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Theaterheute, Nr. 4, April 2016


72 pp., euro 14
ISSN 0040 5507

Questo numero si apre con la consueta rubrica Aufführungen, in cui si raccolgono le recensioni degli spettacoli più importanti recentemente prodotti nei paesi dell’area tedesca. Si inizia con due allestimenti berlinesi che condividono il tema delle paure della società contemporanea. In Ein Käfig ging einen Vogel suchen, in scena al Deutsches Theater, il regista Andreas Kriegenburg, coadiuvato da Juliane Koepp, costruisce una drammaturgia ispirata a Prozess di Kafka e la affida all’interpretazione di Bernd Moss, Jörg Pose, Elias Arens, Natali Seelig e Moritz Grove. Nello stesso teatro si è assistito alla messinscena di Borgen, ricavato dall’omonima popolare serie televisiva secondo l’adattamento e la regia di Nicolas Stemann, che sceglie un taglio di critica alla politica economica della cancelliera Merkel. Alla Volksbühne Christoph Marthaler si è occupato di Hallelujah (Ein Reservat) con Tora Augestad, Raphael Clamer e Hildegard Alex applauditi protagonisti.

Meritano attenzione anche le proposte provenienti da Amburgo a partire da Schnee al Thalia Theater. Tratto dall’omonimo romanzo di Orhan Pamuk, trasferito in scena per la regia di Lars-Ole Walburg, lo spettacolo approfondisce gli aspetti storici e politici di questo thriller ambientato in Turchia e consegnato alle competenze di Thomas Niehaus, Marie Löcker, Sebastian Zimmler, Tilo Werner, Pascal Houdus e Steffen Siegmund. Si parla della crisi dell’euro nella rielaborazione drammaturgica operata da Stefan Pucher nel beckettiano Warten auf Godot recitato in modo crudo e asciutto da Jens Harzer, Mirco Kreibich, Jörg Pohl e Oliver Mallison. Con The King’s Wives di Armin Petras ci si trasferisce allo Staatstheater di Stoccarda: una storia tormentata con sei vedove, inquietanti protagoniste, e un uomo (Christian Czeremnych).

In Herakles Kinder, ispirato a Euripide e a Eschilo, domina il tema dell’integrazione sociale collegata ai fenomeni migratori che lo stesso Petras ha trattato con realismo e provocante ironia. Tra gli attori si sono distinti Manolo Bertling e Matti Krause. Un collage di monologhi caratterizza il materiale testuale di Orest. Elektra. Frauen von Troja in cui prevalgono spinose questioni legate alla condizione della donna nella società di ieri e di oggi. Glaubenskämpfer è il titolo del progetto ideato da David Nuran Calis e allestito nello spazio Depot 1 dello Schauspiel di Colonia. Ispirata alla formula del teatro-documento, la performance affronta e discute con il pubblico questioni legate all’attualità, in modo particolare l’incontro-scontro tra religioni e culture diverse. Al Burgtheater di Vienna Claus Peymann ritorna alla drammaturgia di Peter Handke con l’allestimento di Die Unschuldigen, ich und die Unbekannte am Rand der Landstrasse con Christopher Nell apprezzato protagonista.

Aufführungen prosegue con la novità di Nis-Momme Stockmann, Amerikanisches Detektivinstitut Lasso, presentata ad Hannover e affidata alla regia di Lars-Ole Walburg che propone una critica al capitalismo odierno e si avvale di una compagnia formata da giovani e bravi attori: Vannessa Loibl, Beatrice Frey, Jakob Benkofer, Katja Gaudard e Dominik Maringer. Altro spettacolo degno di nota è Zweite allgemeine Verunsicherung di Felicia Zeller. Essenziale e lucida la regia, di Johanna Wehner. Di livello gli interpreti, da Till Weinheimer a Verena Bukal, da Vincent Glander a Martin Rentzsch, che si sono impegnati sul palcoscenico dello Schauspiel di Francoforte.

È il tormento di una malattia mortale subita da un bambino il nucleo narrativo dell’ultima commedia di Wolfram Höll, Drei sind wir. Il testo, che si può leggere in versione integrale nella sezione Das Stück di questo numero della rivista, è stato prodotto dallo Schauspiel di Lipsia per la regia di Thirza Bruncken, che si dimostra di pregevole impostazione quando chiamata ad orchestrare il movimento degli attori (Julius Bornmann, Sebastian Tessenow, Bettina Schmidt e Anna Keil) nello spazio di una scena completamente vuota.

L’omaggio di «Theaterheute» a Elisabeth Orth in occasione del suo ottantesimo compleanno sono le belle pagine di Akteure: una attenta e completa ricostruzione della carriera di questa brava e infaticabile attrice austriaca.

La sezione Auslans ospita un autorevole contributo di Hans-Thies Lehmann che racconta il festival di Wuzhen in Cina, in cui convivono spettacoli radicati nelle tradizioni locali con i linguaggi innovativi e sperimentali della nostra contemporaneità.

Nel lungo e documentato articolo dedicato alla Berlinale, giunta alla 66esima edizione, ci si occupa soprattutto di film di taglio teatrale, come Bein gderot (Between Fences) di Avi Mograbi, 24 Wochen (24 Weeks) di Anne Zohra Berrached, Mariupolis di Mantas Kvedaravicius.


Massimo Bertoldi


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