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Hystrio, a. XXXIII, n. 1, 2020


116 pp., euro 12,00

A Peeping Tom, duo formato dal francese Franck Chartier e dall’argentina Gabriela Carrizo, è dedicato l’articolo di apertura della Vetrina di questo nuovo numero di «Hystrio». Oltre a ricordarne il percorso artistico, Marianella Guatterini ne approfondisce la poetica scenica basata su narrazioni surreali e grottesche sostenute da danza, acrobazie, musica e parole (si pensi al recente Kind). Maria Paiato è al centro di un ritratto di Roberto Canziani in cui l’attrice pluripremiata (ultima assegnazione il prestigioso Premio Virginia Reiter per la Carriera 2019) ripercorre le tappe della sua biografia artistica, riconoscendo nell’interpretazione de La Maria Zanella di Sergio Pierattini (produzione Teatro Stabile di Bolzano) “la volta forte della mia carriera” (p. 5).

Fondato nel 2013, il Nuovo Teatro Sanità diretto da Mario Gelardi – come ci racconta Stefania Maraucci - svolge significative funzioni di aggregazione sociale in un quartiere problematico di Napoli proponendo, oltre agli spettacoli, progetti per la formazione di un pubblico giovane. Di Valentina Picello parla con attenzione Fausto Malcovati, ricordando le tappe significative dell’attrice artisticamente legata a molti registi (Romeo Castellucci, Emma Dante, Renzo Martinelli) fino all’incontro con Arturo Cirillo che la scritturò per Chi ha paura di Virginia Wolf? (2015).

Il viaggio di Teatromondo inizia dal Festival d’Automne di Parigi che si è svolto in cinquantasei siti della regione. In merito, la corrispondenza di Giuseppe Magno descrive una manifestazione caratterizzata dal ritorno di importanti artisti quali Christopher Marthaler con Bekannte Gefühle, gemischte Gesichter, vicino a giovani emergenti come Jonathan Capdevielle con Rémi dal romanzo Senza famiglia di Hector Malot, Mohamed El Khatib con il coinvolgente Dìspute e il Wooster Group con l’omaggio al maestro Tadeus Kantor in A Pink Chair (In Place of a Fake Antique). Jacopo Panizza si occupa della scena londinese dove, come in tutto il Regno Unito, si è celebrata l’annuale Black Histrory Mouth, ossia la commemorazione dell’apporto degli immigrati dall’Africa ai Caraibi alla cultura anglosassone. In merito si segnalano la rappresentazione di Morte di un commesso viaggiatore di Miller allo Young Vic con Sharon D. Clarke e Wendell Pierce e Tre sorelle di Čechov al National Theatre per la regia di Nadia Fall e un cast afro-britannico.

Anche il teatro ha partecipato, come ci racconta Canziani, alla festa del trentennale del crollo del Muro di Berlino: la Schaubühne ha ospitato la messinscena di Italienische Nacht di Ödön von Horvàth per la regia di Thomas Ostermeier; alla Staatsoper si sono esibiti Castellucci e Domenico Scarlatti ne Il primo omicidio; Rewitching Europe della regista israeliana Yael Ronen è stato applaudito al Maxim Gorki Theater. Giunto alla ventisettesima edizione, il Festival Internazionale di Pilsen è diventato un punto di riferimento non solo per il teatro ceco ma anche per quello dei paesi confinanti. Dall’articolo di Pino Tierno emergono proposte piuttosto interessanti come Marysa dei fratelli Alois e Vilém Mrštík per la produzione del Teatro Petra Bezruč di Ostrava e Musical sulla terza età allestito dalla Bodyvoiceband.

Il programma del nuovo direttore del Burgtheater di Vienna Martin Kušej è orientato verso il culturalismo e il contemporaneo, non dimenticando il repertorio classico. A tal riguardo Irina Wolf ricorda la presenza di molte firme internazionali: dall’israeliano Italy Tiran con il dramma familiare Uccelli alla coppia estone (formata da Ene e Liis Semper) impegnata ne Il maestro e Margherita a Thorleifur Örn Arnarsson con Edda, spettacolo dedicato alle divinità e alle antiche leggende irlandesi. Franco Ungaro guida il lettore di «Hystrio» alla conoscenza dei festival balcanici quali l’Infant nella serba Sad il cui programma prevede, oltre alla prosa, anche spettacoli di danza e del nuovo circo; il Fiat Festival di Podgorica nel Montenegro che si caratterizza per l’apertura alla cosiddetta “post-jugoslavian generation”; il Mot Festival nella macedone Skopje; e il Festival Ulysses in Croazia. Tutti questi progetti dimostrano la volontà di aprirsi al linguaggio del teatro europeo.

