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Theaterheute, Nr. 3, März 2019


72 pp., euro 15, 00
ISSN 0040 5507

Spetta a Die sieben Todsünden/Seven Heavely Sins, balletto satirico con canto in sette parti di Kurt Weill su testo di Bertolt Brecht, aprire la serie di spettacoli recensiti in Aufführungen. Prodotto dallo Schauspiel di Stoccarda, dominato dalla cupa figura di Anna costretta dalla famiglia a prostituirsi, l’allestimento è affidato alla regia di Anna-Sophie Mahler e alle coreografie di Louis Stiens che sviluppano recitazione e movimenti dai ritmi piuttosto sostenuti, anche per il ricorso a martellanti suoni punk-rock. Tra gli attori si sono distinti, al fianco della protagonista Josephine Köhler, Florian Spiess, Melinda Witham e Elliot Carlton Hines.

Il nome di Brecht ritorna nella programmazione dello Schauspiel di Hannover dove Claudia Bauer ha proposto un adattamento di Aufhaltsamen Aufstieg des Arturo Ui, noto dramma dedicato alla conquista feroce del potere nella nostra contemporaneità. Sfruttando differenti toni di voce, gli attori Günther Harder, Katja Gaudard, Philippe Goos, Sebastian Weiss hanno fatto il verso ai leader della destra europea. Dal repertorio brechtiano attinge anche il Berliner Ensemble commissionando a Frank Castorf la messinscena di Galileo Galilei, rielaborazione dell’originale Leben des Galilei arricchito con testi di Antonin Artaud. Di pregevole intensità e di raffinata resa artistica è risultata l’esibizione di Jürgen Holtz nel ruolo del titolo; al suo fianco Bettina Hoppe, Wolfgang Michael, Andreas Döhler.

Che la promozione della drammaturgia contemporanea costituisca un perno della scena dei paesi di lingua tedesca, lo confermano le recensioni di interessanti novità come Autos della giovane Enis Maci in cui si racconta di un folle viaggio in macchina compiuto da una coppia indagata dalla regia di Franz-Xaver Mayr con taglio psicologico (produzione Schauspielhaus di Vienna). Si parla di sfruttamento nell’era della globalizzazione e di dipendenza dalla moda e dall’elettronica in Occidente nel dramma Sklaven leben. Pubblicato in versione integrale nella sezione Das Stück di questo numero della rivista berlinese, il testo è alla base di un allestimento di successo allo Schauspiel di Francoforte per la regia di Jan-Christoph Gockel. L’altra novità è Atlas, commedia in programma allo Schauspiel di Lipsia. Nel testo si incrociano drammatiche biografie di personaggi attivi tra la Germania e il Vietnam; la regia compete a Philipp Preuss.

Conquistano rilevanza anche le proposte da Monaco. Ai Kammerspiele Olga Bach ha consegnato al regista Ersan Mondtag la sua rielaborazione drammaturgica di Professor Bernhardi di Arthur Schnitzler (Doktor Alici). Una declinazione al presente in cui l’ospedale diventa il quartier generale della polizia dove si animano e si esasperano conflitti razziali ed etnici, resi sulla scena da Samouil Stoyanov, Christian Löber, Thomas Hauser e Michael Gempart. Il Residenztheater ha proposto il cechoviano Möwe secondo la versione di Alvis Hermanis che mantiene l’ambientazione tardo ottocentesca per approfondire gli scontri e i tormenti interiori dei personaggi affidati all’estro espressivo di Sophie von Kessel, René Dumont, Mathilde Bundschuh

Aufführungen prosegue con l’allestimento di Maria, novità di Simon Stephens al Thalia Theater di Amburgo. Si racconta la storia di una ragazza madre d’oggi impegnata nella lotta per l’emancipazione e contro il degrado sociale. La regia è di Sebastian Nübling, il ruolo della protagonista spetta alla brava Lisa Hagmeister affiancata da Thomas Niehaus, Barbara Nüsse, Tim Porath. I dissidi interiori della coppia moderna sono rivisitati con approfondimento psicologico da Karin Beier nell’allestimento di Wer hat Angst von Wirginia Wolf? di Edward Albee sul palcoscenico dello Schaspielhaus con Matti Krause, Maria Schrader e Devid Striesow convincenti e applauditi interpreti.

Il tema dell’utopia ricorre nei principali teatri di Berlino a partire dalla Volksbühne dove Susanne Kennedy ha curato la regia di Coming Society, un’installazione ideata con l’artista visivo Markus Selg che proietta una comunità in un futuro caratterizzato dall’intreccio armonico di natura, spiritualità, tecnologia. Tra i vari attori impegnati è emerso l’estro espressivo di Suzan Boogaerdt, Frank Willens, Dieter Rita Scholl. La novità Status quo di Maja Zade affronta con il linguaggio della satira e della pungente ironia il senso del potere connesso alla società patriarcale per poi prospettare la possibilità di importanti cambiamenti storici intorno alla conquista dell’uguaglianza. Nella produzione della Schaubühne Marius von Mayenburg ha confezionato uno spettacolo moderno e accattivante con Marie Burchard, Moritz Gottwald e Jule Böwe nei ruoli principali.

Le pagine di Akteure sono dedicate al profilo artistico di Linda Pöppel, attrice berlinese formatasi alla Westfälische Schauspielschule di Bochum, poi scritturata dal 2010 al 2013 nella compagnia del Centraltheater di Lipsia e attualmente inserita nell’organico del Deutsches Theater della capitale. Tra gli spettacoli in cui si è distinta ricordiamo König Ubu di Alfred Jarry (regia di András Dömötör) e Das Missverständnis di Albert Camus (regia di Jürgen Kruse).

International è un esauriente reportage che analizza la risposta della drammaturgia anglosassone alla Brexit. I testi presi in considerazione sono l’aspra denuncia del liberismo scivolato nell’intolleranza in The Cane di Mark Ravenhill, il dramma nostalgico Home, I’m Darling di Laura Wade e Sweat di Lynn Nottage.

 

di Massimo Bertoldi


Theaterheute, Nr. 3, März 2019

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