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Il rigore dei fatti

Lucia Di Girolamo
  Marco Macor e Ciro Petrone
Data di pubblicazione su web 19/05/2008  
C'è una Napoli che precipita ogni giorno e ogni giorno diventa Gomorra.

Gomorra, il nuovo film di Matteo Garrone, sconvolgerà molte coscienze, ma racconta una realtà che per milioni di napoletani è la normalità. Già ne L'imbalsamatore Garrone aveva mostrato di saper costruire atmosfere inquietanti, ai limiti di un universo di sapore lynchiano. In questa sua ultima creatura d'inquietante si conserva la crudezza dell'immersione completa in una dimensione tanto più allucinante quanto più concreta. Il libro di Roberto Saviano, a cui il film s'ispira, ha avuto il merito di rendere evidente al mondo un'immorale e sanguinosa "normalità". Lo sguardo di Garrone penetra in questa terra che sembra a tratti un deserto selvaggio, a tratti un labirinto alla Piranesi, a tratti un paesaggio da cartolina che ha scordato la sua bellezza.



La macchina a spalla, con l'inclemenza e la freddezza dell'osservazione partecipante, scruta in maniera impietosa i volti e i corpi sublimi e orribili - di quest'esercito d'affiliati, pusher, conniventi, affaristi, che ruota attorno alla Camorra. Garrone e i suoi sceneggiatori (tra cui lo stesso autore del libro) hanno scelto di omettere l'impressionante scena del porto che apre il romanzo di Saviano. Il porto di Napoli, così com'è descritto dal giornalista, sembra il centro del mondo. Da lì partono e lì trovano conclusione molti degli affari della malavita napoletana. Il regista, invece, prende il via dal cuore di Gomorra. Cinque le storie raccontate, segnate dalla morte, dalla corruzione, dal senso dell'obbedienza a un codice d'onore comprensibile soltanto in quei territori. C'è il sarto che si vende ai cinesi e poi cambia mestiere perché sfruttato dal suo padrone; c'è il bambino che tradisce la madre dell'amico facendola ammazzare durante la guerra scissionista; c'è il ragioniere Ciro che scopre di essere una pedina della guerra e di essersi sempre cibato di una mistura di soldi e sangue; c'è l'affarista elegante un magistrale Toni Servillo personaggio quasi lunare, che scarica i veleni delle fabbriche del nord nelle terre del casertano; ci sono i due ragazzi che credono di essere Al Pacino in Scarface e decidono di dichiarar guerra a un boss sanguinario.



Non c'è nessun manierismo nel raccontare e nessuna reticenza nel rivelare. Garrone ci fa vedere tutto, anche quando non ci mostra tutto. A volte l'occhio della cinepresa è così vicino a quei corpi, così dentro alle soffocanti case di quella macchina architettonica per la proliferazione della criminalità che sono le vele di Secondigliano, che sembra di avvertire l'odore del sangue misto al sudore della paura. Le vele sono lì, poche volte si è parlato di quei labirinti, sicuramente nessuno come Garrone è riuscito a raccontarne l'atmosfera. Ed è curioso che proprio adesso, in questo periodo in cui Napoli balza all'"onore" delle cronache per altre questioni, sia proprio lui, romano, a narrarne la realtà più inenarrabile. Così come è curioso che un napoletano, Paolo Sorrentino, restituisca nel suo ultimo film, Il Divo, presentato anch'esso a Cannes, un ritratto del potere "centrale" di Roma. Si sono invertiti di ruolo o semplicemente queste realtà potrebbero essere interscambiabili? Tutta quell'assurdità è solo napoletana o è forse ascrivibile a tutto il territorio nazionale? Che umanità è questa? Il caleidoscopio dei piccoli fatti, dei mille mestieri, delle perenni recite della napoletanità (della romanità, dell'italianità?) o, piuttosto, il ritratto di una società che precipita, perdendosi nei corridoi senza uscita di un posto come Scampia? Il film di Garrone più che crudo, è rigoroso. È quel rigore necessario per denunciare, per restituire "fenomenologicamente" i fatti, per colpire al cuore le coscienze di chi non ha mai pensato o ha sempre fatto finta di non pensare - che nello scempio paesaggistico di un litorale martoriato da mostri di cemento potessero essere sepolti i corpi di due ragazzini che volevano essere Tony Montana.





Gomorra
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