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Da Sofocle a Franceschi: variazioni intorno al mito di Filottete

di Teresa Megale
  Filottete.5
Data di pubblicazione su web 03/05/2013  

 

La preziosa e fruttuosa collaborazione tra la Scuola di Dottorato in Storia dello Spettacolo dell’Università di Firenze e il Teatro della Pergola trova seguito, dopo la collaudata esperienza dei “Libri di teatro”, nell’intervento di uno dei più importanti attori dell’ultimo cinquantennio, Vittorio Franceschi. “Filottete.5”, a cura di Siro Ferrone, si inserisce nell’iniziativa “Dopo la prova. Teatro in movimento alla Pergola”, che dal 2 al 4 maggio ha luogo nello storico teatro fiorentino. Due passi del testo sono pubblicati in anteprima su questa rivista al seguente link.

 

 

Filottete, l’arciere tristemente abbandonato sull’isola di Lemno, è arrivato alla Pergola per bocca e per penna di Vittorio Franceschi. Perduto per sempre il dramma euripideo omonimo, l’eroe sofocleo è rivissuto in tutta la sua carica tracimante di umanità dall’attore-drammaturgo, che dopo alcune (premiate) prove drammaturgiche (da Scacco pazzo a Il sorriso di Daphne, al più recente A corpo morto) si rivela particolarmente abile nel restituire con intelligente reinvenzione il senso pieno della tragedia classica. La scrittura fluida e accattivante di Franceschi discende da una necessità di forte matrice performativa in grado di rivitalizzare il personaggio e di creargli una nuova dimensione teatrale, adattandolo al nostro tempo e ri-modellandolo accortamente secondo la nostra sensibilità. Grazie a una lingua curata e spigliata e a una interpretazione narrativa misurata e calibrata, lo spettacolo monologante di oltre un’ora ha saputo trattenere sul palcoscenico del teatro fiorentino un numero significativo di giovani studenti-studiosi sospesi in un silenzio attento, rapiti dalla parole e dal respiro di questo autore-performer di rara finezza.

 

La voce di Franceschi dà evidenza plastica ai personaggi sofoclei che si affollano intorno al sofferente Filottete. A Neottolemo, a Ulisse, ad Aiace, ad Asclepio, oltre che al personaggio eponimo dal piede orrendamente ferito a causa del morso di un serpente. L’attore come uno scultore forgia, si accanisce sul particolare, ritorna sul dettaglio, rifinisce e leviga: il piede “inquinato” di Filottete, gli orci dei marinai assetati, il rumore della risacca indifferente al dolore dell’uomo. Seduto per oltre un’ora, Franceschi anima i fogli da fermo. L’attore-autore supera e fa propri la versione di Sofocle del mito, già raccolto dalle pagine omeriche, e gli accenni e i riferimenti sparsi in François Fénelon, le riscritture di André Gide e di Heiner Müller. In tal modo il copione diventa spartito, le parole sentimento, appena aiutato dal gesticolare equilibrato di mani e di braccia. Incatenato volutamente a un tavolo come l’eroe del suo testo, Franceschi fa percepire in modo netto il vigore drammaturgico impressionante della materia classica, i suoi infiniti travestimenti, le sue imprevedibili trasformazioni, colte nel 2009 nel saggio curato da Andrea Alessandri e uscito presso Marsilio di Venezia, dal titolo-sommario Sofocle, Fénelon, Gide, Müller. Filottete. Variazioni sul mito, probabile fonte dell’attore-drammaturgo che ha reso pubblico il suo Filottete.5 per la prima volta lo scorso anno.

 

Ma Filottete.5 prima di essere una libera rivisitazione di materiali stratificati nella letteratura dell’Occidente, è un concentrato della sapienza attorica di Franceschi, della sua sorprendente capacità drammaturgica e delle sue competenze registiche, ossia una summa delle sue esperienze di palcoscenico. È poi il riassunto di una vita teatrale, in cui si riflettono – secondo il testo – «lo zenit della vita» al pari di Filottete, o «i bagliori incerti dell’alba, quando ancora non è chiaro il giorno», come per il manipolo di Greci sopravvissuti alla carneficina di Troia.

 

Dolente e accorato, ma non per questo vinto, il destino tragico del Filottete di Franceschi indica il dolore come possibilità di riscatto per l’uomo e come sua condizione ineliminabile, mentre si dibatte tra rimedi di scarsa efficacia e la ricerca della miracolosa erba verde-grigia che spunta prodigiosa nelle fenditure delle rocce nei punti o più alti o più bassi. A patto di  riconoscerla e di saperla raccogliere.



Filottete.5
cast cast & credits
 
In alto Vincenzo Baldacci, Filottete morente, olio su tela (cm 108x132), 1807, Cesena, Pinacoteca comunale.


 
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