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Jonathan Impett

Routledge Handbook to Luigi Nono and Musical Thought


London and New York, Routledge, 2019, 527 pp., £ 175,00
ISBN ISBN 978-1-4094-5597-4

Il compositore e musicista Jonathan Impett, direttore della ricerca all’Orpheus Institute di Ghent e docente alla Middlesex University di Londra, dà alle stampe un progetto ambizioso: quello di indagare in un quadro complessivo la natura e l’evoluzione del pensiero musicale di Luigi Nono. Il grande maestro veneziano, scomparso nel 1990, ha nel tempo attirato l’attenzione di importanti studiosi: basti ricordare, per limitarsi all’orizzonte nostrano, i lavori di Angela Ida De Benedictis e Veniero Rizzardi, tra cui l’essenziale raccolta degli Scritti e colloqui (Lucca, Ricordi-LIM, 2001). Non particolarmente nutrita è invece la bibliografia in lingua inglese dedicata a Nono. Lo sforzo di Impett è dunque rivolto a colmare questa parziale lacuna attraverso un volume corposo (oltre cinquecento pagine) che rivolge un’attenzione puntuale a tutte le fasi della carriera del compositore.

Oltre ai materiali editi (i numerosi dischi e le edizioni critiche delle partiture approntate da Ricordi), l’indagine di Impett ha sfruttato in modo intensivo le risorse – manoscritti, schizzi, corrispondenza e biblioteca personale – conservate alla Fondazione Archivio Luigi Nono, istituzione con sede a Venezia diretta dalla moglie del maestro, Nuria Schoenberg. La ricerca ha anche beneficiato del contributo di alcuni stretti collaboratori di Nono: il flautista Roberto Fabbriciani, l’ex direttore dell’Experimentalstudio di Friburgo André Richard, il trombonista-tubista Giancarlo Schiaffini e il regista del suono e informatico musicale Alvise Vidolin. Questo approccio ha permesso di ricostruire in modo organico la vicenda noniana, immergendo le composizioni – pure indagate con perizia musicologica – in un contesto esistenziale, culturale, sociale, politico e filosofico preciso.

La tesi centrale del volume è che la vitalità del pensiero musicale di Luigi Nono si giochi interamente nel dominio, appunto, musicale: «Nono resists the mapping of reasoning from other domains onto music. Decisions are musical decisions, not graphical, theoretical, architectural or metaphorical» (p. 6). Questa pratica, pur nella sua autonomia, si fa veicolo di un profondo umanesimo che connota l’habitus di Nono e la sua visione “etica” dell’attività compositiva: «For me our humanity is the principal foundation of everything: life, being, work, love, music (which is nothing other than LIFE). Within me there is a part of collectivity, I come from collectivity, and I live and work on this foundation», scriverà a Stockhausen nel 1952 (p. 85).

Impett applica all’opera di Nono diverse direttrici interpretative che ritiene utili a rivelare il pensiero musicale del compositore: il potere trasformativo della musica, tanto a livello individuale quanto a livello sociale, e il legame strettissimo con la militanza politica; il rapporto fra musica, storia e linguaggio; la natura dell’opera musicale “diffusa” fra testo, tempo, tecnologia e singoli individui; la performatività dell’atto compositivo; infine l’ascolto come atto culturale. Visto attraverso queste lenti, il percorso di Nono si pone come parabola storica esemplare nell’ambito dei profondi rivolgimenti che segnano la cultura occidentale e che vedono trasformarsi nel tempo l’attività musicale di ambito “colto”, il ruolo del compositore e la stessa consistenza dell’opera musicale come “oggetto”. Il pensiero noniano sembra anticipare in questo senso «the new technological state of culture of the twenty-first century» (p. XX).

Il percorso cronologico comincia nel primo capitolo con un affondo nelle radici familiari e locali del compositore, nella convinzione che importanti componenti del suo pensiero musicale abbiano uno stretto legame con la storia culturale, artistica ma anche artigianale di Venezia, nonché con la sua topografia. Gli anni della formazione sono poi narrati nel secondo capitolo attraverso una serie di incontri essenziali, una rete di rapporti entro la quale la personalità di Nono fiorisce e che ne segneranno gli sviluppi futuri: il primo maestro al Conservatorio di Venezia Gian Francesco Malipiero; il grande amico e sodale Bruno Maderna; il direttore d’orchestra Hermann Scherchen, responsabile della diffusione delle musiche più avanzate dell’epoca; la pianista e compositrice brasiliana Eunice Katunda, che fece conoscere a Nono l’opera di Lorca; il campione della dodecafonia René Leibowitz e il suo volume su Schoenberg et son école (Paris, J.B. Janin, 1947); e il magistero di Luigi Dallapiccola.

A partire dal terzo capitolo si entra nel vivo delle opere musicali. Si procede in senso cronologico, gettando luce su alcuni nodi concettuali, come ad esempio il complesso e ambivalente rapporto di Nono con il modernismo di Darmstadt, o la relazione fra poesia, dramma e musica, o l’impegno politico. Ai grandi capolavori sono dedicati capitoli isolati (Il canto sospeso, Intolleranza 1960, Al gran sole carico d’amore, Prometeo). L’analisi puntale delle opere, in cui sono riportate anche notizie dettagliate sulla genesi e il contesto della composizione, è occasionalmente intervallata da paragrafi connettivi che “fanno il punto” sul percorso di Nono, fornendo informazioni biografiche, riferimenti agli scritti, considerazioni più generali sugli sviluppi del suo pensiero musicale. Una struttura che, se da un lato dà ampio spazio alle singole opere, dall’altro rende forse meno agevole reperire quelle linee di forza che pure Impett individua nella produzione di Nono e che delineano un pensiero di carattere «spatial, numerical, graphical, perspectival, poliphonic» (p. XXI).

Queste tendenze ricorrenti emergono e si inabissano nel corso del volume con un movimento carsico, districandosi in una straordinaria trama di dati, documenti e spunti analitici che chiunque voglia in futuro occuparsi del compositore veneziano – ma anche in generale della musica europea del secondo Novecento – non potrà evitare di affrontare.



di Giulia Sarno


La copertina

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