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Hystrio, a. XXXII, n. 4, 2019


124 pp., euro 10,00

Il nuovo numero di «Hystrio» si apre con la Vetrina introdotta da Sandro Avanzo con un contributo dedicato al rinnovato interesse per il musical, dimostrato dalla assidua presenza di questo genere spettacolare su molti palcoscenici italiani. In merito spiccano le programmazioni del Rossetti di Trieste, del Teatro Regio di Torino, del Teatro Comunale di Bologna. Lucia Medri si occupa del meeting organizzato dal RisoNanze!, network per la diffusione e la tutela del teatro under 30, tenutosi al Teatro India di Roma con la partecipazione di giovani compagnie e l’intento di creare una rete operativa in sinergia.

Di editoria e teatro parla Laura Bevione, offrendo un’esaustiva panoramica del percorso inaugurato nel 1977 da Franco Quadri con Ubulibri e che oggi rimane un settore di nicchia, in un quadro di generale e desolante miseria di lettori italiani. Il libro Curare il teatro. Il laboratorio permanente di Nerval Teatro ad Armunia di Gerando Guccini e Marco Menini (Pisa, ETS, 2019) è oggetto della recensione di Diego Vincenti che dà utili informazioni e propone interessanti riflessioni sulla figura del fondatore Maurizio Lupinelli.

Il viaggio di Teatromondo inizia a Edimburgo dove si sono svolti gli annuali Fringe e Edinburgh International Festival che, come racconta Maggie Rose, hanno condiviso l’attenzione verso i cambiamenti climatici e l’idea partecipativa del pubblico alla realizzazione degli spettacoli, come in Morning Manifesto di David Greig e Sara Saarawi oppure in Breaking Bread della compagnia del Royal Court di Londra nel cartellone dell’Eif. Analogamente il Fringe ha proposto, tra le tante e pregevoli rappresentazioni, Vigil del collettivo teatrale Mechanimal e Islander del gruppo guidato dal compositore Finn Anderson. Si parla di identità britannica e scozzese sia in On the Radical Road, pièce musicale di Robert Ross interpretata dalla compagnia Theatre Objectiv, sia in Mouthpiece di Kieran Hurley.

Quanto sia consolidata nel teatro tedesco la promozione della drammaturgia contemporanea lo dimostra il festival organizzato dall’Hebbel Theater di Berlino al quale hanno aderito artisti locali e internazionali, come emerge dalla dettagliata cronaca di Elena Basteri che ricorda la coreografa Deborah Hay autrice di My Choreographed Body…Revisited e lo spettacolo-concerto # Punk 100% Pop* N!Gga di Nora Chipaumire. Al Deutsches Theater si sono esibiti Jérôme Bel con la novità Isadora Duncan e il duo berlinese Deuflert und Plischke con Liebestod.

Con Franco Malcovati ci si trasferisce a Tbilisi dove lavora Rezo Gabriadze, regista, scenografo e autore di un teatro di figura caratterizzato da effetti di magia e di meraviglia poetica. Plovdiv, la prima città bulgara nominata, assieme a Matera, Capitale della Cultura Europea 2019, ha ospitato Odyssée Karavana, un progetto condiviso da tredici compagnie teatrali europee, tra le quali il Teatro Nucleo di Ferrara che, come informa Vittoria Lombardi, ha presentato lo spettacolo Domino per la regia di Natasha Czertok. Della 99° edizione del Festival di Salisburgo si occupa Irina Wolf, ponendo in valore gli allestimenti di Liliom di Ferenc Molnàr da parte di Kornél Mundruczò e di Die Empörten di Theresia Walser secondo la versione firmata da Burkhard C. Kosminski. Teatromondo termina ad Almada, sede del principale festival portoghese, che ha visto la presenza di registi di spessore internazionale e di gruppi indipendenti. Roberto Canziani menziona Mary Said What She Said di Darryl Pinckney allestito da Robert Wilson e interpretato da Isabelle Huppert e Saison sèche di sette stravaganti ballerine

In occasione della ricorrenza trentennale della caduta del muro di Berlino la rivista milanese propone il Dossier 1989-2019: oltre i muri? a cura di Laura Caretti e Roberto Rizzente. Giuseppe Montemagno intervista Jack Lang, attuale Presidente dell’Institut du Monde Arabe di Parigi, che si sofferma sull’Union des Théâtres de l’Europe da lui fondata nel 1990 con Strehler, sull’importanza del Premio Europa e sulla necessità di una maggiore partecipazione della cultura al processo di unificazione europea.

Due teatri simbolo della Berlino divisa, la Volksbühne e la Schaubühne, oggi appaiono destoricizzati e deideologizzati pur mantenendo un alto livello artistico, come sottolinea Davide Carnevali. Lo stesso Carnevali nel contributo successivo intervista Jens Hillje, dramaturg con importanti esperienze nei due teatri citati recentemente insignito del Leone d’Oro alla Biennale Teatro di Venezia. Emerge il quadro di una ricostruzione complicata dal neoliberismo e dalla paralisi culturale, poi animata dai progetti innovativi di Thomas Langhoff, direttore del Deutsches Theater e fondatore di una compagnia di attori dell’Est e dell’Ovest. Le ripercussioni del crollo dell’Unione Sovietica nel mondo teatrale sono un campo d’indagine di primaria importanza per il dossier.

