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Storia delle letterature scandinave. Dalle origini a oggi

A cura di Massimo Ciaravolo

Milano, Iperborea, 2019, 1,088 pp., euro 35,00
ISBN 9788870915631

A cura di Massimo Ciaravolo, alla guida di una squadra folta e agguerrita di specialisti di età tendenzialmente giovane e rappresentativa quindi di risorse fresche nel non verde panorama dell’Università italiana, esce per i tipi di Iperborea una monumentale Storia delle letterature scandinave. Dalle origini a oggi: oltre mille pagine. Va da sé che, a prescindere dalla mole, si tratta di una vera e propria impresa che – al di là della screziata e indimenticata opera di Prampolini, sviluppata fra gli anni Trenta e Sessanta – ha in realtà un unico specifico riscontro in Italia nelle Letterature della Scandinavia di Mario Gabrieli, la cui seconda edizione risale ormai al lontano 1969.

La Premessa del curatore (che cita questi riferimenti) non nasconde che allora era più facile di oggi, epoca della decostruzione e della globalizzazione, portare avanti un’idea unitaria di letteratura. Attualmente, prima d’impegnarsi nell’opera faticosa di narrare l’attività di scrittori stratificati nel tempo, nello spazio e nei generi (in questo caso, per di più, di varie nazioni, lingue e, in qualche modo, civiltà sì affini, ma a tratti non sempre consonanti), ci si trova di fronte alla domanda, per molti versi, terribile e ineludibile: che senso ha? o ancora: ma si può farlo davvero in termini lineari?

Alla fine, però, ciò che spaventa la teoria è come superato da un’esigenza assai generalizzata del pubblico dei lettori: c’è una necessità, non solo didattica, di qualche tipologia di mappa o di affresco che permetta di muoversi e di orientarsi culturalmente tanto più in territori dai confini ambigui, nei quali le lingue quasi s’intrecciano e una sorta di protostoria pagana imponente serpeggia e traluce in fenomeni contemporanei. È proprio il caso complesso della Scandinavia, della cui sfaccettata civilizzazione – mi si permetta di ricordare –, a suo tempo (2015), la compianta Gianna Chiesa Isnardi aveva reso un quadro articolato e sapiente; ora, questa nuova storia letteraria viene quasi ad affiancare e a integrare quell’opera, restituendoci con completezza l’impressione di un mondo peculiare quanto essenziale per la definizione del Geist europeo.

Certo oggi siamo ben lontani dalle considerazioni del grande attore Ernesto Rossi che, nel 1887, di ritorno dalla Scandinavia, scriveva: «Nella nostra ignoranza [i nordici] ce li figuriamo barbari: e invece sono forse, e anche senza il forse, più civilizzati di noi»; eppure non ha del tutto torto l’assai più citato Borges quando ricorda che i destini e i libri scandinavi continuano a esistere «come se si fossero verificati in sogno o in quelle sfere di cristallo che scrutano gli indovini». Nonostante il trapasso delle epoche e la velocità delle comunicazioni, l’idea di una Scandinavia avvertita quasi come isola più che penisola non si è del tutto estinta e soprattutto perché la sua civilizzazione è certo connessa all’Occidente, ma su una linea di peculiari discrasie. La prima è cronologica rispetto a larga parte del continente: per quel cosmo culturale, infatti, il medio evo vichingo è ciò che la Grecia e Roma sono state per gli altri popoli; il Settecento holberghiano appare il vero Rinascimento locale; Kierkegaard poi tenta di sbriciolare da Copenaghen il massiccio idealismo tedesco e, dalla fine dell’Ottocento, si assiste – con Ibsen, Strindberg e il troppo dimenticato Bjørnson – all’irradiazione di una profetica “luce dal Nord” sul resto dell’Europa; seguono un Novecento ricchissimo di letteratura, ma anche di cinema, dagli impulsi straordinari e pregni di originali acute istanze esistenziali, sino a oggi. I nessi con il continente sono attivi, dicevamo, ma spesso obliqui e, forse, appaiono più tenaci in relazione alla cultura francese (e latina) che, paradossalmente, alla contigua germanica.

Partire da queste eccentricità complica la già problematica questione della narrazione letteraria contemporanea e investe gli autori di inedite responsabilità divulgative. Per questa nuova Storia delle letterature scandinave, si è prescelta in fondo la struttura dell’enciclopedia (e come non ricordare Claudio Magris che afferma che da questo modello germoglia ogni ricerca!), quindi: quattro-cinque pagine per i temi e gli autori forti, una dozzina di righi per i titoli secondari. Può sembrare poco eppure, nella tessitura della trattazione, in tanta concisione, non solo non manca nulla, ma si ha la sensazione di essere guidati con mano sicura in un percorso che compatta il panorama in virtù di un’assai solida narrazione. Due paiono le carte vincenti: lo stile piano e immediato del racconto, che deriva dall’assoluta competenza selettiva degli studiosi in campo, e soprattutto la possibilità d’incrociare i percorsi, complicando (in senso nobile) ciò che, a questo punto, potrebbe apparire piatto e scontato. Vari rimandi consentono infatti di leggere e ricomporre questa storia da angolazioni differenti e qui il libro rivela la sua originalità e il paradosso della sua semplicità complessa: il lineare si ristruttura su livelli differenti che s’intersecano e la convenzione della narrazione letteraria mostra l’intreccio fitto di una storia labirintica, consentendo tuttavia di dipanarla nell’unico modo possibile: all’insegna delle differenze e delle contraddizioni.

Per il resto, il lettore curioso troverà una varietà di temi impossibile (anche per motivi culturali) da rinvenire nelle pur ottime opere del genere degli scorsi decenni: un’attenzione specifica, per esempio, alla letteratura d’immigrazione, alle differenziazioni postmoderne, al dilagante fenomeno dei gialli e ad aspetti culturali importanti quantunque periferici (per esempio, le isole Fær Øer); in generale, si avvertirà una sensibilità assolutamente contemporanea che inscrive infine la pseudo-isola nordica nella prospettiva della globalizzazione.

Ne affiora un quadro altrimenti caratterizzato; alla fine, originale, ma un po’ meno esotico e remoto e quasi concepito in rete, prossimo anche per il lettore italiano, che potrà godere di un altro pregio del volume: le ampie bibliografie, acute nelle scelte e aggiornatissime, attente ai contributi nella nostra lingua.

Per concludere, trattandosi di opera concertata, non posso esimermi dal citare tutti gli autori, che si sono sottoposti evidentemente a una sana disciplina di gruppo: Massimiliano Bampi, Bruno Berni, Laura Cangemi, Gianfranco Contri, Silvia Cosimini, Sara Culeddu, Giuliano D’Amico, Fulvio Ferrari, Davide Finco, Maria Cristina Lombardi, Andrea Meregalli, Camilla Storskog, Anna Wegener, Renato Zatti. Ognuno ha servito l’orchestra con la sua personalità di solista.


di Franco Perrelli


La copertina

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