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Cultura, arte e società al tempo di Juvarra

A cura di Giuseppe Dardanello

Firenze, Olschki, 2018, 270 pp., euro 38,00
ISBN 9-788822-265265

Negli ultimi anni gli studi su Filippo Juvarra hanno conosciuto una notevole fioritura: dalla ponderosa monografia di Tommaso Manfredi sugli anni giovanili dell’architetto-scenografo messinese (Roma, Argos, 2010) alle due speculari collettanee per Campisano (2014) rispettivamente dedicate al periodo sabaudo dell’artista e al suo operato internazionale a contatto con le principali corti d’Europa.

Un importante contributo verso tale filone di indagini è offerto da questa nuova miscellanea a cura di Giuseppe Dardanello, che raccoglie gli esiti più maturi delle ricerche condotte da cinque borsisti nell’ambito del Programma di studi sull’età e la cultura del Barocco promosso dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura della Compagnia di San Paolo. I proficui scambi culturali, artistici, sociali promossi sulla direttrice Roma-Torino dalla politica di Vittorio Amedeo II da un lato, e dalla personalità di un “maestro concertatore” come Juvarra dall’altro, sono al centro di pregevoli ricerche di prima mano inquadrate in una prospettiva multidisciplinare.

In apertura, Dardanello riprende le fila del programma del Corpus Juvarrianum redatto quasi mezzo secolo fa da Vittorio Viale e Rudolf Wittkower (1971), nella consapevolezza che solo grazie a una catalogazione ragionata delle raccolte di disegni approntate dallo stesso Juvarra, dai suoi collaboratori e dai molteplici collezionisti è possibile maturare uno sguardo organico sulla progettualità ad ampio raggio messa in campo dall’artista nelle proprie invenzioni grafiche.

Sulla scorta delle ricerche di Mercedes Viale Ferrero, Nicola Badolato ripercorre l’attività di Juvarra scenografo a Roma presso il teatro del cardinale Pietro Ottoboni nel Palazzo della Cancelleria, nel teatrino di Maria Casimira di Polonia a Palazzo Zuccari e nel teatro Capranica. La ricca documentazione di bozzetti autografi, cui si aggiungono i libretti a stampa, le partiture e altre carte manoscritte, consente di ricostruire con buona approssimazione gli allestimenti di undici drammi per musica messi a punto dal messinese tra il 1709 e il 1714 nelle sale pubbliche e private della città papalina, documentando un profondo rinnovamento del gusto spettacolare e operistico.

L’eclettismo di Juvarra è misurato da Sara Martinetti su un terreno poco perlustrato come quello della produzione delle arti decorative tra l’Urbe e la capitale sabauda. A fronte della scarsa disponibilità documentale, progetti grafici di pareti con sovrapporte, di alcove, di cornici di porte e finestre, di lampade da parete, di candelieri con corona e rami di palma sono analizzati a partire da fonti indirette (con un’attenzione particolare ai disegni scenografici) e ricondotti di volta in volta a concrete occasioni di committenza.

L’indagine sui rapporti tra etichetta di corte e architettura di palazzo è approfondita da Roberto Caterino mettendo a confronto gli scaloni monumentali di ben noti edifici juvarriani. Attraverso gli exempla di palazzo Madama, del palazzo vicereale di Messina, del castello di Rivoli e del nuovo palazzo Reale di Madrid si dimostra come le esperienze teatrali acquisite dall’artista siano una chiave di volta per la sapiente modellazione di un prototipo architettonico funzionale alla richiesta di rappresentanza cerimoniale di committenti di stirpe reale.

Due studi di contesto sono offerti da Guido Laurenti, che analizza la cornice socio-politica del ducato di Vittorio Amedeo II alla luce del nesso letteratura-retorica nella monumentale Storia delle Alpi marittime in ventisei volumi di Pietro Gioffredo (Torino, Stamperia reale, 1839); e da Elisabetta Lurgo, che mediante un ricco regesto di fonti traccia un bilancio della riforma del sistema assistenziale degli istituti di Carità avviata da Vittorio Amedeo II nel 1716.

Il volume, completato da un apparato di oltre centosessanta immagini a colori, da una puntuale bibliografia e dall’indice dei nomi, inaugura con le migliori prospettive la collana dei “Quaderni sull’Età e la Cultura del Barocco”, primo capitolo dell’approfondimento di quel sistema culturale internazionale che vide nella Torino settecentesca un polo attrattivo di irresistibile fascino.



di Gianluca Stefani


La copertina

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