Franco Malcovati affronta il caso della Russia rilevando negli anni Novanta, malgrado la depressione economica, manifestazioni di vitalità creativa per il ritorno in patria dei grandi maestri (Jurij Ljubimov, Lev Dodin, Anatolij Vasile’ev) e la successiva affermazione della nuova drammaturgia (Michail Durnenkov, Ivan Vyrypaev). Lo stesso Malcovati intervista Dodin che, oltre a sostenere la poca influenza esercitata dalla perestroika nella cultura teatrale, parla della funzione dello spettacolo contemporaneo, al quale spetta il compito «non di riflettere la crisi ma di anticiparla», perciò «l’artista deve riuscire a estraniarsi dalla situazione esistente non solo fuori di lui ma anche dentro di lui» (p. 37).

Portavoce della vicina Lituania è Oskaras Koršunovas. Nell’intervista concessa a Laura Caretti ripercorre i suoi rapporti con l’Occidente avviati nel 1990 al Festival di Edimburgo, poi ricorda la fondazione del suo teatro indipendente (Okt) e le sue regie di testi classici e contemporanei. Dalla Lituania arriva la voce di Valters Sīlis in un dialogo con Roberto Rizzente incentrato sul rinnovamento della scena nazionale avviato soprattutto dai teatri indipendenti. Si prosegue con lo sguardo rivolto alla Bielorussia dove è attivo il Belanus Free Theatre fondato a Minsk nel 2005 da Nicolaj Khalezin e da Natalia Koliada, cassa di risonanza del dissenso contro il regime repressivo di Lukashenko.

Il percorso del teatro polacco si presenta piuttosto tormentato: come illustra Dariusz Kosiński, godeva di libertà al tempo del regime comunista, ma dopo il 1989 perde la sua centralità culturale per essere ostacolato dalla politica reazionaria dei partiti conservatori, ai quali si contrappone dal 2005 un teatro di opposizione sulla scorta delle esperienze avviate da importanti registi quali Jan Klata e Michal Zadara. Dalla dissoluzione della ex Jugoslavia si è sviluppata una realtà teatrale altrettanto disgregata e tormentata, come bene spiega Franco Ungaro, che risulta comunque capace di produrre scrittori di qualità come Borka Pavićević, il macedone Goran Stefanovski e Biljana Srbljanović, conosciuta in Italia per La trilogia di Belgrado.

Irina Wolf ci parla della nuova scena romena fiorita dopo la fine della dittatura di Ceaușescu. In merito diventa preziosa testimonianza quanto racconta la regista e drammaturga Gianina Cărbunariu, ora direttrice del Teatro dei Giovani di Piatra Neamt. La vicenda di Árpád Schilling, regista di punta dichiarato nel 2017 «pericolo per la sicurezza nazionale» (p. 50), perciò trasferitosi in Francia, è lo specchio della situazione ungherese, come spiega lo stesso a Andrea Tompa avanzando pesanti accuse alla società e al sistema teatrale corrotto del suo paese. Il post 1989 nella Cecoslovacchia – sostiene Viliam Klimáček – ha prodotto un’iniziale stagione di libertà e di impulsi creativi che hanno fatto nascere importanti teatri indipendenti fino alla cesura del 1992, con la fondazione delle repubbliche Cecaui le Slovacca. A questi scenari nazionali piuttosto frastagliati si contrappongono i festival internazionali, vere e proprie fucine di idee e progetti di rilievo per la fondazione di un’identità culturale europea. 

Roberto Canziani orienta l’attenzione sull’Italia privilegiando il Mitelfest di Cividale del Friuli; Gherardo Vitali Rosari segue le vicende della rassegna di Avignone; Maggie Rose affronta l’Edinburgh International Festival. A Franco Ungaro spetta il Bitef di Belgrado, a Laura Bevione il Festival del Teatro Nazionale (Ntf) di Bucarest. Chiude Laura Caretti con il Life e il festival internazionale Sirenos di Vilnius. Un contributo importante a sostegno della promozione della drammaturgia contemporanea è offerto dai progetti transnazionali promossi dall’Ue. Tra i tanti e validi esempi Bevione e Canziani danno conto di Be SpectACTive!  (network di cui è membro per l’Italia il Kilowatt Festival) e Atlas of Transitions. A conclusione di questo esaustivo dossier si legge l’approfondimento di Ira Rubini dedicato al Premio Europa per il Teatro.

Le pagine di Nati Ieri curate da Claudia Cannella sono per la diciottesima edizione di Scenario Festival 2019 tenutosi alla Manifattura delle Arti di Bologna. I vincitori sono stati Edoardo Favero e Alessandro Bandini con Una vera tragedia, e il collettivo lunAzione con Il colloquio. Hanno ottenuto segnalazioni speciali i monologhi Bob Raphsody di Carolina Cametti e Mezzo chilo di Serena Guardone.

La consueta e corposa sezione delle Critiche ordina le tante recensioni degli spettacoli teatrali secondo criteri regionali. Seguono le sezioni riservate a Lirica e Danza. Il nuovo testo teatrale pubblicato in questo fascicolo è Hospes, -ĭtis di Fabio Pisano, vincitore del Premio Hystrio-Scritture di Scena 2019.

Nella ricca Biblioteca Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

Le tante e utili informazioni de La società teatrale sono offerte da Roberto Rizzente.



di Massimo Bertoldi


La copertina

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