In Romania, come spiega la stessa Wolf, le rassegne autunnali condividono l’analisi dei cambiamenti provocati dalla caduta del regime di Ceausescu di trent’anni fa. Punto di riferimento sono il Teatro Nazionale di Bucarest e il Festival del Teatro Nazionale Internazionale per il Giovane Pubblico di Iași con spettacoli di teatro di figura e per i bambini; a questi si affianca il Teatro della Gioventù di Piatra Neamt. Teatro mondo prosegue con la sosta alla Mostra di Teatro Spagnoli di Autori Contemporanei di Alicante Pierno descrive una ricca e variegata vetrina di proposte impreziosita dai nomi di Pilar G. Almansa con il truce Mauthausen, la voce di mio nonno, Antonio Rojano con Catastrofe e Juan Carlos Rubio con L’isola. Anna Maria Monteverdi descrive il teatro polifunzionale Le Diamant di Québec, nuova residenza operativa di Robert Lepage e della sua compagnia. Infine Laura Caparrotti ripercorre la storia di The Tank, spazio Off Off di Broadway attivo dal 2003 e attento alle nuove tendenze americane.

Il Teatro di figura a cura di Mario Bianchi si occupa di due importanti festival: Incanti di Torino, quest’anno dedicato a Guido Ceronetti, e Arrivano dal mare! organizzato dal Teatro del Drago a Gambettola.

Compete a Renzo Francabandera e a Francesco Tei la cura del dossier Fotografia 2.0. In apertura, Giuseppe Liotta propone una breve storia della foto di scena: avviata in Francia nella seconda metà dell’Ottocento, accompagna con le doverose mediazioni socio-culturali l’immagine degli attori-divi prima, e dei registi poi, fino all’avvento del digitale. Francabandera analizza le innovazioni tecnologiche nel rapporto tra teatro e fotografia: se oggi lo spettatore munito di smartphone ha soppiantato il fotografo professionista, il contributo di quest’ultimo rimane comunque basilare per la diffusione e la conoscenza visiva dello spettacolo. Sull’invasione di video e di fotografie nella drammaturgia scenica si sofferma Diego Vincenti arrivando a conclusioni non dissimili dai pensieri di Benjamin e di Adorno, secondo cui questa tendenza diventa «giustificazione ideale per banalizzare una tensione artistica che non accetti più come obiettivo l’eternità, la dissonanza politica, il misterioso» (p. 41). Laura Caretti si occupa di Maurizio Buscarino. Prima con il libro In Kantor… un piccolo pugno di dolenti commedianti (Firenze, La Casa Usher, 2018), poi con la mostra Komedianci! (Cracovia, 2019), il fotografo bergamasco dimostra lo stretto legame con il regista polacco anche se dai tanti scatti del suo archivio emerge la poliedricità aperta a teatri e teatrini, carceri e pupari, fino agli spettacoli visti nel Kabuki e nel Bunraku.

Dalle pose fisse in studio ai movimenti dal vivo, il fotografo – osserva Cosimo Chiarelli – diventa uno spettatore particolare e una sorta di regista perché «fa emergere la materia vera della scena, senza sopprimere la sua teatralità, esattamente come il regista fa emergere la teatralità dal testo, pur senza negarne la matrice» (p. 45). Indiscusso maestro della fotografia di scena è Tommaso Le Pera che, intervistato da Francesco Tei, illustra i passaggi fondamentali della sua luminosa carriera (si è occupato di almeno quattromilacinquecento spettacoli), avanzando non trascurabili riflessioni sul digitale per poi concludere il discorso con un velo di amarezza: «il teatro d’oggi rischia di non avere più la memoria. Perché le foto, di fatto, erano l’unica documentazione che restava di un spettacolo» (p. 47).

L’analisi dei contributi teorici e pratici dei grandi maestri, da Lois Greefield a Henri Cartier-Bresson, è il campo di indagine di Massimo Agus. Nell’intervista rilasciata a Maddalena Giovannelli, Luca Del Pia focalizza l’attenzione sul suo percorso artistico, in cui si segnala il proficuo incontro con Castellucci; mentre Guido Mercari spiega a Roberto Rizzente la nascita della sua passione per la fotografia, seguita dall’esposizione dello stile e della poetica estetica applicati nella serie di scatti ad artisti famosi come Wilson, Fabre, Delbono, Motus. A conclusione di questo dettagliato dossier, Renata Savo propone una carrellata dei sodalizi artistici tra fotografi e registi. Spiccano – tra i tanti e oltre ai citati Buscarino, Del Pia e Mencari – Luigi Ciminaghi legato a Strehler, Marco Caselli Nirmal affiancato a Marco Paolini, Laila Pozzo legata al Teatro dell’Elfo, Serena Serrani con Serena Sinigaglia.

Le pagine dedicati a Nati ieri sono per Il Mulino di Amleto, compagnia fondata da Marco Lorenzi e Barbara Mazzi a Torino nel 2009. Laura Bevione sottolinea l’attenzione verso i testi classici, da Shakespeare e Goldoni, da Čechov a Molière, rivisitati con il ricorso a linguaggi sperimentali e di impatto visivo, pur non trascurando la forza della parola

La consueta e corposa sezione delle Critiche ordina le tante recensioni degli spettacoli teatrali secondo criteri regionali. Seguono le sezioni riservate a Danza e Lirica & Musical.

Il testo teatrale – pubblicato secondo consuetudine – è questa volta La sorella di Gesucristo di Oscar De Summa.

Nella ricca Biblioteca Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo. Le tante e utili informazioni de La società teatrale sono offerte da Rizzente.


di Massimo Bertoldi


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