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Hystrio, a. XXXII, n. 2, 2019


120 pp., euro 10, 00

Il numero primaverile di «Hystrio» si apre con la consueta Vetrina. Nell’intervista concessa a Gherardo Vitali Rosati, Sandro Lombardi spiega il rapporto con i testi di Thomas Bernhard, del quale ricorrono i trent’anni della morte, e individua in Werner Fritsch, Pascal Rambert e Fabrizio Sinisi gli eredi del dissacrante scrittore austriaco.

Marinella Guatterini si occupa di Alain Platel, originale esponente del teatro-danza che armonizza nei suoi spettacoli ballerini e performers di professione con soggetti diversamente abili e multietnici. La storia e l’attività artistica della compagnia comica I Legnanesi, che festeggia i settant’anni, sono oggetto di riflessione per Sandro Avanzo; mentre Claudia Cannella affronta la ricorrente polemica relativa alle presunte lobbies dei premi teatrali: per smentire le voci maligne si pubblicano i regolamenti di “Premio della Critica”, “Premio Hystrio”, “Premio Le Maschere del Teatro Italiano”, “Premio Ubu”.

Attore teatrale, televisivo e cinematografico, Peppino Mazzotta è anche autore di testi, come il recente La resa dei conti pubblicato in questo numero di «Hystrio» nella sezione Testi. Nell’intervista rilasciata a Emilio Nigro l’artista calabrese racconta la sua carriera e si sofferma sulla sua concezione della scrittura drammaturgica.

Il viaggio di Teatromondo inizia a Parigi, dove Giuseppe Montemagno ha assistito a due spettacoli firmati da Thomas Ostermeier: La Nuit des rois ou Tout ce que vous voulez (La dodicesima notte) di Shakespeare alla Comédie-Française, allestita con una scena minimalista dove agiscono attori dai toni espressivi lievi e stranianti, e Retour à Reims di Didier Eribon al Théâtre de la Ville. Laura Caretti propone la recensione di Kanata – Episode I – La controverse, dramma dei nativi canadesi allestito da Robert Lepage e interpretato da trentadue attori della Compagnia del Théâtre du Soleil.

Della scena londinese si occupa Jacopo Panizza. Dal ricco e variegato panorama britannico emergono spettacoli di valore come When We Are Sufficiently Tortured Each Other di Martin Crimp per la regia di Katie Mitchell e l’interpretazione di Cate Blanchett al National Theatre, e The Tragedy of Richard The Second (Riccardo II) diretto da Joe Hill-Gibbins con Simon Russell Beale protagonista e mattatore sul palcoscenico dell’Almeida Theatre. Il Royal Court ha ospitato la messinscena di The Cane, novità di Mark Ravenhill.

Non meno interessanti risultano le proposte dei paesi dell’area tedesca, come illustra Claudia Cannella che si occupa del successo di Antonio Latella nel segno delle importanti regie da lui firmate recentemente a Monaco (Eine göttliche Komödie. Dante <> Pasolini al Residenz Theater) e a Basilea (Die drei Musketiere al Theater Basel). Merita particolare attenzione anche Medea da Euripide secondo la versione di Simon Stone per il Burgtheater di Vienna, che trasferisce la tragedia nella nostra contemporaneità adattandola a un terribile fatto di cronaca nera.

In che misura nelle tre sale dello storico Teatro Bol’šoj di Mosca lo spettacolo viva di continui impulsi creativi, che spaziano dalla prosa alla musica da camera, è il tema scelto da Fausto Malcovati; mentre Franco Ungaro dimostra come a Skopie, nella Macedonia del Sud, l’esercizio delle arti sceniche conosca un notevole sviluppo multiculturale per superare i rancori nazionalistici. La forza e la diffusione del movimento femminista #MeToo si avverte anche in campo teatrale grazie a spettacoli particolari caratterizzati dalla presenza di grandi attrici nei ruoli solitamente maschili: in merito Laura Caparrotti segnala Janet McTeer impegnata nella novità Bernhardt/Hamlet di Theresa Rebeck e Glenda Jackson nel ruolo di King Lear.

Teatromondo si conclude in India, visitata da Nicola Pianzola in veste di cronista del prestigioso International Theatre Festival of Kerala. La partecipazione di compagnie provenienti da tutto il mondo favorisce un proficuo confronto con i linguaggi tradizionali del territorio.

Il teatro di realtà, ossia la rappresentazione della vita secondo i canoni espressivi della scena, è il titolo del dossier curato da Roberto Rizzente e Corrado Rovida. Lo stesso Rizzente discute il problema con Antonio Scurati, il quale riabilita, a proposito del ruolo dello scrittore nel mondo dei reality, la diderotiana consapevolezza critica della finzione della narrazione teatrale.

