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Intrecci virtuosi. Letterati, artisti e accademie tra Cinque e Seicento

A cura di Carla Chiummo, Antonio Geremicca e Patrizia Tosini

Roma, De Luca editori d’Arte, 2017, 341 pp., euro 40,00
ISBN 978-88-6557-321-1

Il volume curato da Carla Chiummo, Antonio Geremicca e Patrizia Tosini si inserisce nel proficuo filone di studi che indaga il dialogo tra artisti e letterati in seno alle accademie italiane del Cinque e Seicento. Un capitolo importante della storia dello spettacolo, tutt’oggi solo parzialmente compreso nelle sue più complesse motivazioni politiche e culturali, nonostante sia stata da tempo dimostrata sia l’importanza che i pittori ricoprirono nella pratica accademica, sia il contributo dei saperi artistico-artigianali degli architetti-scenografi e dei loro staff operativi alla riuscita della spettacolarità promossa dai sodalizi. Penso, in particolare, ai lavori di Sara Mamone e Stefano Mazzoni, cui spetta il merito di aver suggerito nuove strade di indagine sulle relazioni tra accademie, spettacolo, musica e pittura.

Opportuna dunque la pubblicazione che qui si presenta, anche se propone uno sguardo rivolto principalmente all’ambito letterario e alla volontà degli intellettuali di partecipare a un progetto condiviso che potesse legittimare l’appartenenza degli artisti al mondo della cultura “alta”. I diciannove saggi, cui va aggiunta l’Introduzione a firma dei curatori, sono dedicati a due capitali della cultura accademica: Roma e Firenze, indagate per via di esempi.

Punto di partenza non poteva che essere la Toscana dei Medici dove, sin dagli anni Quaranta del Cinquecento, artisti e letterati condivisero spazi e occasioni di incontro e confronto. Basti pensare all’accademia Fiorentina e alla Disputa promossa da Benedetto Varchi nel 1549 su quale sia più nobile arte la scultura o la pittura (Antonio Geremicca, pp. 11-26); all’emblematica e per molti aspetti ancora misteriosa vicenda di Anton Francesco Doni (Carlo Alberto Girotto, pp. 27-37); all’esperienza della Crusca (Massimiliano Rossi, pp. 65-74); ma anche alla nascita dell’accademia del Disegno (1563) e alle polemiche intorno all’organizzazione dei funerali di Michelangelo, celebrati nella basilica di San Lorenzo il 14 luglio 1564 (Diletta Gamberini, pp. 39-49). Tra gli altri contributi segnaliamo quello di Paola Cosentino sulla fitta rete di associazioni che nel Seicento promossero la vivace vita teatrale cittadina (pp. 51-64).

Più articolata la sezione dedicata a Roma. La città papale si distinse per il numero di sodalizi attivi, come illustrato dalle parole di Dionigi Atanagi qui richiamate da Paolo Procaccioli: «levaronsi adunque in quel felicissimo tempo ne la città di Roma molte Academie di diversi elettissimi, et famosi ingegni, sì come furono quelle della Virtù, de la Poesia Nuova, de lo studio de l’Architettura, de l’Amicitia, del Liceo, l’Amasea, et più altre» (pp. 77-90: 77). In bilico tra interessi archeologici e istanze di riforma religiosa, non di rado tali sodalizi promossero e finanziarono ricerche filologiche e antiquarie, sostenendo la traduzione di trattati come quello di Vitruvio (Ambra Moroncini, pp. 101-110) e coinvolgendo artisti come Pirro Ligorio (Ginette Vagenheim, pp. 91-100). A lui si devono sia tre piante di Roma antica, vere e proprie ricostruzioni archeologiche delle rovine della città (1552, 1553 e 1561), sia la pubblicazione del Libro […] delle antichità di Roma nel quale si tratta de’ circi, teatri & anfiteatri (1553); attività da mettere in relazione con la partecipazione di Ligorio alla congregazione dei Virtuosi del Pantheon patrocinata dalla corte farnesiana (Michela Corso, pp. 111-123).

Si pensi poi a un’esperienza singolare come quella delle Noctes Vaticanae che rappresenta uno degli ultimi, effimeri tentativi di libero dialogo e confronto tra mondo umanistico e identità cristiana (Carmelo Occhipinti, pp. 125-137). Un clima ben diverso da quello controriformato in cui visse Federico Zuccari, in viaggio tra Italia e Spagna e in proficuo contatto con religiosi, uomini di cultura, pittori, scultori e architetti, non di rado allacciati all’interno di sodalizi come gli Innominati di Parma o la già ricordata accademia del Disegno di Firenze (Macarena Moralejo Ortega, pp. 139-152). Tra questi vanno annoverati anche gli Insensati di Perugia, dove Maffeo Barberini, Giovan Battista Marino, il Cavalier d’Arpino e Gaspare Murtola si riunivano per discutere sulle dirompenti novità caravaggesche (Laura Teza, pp. 153-167).

Siamo ormai nell’età di Urbano VIII. Le esperienze artistiche e culturali, sostenute da Francesco e Maffeo Barberini, e le relazioni con le altre città si moltiplicano, in una reciproca rete di scambi in ampia parte ancora da indagare. Lo dimostrano alcuni recenti ritrovamenti documentali che hanno permesso, ad esempio, di meglio comprendere la politica pontificia nei confronti di una città come Bologna, ma anche di approfondire una biografia complessa ed enigmatica come quella di Marino. Alludo alle pubblicazioni di Sebastian Schütze e al cantiere di Emilio Russo e Clizia Carminati. In questo prospettiva di riscoperta vanno lette le vicende di Giovan Battista Crescenzi (Marco Pupillo, pp. 169-179); di Marco Antonio Ferretti e Cristoforo Roncalli (Patrizia Tosini, pp. 195-211); di Ottavio Tronsarelli (Maria Cristina Terzaghi, pp. 213-227 e Fabrizio Federici, pp. 229-240); ma anche la stesura della Gerusalemme distrutta di Paolo Guidotti, parafrasi del capolavoro di Tasso (Michele Nicolaci, pp. 181-193).

Per avere una giusta prospettiva occorre però allargare lo sguardo anche al contesto europeo. Lo dimostra il caso dei Bentveughels qui affrontato da Harald Hendrix: «una posizione fuorviante che proprio in quanto tale ci permette di capire meglio certe dinamiche caratteristiche del fenomeno [accademia] nella sua complessità» (pp. 241-253). Infine, con Jane E. Everson si torna a Roma, con i versi celebrativi della vittoria di Vienna contro i Turchi (1683), tempestivamente pubblicati dall’accademia degli Infecondi (pp. 255-271). Siamo ormai alle soglie del Settecento, secolo di riforme che, come noto, introdurrà non poche novità anche nella pratica accademica. Qui il volume si ferma, non prima di aver proposto una selezionata iconografia e una bibliografia essenziale (in cui purtroppo non si può non notare qualche dimenticanza).



di Lorena Vallieri


La copertina

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