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Thalia Brero

Rituels dynastiques et mises en scène du pouvoir. Le cérémonial princier à la cour de Savoie (1450-1550)


Firenze, SISMEL-Galluzzo, 2017, XXVIII-701 pp., euro 90,00
ISBN 978-88-8450-806-5

Le ricerche pubblicate da Thalia Brero in questo volume – versione allégée (p. xxvi) della tesi di dottorato discussa dalla studiosa nel 2013 all’Università di Losanna e insignita del prestigioso Prix de français de la Société académique vaudoise – si apprezzano per almeno tre ragioni.

In primo luogo, per lo sforzo di storicizzare il fenomeno della produzione di descrizioni delle cerimonie dinastiche dei duchi di Savoia nella sua complessità e globalità, considerando sia le problematiche relative alla committenza delle scritture encomiastiche, alla loro stampa e diffusione tra le corti europee, sia le questioni inerenti allo sviluppo letterario di tali cronache nel Rinascimento.

Come si apprende dalla lettura del capitolo II, se nel primo Quattrocento questi testi si presentavano quali semplici resoconti di avvenimenti straordinari, come l’ingresso a Basilea di Amedeo VIII nel 1440 dopo l’elezione al pontificato, nel corso del secolo l’elaborazione artistica delle descrizioni dei festeggiamenti di casa Savoia si fece più ambiziosa, fino a definire i canoni di una raffinata prosa d’occasione. Si pensi ai livrets commemorativi redatti nell’età di Carlo II (1504-1553) per tutti gli eventi dinastici della famiglia del principe, come le sue nozze con Beatrice di Portogallo (1521) e il battesimo dei figli Adriano (1522) e Emanuele Filiberto (1528). 

Nel considerare il corpus delle descrizioni pervenute, Brero traccia la mappa delle relazioni veicolate dalla circolazione di questi testi tra le corti di Savoia, Francia, Borgogna, Austria e Portogallo, ricostruendo un quadro dettagliato della diplomazia del principato negli anni dei duchi Filippo II (1496-1497), Filiberto II (1497-1504) e il citato Carlo II. In quest’epoca fino a oggi poco indagata, alla cui storia è dedicato il capitolo I, il ducato, sprovvisto di eserciti e di ampie risorse economiche, seppe mantenere la propria indipendenza politica grazie ad accurate strategie matrimoniali, in cui la magnificenza del cerimoniale doveva ricordare ai contemporanei l’antico prestigio di cui tale ducato aveva goduto nel Medioevo. 

Il secondo merito del volume è offerto dalle accurate analisi delle descrizioni dei matrimoni, degli ingressi solenni, dei battesimi e dei funerali dei membri della famiglia ducale savoiarda, condotte sulla base dei documenti inventariati dalla studiosa e sostenute dalla consultazione di una ampia e aggiornata bibliografia scientifica. Si apprezzano la finezza con cui sono state ricostruite le vicende storiche che fecero da sfondo agli eventi; l’attenzione alle variazioni introdotte nel cerimoniale principesco durante l’età in esame; la segnalazione di giostre, tornei, rappresentazioni sceniche, tableaux vivants tra gli intrattenimenti di quelle giornate festive.

Il capitolo III considera la stipula delle alleanze nuziali nell’economia dei vantaggi recati alla diplomazia e alle finanze del principato. Si prenda, ad esempio, lo sposalizio, inviso a Francesco I di Francia, di Filiberta di Savoia con Giuliano de’ Medici (1515): tale evento rese possibile la creazione delle sedi arcivescovili di Chambéry e Bourg da parte di Leone X, che staccò i territori savoiardi dalla dipendenza spirituale e fiscale dalle diocesi di Lione e Grenoble. Pari attenzione è riservata all’organizzazione dei cortei, dei rituali e delle feste nuziali, di cui restano preziose testimonianze iconografiche. Tra queste si segnala una tela conservata al National Maritime Museum di Greenwich (riprodotta in appendice) che immortala l’arrivo di Beatrice di Portogallo a Villafranca nel 1521 a bordo del Santa Caterina do Monte Sinai, il vascello fatto sfarzosamente arredare da suo padre re Emanuele con tappezzerie di broccati dorati, mobili e oggetti preziosi.

I capitoli IV, V e VI – dedicati rispettivamente agli ingressi, ai battesimi e ai funerali – mettono a confronto le cerimonie ducali savoiarde con quelle in uso presso le corti di Francia e Borgogna. La validità di tale approccio, affrancata dalla similarità degli eventi festivi di riferimento, è rafforzata da una serie di documenti che provano lo scambio di informazioni riguardo all’organizzazione dei cerimoniali. Basti menzionare il Ce que on a acoustumé de fere en France pour le baptesme des enfans de Roys dell’Archivio di stato di Torino, resoconto delle feste per il battesimo di Francesco di Valois (1518) inviato a Carlo II. Tale documento fu probabilmente impiegato come modello per ideare i festeggiamenti degli eredi del duca.

Il tentativo di rispondere alla domanda che fa da titolo al capitolo VII (Le cérémonial princier, un système?) costituisce il terzo merito del volume. Mediante un’efficace analisi dei documenti e delle loro vicende produttive, la studiosa ha potuto formulare ipotesi sulle modalità con cui, tra XV e XVI secolo, il cerimoniale della corte di Savoia fu sottoposto (specie sotto il duraturo ducato di Carlo II) a un processo di semplificazione e di strutturazione modellato sulle esigenze comunicative del principe. In particolare, Carlo II si servì dell’aiuto dell’araldo Bonnes Nouvelles e del procuratore ducale François de Myozinge per progettare i programmi celebrativi per l’attribuzione a Laurent de Gorrevod del titolo di conte di Pont-de-Vaux (1521), per il battesimo di Emanuele Filiberto di Savoia (1528) e per i funerali di Filippo di Savoia-Nemours (1534), richiedendo loro anche la scrittura di prose commemorative degli eventi.

Con la regia sapiente del duca, nella prima metà del secolo XVI i gesti e i momenti della ritualità dinastica divennero dunque un apparato ben organizzato di comunicazione politica. Nelle conclusioni, Brero si interroga su come questo “sistema cerimoniale” abbia consentito ai Savoia di costruire una sfarzosa ma convincente messa in scena del potere, capace di confermare l’autorità del dominio ducale nel cuore di un’Europa in tumulto per le Guerre d’Italia tra gli eserciti imperiale e francese, e di legare le sorti dell’aristocrazia savoiarda alla fedeltà alla casa regnante grazie all’attribuzione del titolo di cavaliere dell’Annunciata, antichissimo e prestigioso ordine creato da Amedeo VI nel 1364.

Chiudono il volume tre appendici che facilitano la consultazione del testo: gli alberi genealogici di casa Savoia, la carta geografica del ducato all’inizio del Cinquecento e un repertorio biografico che raccoglie le notizie sui numerosi personaggi citati nel testo.




di Claudio Passera


La copertina

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