Il pregevole scritto di Renato Palazzi ricostruisce lo sviluppo storico della drammaturgia legata alla realtà seguendo le esperienze di André Antoine, il teatro-documento avviato da Peter Weiss, la pratica degli happening di Tadeusz Kantor e la rivoluzione di Pina Bausch fino alle soluzioni estreme di Rodrigo García influenzate dal repertorio di Jan Fabre.

Un limpido esempio storico dello scontro tra realtà e realismo è offerto dalle opposte vedute di Stanislavskij e Čechov, dalle quali, come dimostra Gerardo Guccini, si enucleano quelle manifestazioni performative che, per superare tale contrasto, assumono l’attore sociale  comeperformer epico secondo la linea seguita, tra i tanti, da Gabriele Vacis e Marco Martinelli, da She She Pop e Kepler-452. Con il contributo di Rossella Menna si entra nell’ambito dell’attore-autore moderno attivo nel teatro di ricerca secondo una nuova formula creativa e espressiva che prevede l’allontanamento dalla finzione del personaggio letterario a favore della «dimensione ostensiva della propria presenza» (p. 39) con le proprie idee e visioni. Significative in merito sono le esperienze di Chiara Bersani e gli spettacoli di Motus e Teatro Sotterraneo.

Il teatro della realtà, spiega Maddalena Giovannelli, produce nello spettatore un nuovo modo di essere in quanto lo vede partecipe del processo creativo interagendo con l’attore attraverso formule diversificate, dall’sms alla parola, sulle quali è doveroso avanzare riflessioni circa l’effettiva validità. Incide nell’ambito di queste problematiche la varietà degli spazi urbani, dalle biblioteche ai centri commerciali e dagli alberghi alle stazioni ferroviarie, che contestualizzano le nuove esplorazioni drammaturgiche: è quanto illustra Francesca Serrazanetti appoggiandosi a esempi qualificati come i progetti di Lotte van den Berg e Rimini Protokoll. Di questi ultimi si occupa diffusamente Roberto Canziani nell’intervista a Cornelius Puschke, cui compete la revisione drammaturgica dei lavori del collettivo tedesco attivo dal 2000. In merito si parla di metodo, strategie e obiettivi comunicativi riconoscibili, tra le tante proposte, in Experten, in Europa a domicilio e nel recente C’è posto per tutti.

Altro importante esponente di riferimento è Milo Rau che, intervistato da Diego Vincenti, sintetizza il suo percorso culturale in queste poche, illuminanti parole: «nel fare arte, ciò che mi spinge, è il tentativo di comprendere l’incomprensibile. E il reale è la cosa più incomprensibile fra tutte» (p. 47). L’attenzione della drammaturgia italiana verso la narrazione dell’attualità si riconosce, come bene illustra Corrado Rovida, nei testi di Stefano Massini, nonché nei diversificati percorsi artistici basati sulla priorità del documento (Filippo M. Ceredi e Muta Imago), sulla rappresentazione oggettiva del reale attraverso i simboli (Daria Deflorian e Antonio Tagliarini), sull’elemento biografico (Motus). Uno dei fondatori del teatro della realtà è Rodrigo García che nella conversazione con Rizzente si sofferma, tra l’altro, sulla ricaduta del suo linguaggio sperimentale sull’attore chiamato a confrontarsi con un testo-frammento privo di personaggi.

Carmen Pedullà si occupa della ricerca di Roger Bernat, drammaturgo regista e attore di spettacoli privi di testo, basati sul gioco dell’improvvisazione e sulla partecipazione diretta e costruttiva del pubblico.

Un altro modo altrettanto singolare per raccontare la realtà è l’assunzione del modello in scala in uso in ambito museografico. Inteso anche come sottile polemica contro gli spettacoli faraonici e contro la forza demistificatrice delle immagini, questo procedimento trova nel teatro del catalano Señor Serrano la sua punta di diamante, come bene dimostra Francesca Serrazanetti. Il depotenziamento della parola e la contaminazione dei linguaggi costituiscono le fondamenta sulle quali il regista e drammaturgo catalano Tiago Rodrigues costruisce le proprie performances analizzate da Graziano Graziani. Al rapporto tra performer e spettatore guarda con attenzione Marco Scotini soffermandosi sull’arte di Marina Abramović, Anibal Lopez, ecc.

La consueta, corposa sezione delle Critiche, preceduta dalle pagine dedicate alla danza e alla lirica, ordina le tante recensioni degli spettacoli secondo criteri regionali.Nella ricca Biblioteca Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

Nella ricca Biblioteca Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

Le tante, utili informazioni de La società teatrale sono offerte da Roberto Rizzente.


di Massimo Bertoldi


Hystrio, a. XXXII, n. 2, 2019

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