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Una cattedrale della musica: l’Archivio storico Ricordi


Mantova, Corraini, 2018, 223 pp., euro 35,00
ISBN 9788875707446

L’editore mantovano Corraini pubblica con un nuovo ISBN una monografia curata nel 2013 dalla sezione archivistica di Casa Ricordi. Il volume è diviso in tre macro sezioni: le prime due sono dedicate rispettivamente a un profilo storico della più grande e importante industria italiana di editoria musicale (dalla sua fondazione nel 1808 alla cessione alla multinazionale tedesca Bertelsman, nel 1994) e alla presentazione del suo Archivio storico. Nella terza e ultima sezione del volume, un efficace apparato iconografico illustra le diverse tipologie documentarie che Ricordi mette a disposizione degli studiosi, previa richiesta, nella sala Manzoni della Biblioteca Braidense di Milano. 

Circa la prima sezione, al lettore più avveduto non sfuggirà la quasi totale assenza di informazioni ulteriori rispetto a quelle già ampiamente fornite dalle due grandi pubblicazioni celebrative per i centocinquanta e centosettantacinque anni della fondazione. Tra esse, la prima in ordine cronologico, curata da Claudio Sartori (Casa Ricordi 1808-1958, Milano, Ricordi, 1958), offriva un ponderoso profilo storico delle attività di Ricordi e dei suoi direttori, insieme a un report sull’evoluzione grafica delle copertine dei volumi e – soprattutto – dei manifesti pubblicitari della casa milanese. Musicisti, musica, editoria, pubblicato nel 1983 a cura di Francesco Degrada, aggiungeva poi dati fondamentali sulle tecniche di stampa. 

Una cattedrale della musica suddivide la storia di Ricordi in sette brevi paragrafi, centrati sulle figure chiave dell’azienda, dal fondatore Giovanni Ricordi, a Tito I, Giulio, Tito II, e ai gerenti Carlo Clausetti e Renzo Valcarenghi, per poi discutere gli anni dal secondo dopoguerra al lungo declino sino alla fine del secolo. Le sezioni più interessanti sono certamente queste ultime (in particolare quella intitolata Nuovi Traguardi. Dal 1958 ad oggi), sia perché affrontano una porzione di storia troppo recente per essere inclusa nei precedenti volumi, sia in quanto focalizzate sugli interessi di Ricordi per la musica “leggera”. L’estrema concisione dei testi, dei quali non è indicato l’autore (supponiamo la mano di Caroline Lüdderssen solo dai Crediti a fine volume), è compensata dall’abbondanza dell’apparato iconografico, che da sempre accompagna i volumi di Ricordi, in questo caso vero cuore del progetto editoriale. Si tratta in parte di documenti già noti, ma che consentono qui una lettura a tutto tondo della storia della Casa milanese grazie alla compresenza di fotografie, manoscritti autografi, lettere, manifesti e altro ancora. 
 
Il medesimo giudizio va esteso anche alla seconda sezione del volume: la stringatezza e certa superficialità – sul piano scientifico – degli apparati testuali possono essere spiegati considerando il volume più un catalogo commentato che una monografia. Per il resto, è degno di nota, nelle pagine dedicate all’opera, il focussu fondi documentali (libretti e carteggi) poco o punto esplorati nelle pubblicazioni precedenti, recentemente valorizzati dall’Archivio storico. Come ci si aspetterebbe, ampio spazio è dedicato a Giuseppe Verdi e a Giacomo Puccini, colonne portanti del successo della casa editrice milanese. È di particolare interesse, a questo proposito, il quadro sull’Otello verdiano, in cui sono affiancati bozzetti, particolari tecnici della mise en scène, libretti, manifesti della ripresa romana, e riproduzioni da riviste d’epoca. Meno attesi, ma graditissimi, sono i tre approfondimenti dedicati rispettivamente alla musica edita tra la promulgazione delle leggi razziali nel 1938 e la caduta del regime fascista, al repertorio italiano del secondo Novecento e, più in generale, alle risorse offerte da Ricordi per la storiografia musicale, italiana e non solo. 

Tornando agli apparati testuali, il volume propone una precisa rielaborazione cartacea dei materiali già presentati in formato digitale nelle sezioni Approfondimenti e Risorse del sito web dell’Archivio storico Ricordi. Si spiega così la natura dei testi, pensati per la lettura su smartphone, in metropolitana, o su tablet, un occhio alla casella di posta e uno al social di turno. Sarebbe stato lecito aspettarsi di più? Risposte univoche non ce ne sono. Al neofita è offerta, specie nella terza sezione del volume, una panoramica dei tesori di Ricordi, tanto efficace quanto equilibrata per quantità e qualità dei documenti scelti. Lo studioso esperto, d’altra parte, sarà magari spiazzato dall’assenza di informazioni circa Le collezioni digitali di Casa Ricordi, progetto su cui l’Archivio sta investendo cospicue energie e risorse, e che consente di accedere, mediante un buon database, a scansioni di partiture, lettere (compresi i preziosi copia-lettere), documenti iconografici. 

Insomma: l’intento “celebrativo” del volume è palese. Dopo più di venticinque anni dalla sua acquisizione da parte di Bertelsman, e dodici dopo la cessione delle attività editoriali alla superpotenza Universal, l’Archivio (cui, di Ricordi, è rimasto giocoforza solo il ricordo) sceglie di presentarsi al grande pubblico senza attendere un altro anniversario. Del resto, come dichiara Thomas Robe, amministratore delegato della multinazionale tedesca, «la sfida per il futuro è sviluppare l’industria musicale in chiave digitale, rendendo tuttavia fruibile la sua tradizione al più ampio pubblico possibile» (Prefazione, p. 5): grazie a Una cattedrale della musica, l’azienda può giustificare e legittimare l’investimento per mantenere e implementare l’Archivio, al contempo pubblicizzando il lavoro svolto in questi anni di (problematica) ristrutturazione. Del resto: scripta manent, mentre i siti web, nonostante tutto, restano entità volatili. Faticano ancora a diventare documenti storici a sé stanti, status cui questo volume strizza evidentemente un occhio, consentendo però a un pubblico mediamente colto di “entrare” nelle stanze dell’Archivio Ricordi, e di “toccare con mano” alcuni campioni tra le decine di migliaia di documenti di interesse non solo musicale, ma concernenti anche la storia della grafica d’arte, della pubblicità, della moda, dell’industria culturale nella sua totalità.

Accettiamo, quindi, le dichiarazioni “agiografiche” a firma degli Chailly e dei Muti, dei Maderna e dei Dalla, a fronte, ad esempio, del curatissimo progetto grafico di Stan Hema GmbH: dalle centinaia di riproduzioni a colori in altissima definizione, alla sovra-copertina che, piegata su sé stessa, nasconde una gigantografia di Raragramma di Sylvano Bussotti, adottata dall’Archivio Ricordi come vera e propria icona. L’augurio è che la prossima pubblicazione raccolga i risultati delle ricerche più recenti, rese possibili dalla grande opera di riordino e digitalizzazione di materiali ancora vergini e inesplorati. Raccogliendo tutto in un oggetto forse meno accattivante, maaltrettanto (e forse più) capace di valorizzare i grandi investimenti in termini scientifici, tecnici e pubblicitari che hanno impegnato l’Archivio Ricordi e Bertelsmann nel corso di questi ultimi anni.


di Daniele Palma


Una cattedrale della musica: l’Archivio storico Ricordi

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