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Hystrio, a. XXXII, 2019, n. 1


124 pp., euro 10,00

Questo nuovo numero di «Hystrio» “espone” in Vetrina i profili di alcuni protagonisti dello spettacolo internazionale. Roberto Canziani ripercorre la carriera del regista russo Andrey Moguchy fino ai recenti allestimenti al Tovstonogov Bolshoi Drama Theatre di San Pietroburgo. Laura Caretti orienta l’attenzione su Robert Lepage: alle polemiche canadesi per l’allestimento di Slav (2018) (basato sul canto degli schiavi interpretati in scena da bianchi) si contrappongono le applaudite rappresentazioni di Kanata – Épisode I: Controverse al Théatre du Soleil di Parigi (2019) e dello shakespeariano Coriolanus allo Stratford Festival di Montreal (2018).

Il marchigiano Alessandro Sciarroni è un danzatore legato alle arti visive e alla cultura pop che, come bene illustra Laura Bevione, si è affermato anche in campo internazionale soprattutto con Turning (2014) e con il recente Augusto (2018).

Con il contributo di Roberto Canziani si entra nell’ambito della scrittura drammaturgica di David Foster Wallace, recentemente rivalutata da artisti italiani attraverso interessanti spettacoli quali Human Animal curato da La Ballata dei Lenna o Rave Foster Wallace, omaggio al noto scrittore americano morto suicida quarant’anni fa offerto da Stefano Bartezzaghi e Fanny & Alexander.

Alle quattro Sale Civiche di Milano è dedicata un’intervista di Ilaria Angelone a Monica Gattini Bernabò, direttrice della Fondazione che gestisce da sei anni questa importante istituzione.

A vent’anni dalla prematura scomparsa di Sarah Kane, Giulia Morelli sottolinea come la drammaturga britannica «abbia lasciato un solco profondo nel teatro contemporaneo» (p. 11): se a lei ancora si ispirano molti nuovi autori teatrali inglesi, sui palcoscenici italiani è rimasto ben poco della sua eredità a eccezione del recente 4.48 Psychosis con Elena Arvigo e dell’omaggio dell’Intercity Festival di Firenze 2018.

Il lungo viaggio di Teatromondo inizia dal parigino Festival d’Automne diretto da Emmanuel Demarcy-Mota. Dislocata nell’intera regione e impegnata nella promozione della drammaturgia contemporanea internazionale, la manifestazione (racconta Giuseppe Montemagno) ha ospitato, tra i tanti, Silvia Costa con Nel paese d’inverno tratto dai Dialoghi con Leucò di Pavese, la performer Marion Sièbert con Il grande sonno, il giapponese Takahiro Fujita con il sorprendente Gettate i libri, usciamo per le strade.

Sandro Avanzo offre un dettagliato resoconto dell’ottobre teatrale londinese caratterizzato dal successo dei musical: Mythic di Marcus Stevens al Charing Cross Theatre, Strictly Ballroom curato dal regista e coreografo Drew McOnie al Piccadilly Theatre e la novità The Great Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.

La scena viennese – come sottolineato da Irina Wolf – segue il doppio binario dell’allestimento di testi classici e di copioni inediti. Oltre a Fede, speranza, carità di Ödön von Horvàth rappresentato in chiave grottesca da Michael Thalheimer al Burgtheater e a Hotel Strindberg del regista Simon Stone che unisce estratti da Strindberg (produzione Akademietheater), è doveroso segnalare almeno l’adattamento del romanzo Mephisto di Klaus Mann firmato da Bastian Kraft nonché gli spettacoli di denuncia sociale Quattro drammi contro la solitudine di Martin Gruber e Un insostenibile lungo abbraccio di Ivan Vyrypaev.

Franco Malcovati guida il lettore alla scoperta della creatività moscovita. Al Teatro Fomenko Sergei Dyachkovsky ha scritto e diretto un travolgente Ospiti del Barone di Münchhausen e ha recuperato il suo surreale La Folle de Chaillot (2002). Al Teatro d’Arte Evgenij Krymov ha realizzato un provocante Sereža, libera rielaborazione di Anna Karenina.

