie, nuove tendenze artistiche e nuovi studi capaci di rischiarare zone d’ombra dell’originale» (pp. 9-10). È il movimento inverso rispetto all’avvicinamento del mondo classico al presente e al tentativo di individuare nel teatro antico chiavi esegetiche della contemporaneità. Lo studio si pone programmaticamente nella prospettiva dei performance studies che propongono l’analisi del dramma antico alla luce dello spettacolo contemporaneo. Presupposto imprescindibile: una solida conoscenza delle specificità della comunicazione teatrale che Giovannelli dimostra di possedere. Il risultato è una sintesi chiara sia delle peculiarità della commedia antica sia delle sue eredità sulla scena di oggi, sulla scia dei molteplici studi di Martina Treu (e.g. Il teatro antico nel Novecento, Roma, Carocci, 2009). 

La trattazione affronta i problemi legati allo spazio con particolare attenzione alle indicazioni sceniche e alla porta (pp. 15-52); la partecipazione attiva dell’attore e del pubblico nell’ambito della drammaturgia aristofanea (pp. 53-89); le traduzioni e le riscritture di Aristofane (91-108).

La raccolta delle cosiddette “didascalie sceniche” presenti in Rane, Acarnesi, Uccelli e Donne al parlamento (pp. 20-25) ne evidenzia la complessiva esiguità. È infatti il “linguaggio figurale” aristofaneo che amplifica la fruizione multisensoriale della commedia. Opsis inclusa. È propriamente riferibile anche alla commedia archaia la “scenografia verbale” intesa da Masolino D’amico come il mezzo del teatro elisabettiano con il quale «si “creava” nella fantasia del pubblico l’ambiente necessario all’azione» (Scena e parola in Shakespeare, Torino, Einaudi, 1974, p. 7).

Lo spazio caleidoscopico aristofaneo è difficilmente realizzabile in scena, ieri come oggi. Si pensi alle diverse tappe del viaggio fino all’approdo nel regno degli Inferi nelle Rane. Per questo motivo «particolarmente felice risulta la scelta di una scena scarna, antinaturalistica, con pochi elementi che permettano […] un’agile risemantizzazione» (p. 29). Efficace la scena astratta, fortemente geometrizzata a cura di Alberto Favretto per l’allestimento della commedia aristofanea con la regia di Teatro Due (2011; cfr. la foto p. 31). 

La porta intesa non solo come varco di accesso agli ambienti interni e domestici (spazio retroscenico) ma anche come veicolo evocativo di luoghi non visibili e fantastici (spazio extrascenico) è stata indagata già in passato da Giovannelli (Lo spazio scenico oltre la porta. L’uso della facciata scenica nel teatro di Aristofane, «Dionysus ex machina», II, pp. 88-108). A questo proposito è apprezzabile la soluzione adottata da Antonio Latella nel suo spettacolo Nuvole prodotto dal Teatro Stabile dell’Umbria (2009). La scenografia, a cura di Emanuela Annecchino, prevedeva quale unico elemento una porticina utilizzata di volta in volta come Pensatoio o come casa di Socrate (foto p. 51).

Merita attenzione il terzo capitolo dedicato all’attore. La mimesis comica è definita antimimesis poiché «discontinua, intermittente, pronta a negare sé stessa con la complicità del pubblico e a superare lo stretto perimetro della rappresentazione» (p. 61). Per questi caratteri l’attore della commedia antica è ritenuto l’antenato di molti comici moderni e contemporanei: Ettore Petrolini, Antonio De Curtis, Eduardo De Filippo, Dario Fo.

Riuscita l’interpretazione di Salvo Ficarra e Valentino Picone di Dioniso e del servo Santia nelle Rane andate in scena a Siracusa nel 2017. È efficace la sovrapposizione tra i ruoli dei due comici nelle gag televisive (prepotente il primo e remissivo il secondo) e i personaggi aristofanei. Non solo. Durante lo spettacolo si alternavano il prosopon comico e il volto degli attori noto al grande pubblico con il tipico procedimento metateatrale che Aristofane, come è noto, insegnò al teatro occidentale.

Eppure la metateatralità aristofanea non è pienamente espressa sulle scene contemporanee. Permane da un lato la resistenza dei registi a instaurare con gli spettatori un rapporto di comunicazione diretta, dall’altro la scarsa disponibilità del pubblico a lasciarsi assorbire dalla performance. A questa frattura si aggiungano le difficoltà di rappresentare oggi alcuni aspetti delle commedie di Aristofane: i linguaggi tecnici, le allusioni politiche ma soprattutto la parodia comica dei fenomeni culturali e letterari dell’epoca. Basti citare gli insegnamenti sofistico-socratici derisi nelle Nuvole oppure la contesa tra Eschilo ed Euripide nelle Rane. Pochi sono gli esempi di trasposizioni riuscite di tali parodie. Calzante è il riferimento di Giovannelli al film Totò contro Maciste (1962) in cui De Curtis deride il celebre protagonista del genere peplum.

In merito alle traduzioni di Aristofane, tema affrontato nel quinto capitolo, vale quanto disse a suo tempo Edoardo Sanguineti: «in Italia le traduzioni teatrali, specie di testi classici, sono sempre state segnate da un alto tasso di letterarietà» (Teatro antico: traduzioni e ricordi, Milano, BUR, 2006, p. 14). Ancora oggi le traduzioni delle commedie antiche presentano imponenti apparati di note in cui gli ingranaggi comici sono smontati a favore della comprensione analitica del testo. Tali edizioni sono adottate acriticamente dalla maggior parte delle compagnie italiane che ne traggono poi un copione. Sarebbe invece opportuno che il regista si avvalesse della collaborazione di un drammaturgo o di un traduttore specialista. L’unico caso di efficace lavoro di équipe a livello nazionale è, allo stato attuale, quello dell’INDA.

Concludendo, il volume è una sintesi utile per lo specialista di antichità classica nonché uno strumento agile di lavoro per i registi che si accingono a mettere in scena Aristofane.



di Diana Perego


La copertina

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