Franco Ungaro ha partecipato al festival Bitef di Belgrado caratterizzato da tematiche legate alla paura, al fallimento, all’avanzata di nuovi nazionalismi e fascismi. Nella vicina Novi Sad eletta a Capitale Europea della Cultura 2021, l’annuale Synergy#WTF Festival dedicato ai teatri delle minoranze linguistiche presenti nel territorio ha dimostrato la sua sorprendente vitalità artistica.

Della nuova edizione del Festival del Teatro Nazionale di Bucarest si occupa Irina Wolf. In occasione del centenario della nascita dello Stato romeno moderno, diversi spettacoli affrontano problemi politici e sociali (Nel nome del padre di Elena Vlădăreanu; Gardenia della polacca Elzbieta Chowaniec); altri sono rivolti al mondo dell’infanzia e dell’adolescenza. C’è spazio anche per la neonata drammaturgia incarnata da Andrej Măjeri con Master Manole o dalla visionaria messinscena di MoSIAnderstanding di Alexa Băcanu.

Pino Tierno alza il sipario sul tormentato Isra Drama Festival di Tel Aviv, ostacolato dalla censura statale ma capace di proporre spettacoli di grande qualità, tra i quali Go della coreografa Galit Liss, l’esilarante A Winter Funeral di Yair Sherman e Mothers, Three di Lahar Timor.

Teatromondo si conclude a Tokyo, precisamente negli spazi alternativi visitati da Franco Ungaro quali il Super Deluxe, il Setagaya Public Theatre o la Sogetsu Hall dove si svolge il festival Dance New Air.

Teatro e periferie è il titolo del dossier curato da Claudia Cannella e da Alessandro Toppi.

Roberto Saviano, intervistato dalla stessa Cannella, presenta un quadro allarmante delle periferie napoletane, segnate da assenze politiche e progetti culturali. Diversa è la situazione di Milano dove, come racconta Sara Chiappori, è in corso pur tra mille difficoltà un processo di integrazione delle zone marginali nel tessuto urbano anche mediante un sistema teatrale rivolto soprattutto alle sale “off”.

Manhattan, spiega Laura Caparrotti, ha ceduto a Brooklyn lo scettro della sperimentazione e dei nuovi linguaggi teatrali, là dove non sono trascurabili gli ambienti inclusivi multietnici presenti nel Bronx. La geografia dell’hinterland di Roma è ricostruita da Luca Lòtano che posiziona nella struttura policentrica della capitale i cosiddetti Teatri in Comune. Con il contributo di Carlotta Clerici ci si trasferisce a Parigi. Le centoventi sale nelle banlieue funzionano fin dal secondo dopoguerra con lo scopo ultimo di rendere “democratica” la fruizione della cultura, obiettivo non sempre raggiunto per via di scelte artistiche complicate.

Il dossier prosegue con una dettagliata ricognizione della situazione nelle diverse regioni italiane, registrando un sensibile divario tra nord, centro e sud. In Piemonte, informa Laura Bevione, sono attive dal 1998 residenze multidisciplinari. Secondo Laura Santini, in Liguria bisogna distinguere tra Levante e Ponente. Se Milano detiene il primato lombardo, pullula nella regione una variegata “marginalità” caratterizzata da pregevoli festival e progetti di formazione del pubblico, come informa Roberto Rizzente. Chiara Marsilli si occupa del Triveneto, da cui emergono importanti esperienze rivolte in modo particolare al sociale e all’integrazione. Un’analoga direzione operativa, che comprende anche la promozione di giovani artisti, si riscontra secondo Michele Pascarella in Emilia Romagna.

Marco Menini individua per la Toscana un limitato numero di province in cui risultano presenti teatri sostenitori di progettualità congiunte al territorio. In Umbria, spiega Ilaria Rossini, esiste una valida rete di contatti tra i centri maggiori e minori, là dove nelle Marche – rileva Pierfrancesco Giannangeli – il teatro partecipa alla ricostruzione del tessuto socio-culturale nelle zone terremotate. Claudia Cannella riconosce in Abruzzo una serie di valide iniziative teatrali legate all’inclusione e alla valorizzazione della tradizione popolare. Renato Savo si addentra nel contesto laziale evidenziando la ricchezza dell’area romana ma non trascurando l’impegno culturale della provincia.

Il lungo elenco dei teatri compilato da Alessandro Toppi a proposito della Campania dimostra un grande impegno sociale per la promozione di attività formative legate allo spettacolo cui mancano però sostegni da parte degli enti amministrativi. In merito alla Puglia, scrive Nicola Viesti, sono attive molte compagnie, associazioni e singoli artisti che agiscono nel territorio con risultati lusinghieri. Positive le coeve esperienze riscontrate da Paola Abenavoli in Calabria, regione «diventata punto di riferimento per il [teatro] contemporaneo del sud» (p. 47). Filippa Ilardo si sposta in Sicilia per ricordare la vivacità e la creatività anche laboratoriale dei centri maggiori e minori dell’isola. Infine Rossella Porcheddu ritrova in Sardegna molte compagnie che hanno scelto come residenza luoghi periferici per costruire un solido dialogo interattivo.

Lina Cavalieri ricostruisce la storia del decentramento teatrale ricordando i primi esperimenti realizzati dal fascismo nel 1929 con i Carri di Tespi ideati da Giovacchino Forzano, cui seguì nel secondo dopoguerra l’azione dei primi Teatri Stabili come il Piccolo di Milano e lo Stabile di Torino che continuarono l’attività di coinvolgimento popolare fino agli anni Sessanta. Rimane difficile, secondo le stime di Diego Vincenti, definire oggi la “periferia” per via delle sue tante ramificazioni sociali e culturali (si pensi ai casi di Bologna, Bruxelles, Roma, Milano). Il mondo delle periferie, accompagnato dai corrispettivi dialetti, costituisce un proficuo filone della drammaturgia italiana, come ribadisce Renzo Francabandera nel suo percorso geografico dalla Sicilia al Nord-Est incontrando, via via, Emma Dante, Oscar De Summa, Saverio La Ruina, Ascanio Celestini, Ermanna Montanari.

Si passa poi all’approfondimento delle singole esperienze a partire dal Teatro delle Albe raccontato da Marco Martinelli, uno dei suoi fondatori, nell’intervista rilasciata a Laura Mariani. Si prosegue con la compagnia Atir diretta da Serena Sinigaglia che, nella conversazione con Maddalena Giovannelli, illustra l’esperienza artistica vissuta per dieci anni alla direzione del Teatro Ringhiera nella periferia sud di Milano. Con l’azione culturale attenta anche all’integrazione etnica sostenuta da Veronica Cruciani ci si trasferisce nel quartiere Quarticcioli di Roma. Giusi Zippo si occupa del progetto “Arrevuoto” attivo da quattordici anni a Scampia allo scopo di promuovere la cultura e l’inclusione in contrasto alla camorra, come spiega Maurizio Braucci. Chiude questo interessante, esauriente dossier il contributo di Nicola Pianzola dedicato ai festival organizzati in luoghi dove le condizioni di vita non sono agevoli: Lapponia (Festival Float Kalosset), Corea e India (Tepantar Theatre Village), Argentina (Festival Internazionale Teatro Para el Fin del Mundo), Kosovo (Festival Internazionale del Kosovo KIT).

Mario Bianchi passa in rassegna le principali fasi e gli artefici del Teatro di Figura: Romano Danielli (Ginevra degli Almieri), Marta Cuscunà, Gigio Brunello.

La consueta e corposa sezione delle Critiche ordina le tante recensioni degli spettacoli secondo criteri regionali. Seguono le pagine dedicate alla danza e alla lirica.

Exit è un omaggio a Eimuntas Nekrošius, celebre regista lituano recentemente scomparso, del quale Giuseppe Liotta ricorda gli spettacoli più significativi e le fasi salienti della sua straordinaria carriera artistica.

Il testo pubblicato è Maleducazione transiberiana di Davide Carnevali, vincitore del Premio Hystrio alla Drammaturgia 2018.

Nella ricca Biblioteca Ilaria Angelone e Albarosa Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo.

Le tante e utili informazioni de La società teatrale sono offerte da Roberto Rizzente.


di Massimo Bertoldi


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