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ARCHILET. Per uno studio delle corrispondenze letterarie in età moderna
Atti del seminario internazionale (Bergamo, 11-12 dicembre 2014)
A cura di Clizia Carminati, Paolo Procaccioli, Emilio Russo, Corrado Viola

Verona, Edizioni QuiEdit, 2016, 550 pp.
ISBN 978-88-6464-370-0

La pubblicazione delle Corrispondenze dei Comici dell’Arte diretta da Siro Ferrone (Firenze, Le Lettere, 1993) e quella dei carteggi dei “principi impresari” Giovan Carlo e Mattias de’ Medici curata da Sara Mamone (ivi, rispettivamente 2003 e 2013) ha dimostrato l’importanza dello studio delle lettere sia per aggiornare con notizie di prima mano le nostre conoscenze sul teatro professionistico e lo spettacolo di corte e d’accademia; sia, in più larghe campiture, per meglio ricostruire quella rete di relazioni e reciproci scambi che è alla base della nostra storia sociale e culturale. Non si può dunque che guardare con interesse al progetto promosso dal gruppo di ricerca Archilet reti epistolari. Archivio delle corrispondenze letterarie di età moderna (secoli XVI-XVII) finalizzato alla creazione di un database liberamente consultabile on line in cui raccogliere i carteggi italiani del Cinque-Seicento. Con uno sguardo attento all’Europa: la lettera come «strumento di straordinaria efficacia, in grado di far emergere un sostrato culturale omogeneo» (p. 12). 

L’archivio, disponibile all’indirizzo www.archilet.it, è in costante aggiornamento e registra corrispondenze letterarie edite (in stampe antiche o moderne) e inedite. Per ogni documento viene fornita una sorta di scheda anagrafica che riporta mittente, destinatario, data della lettera (effettiva o congetturale), luogo di spedizione e di ricezione, persone e cose notevoli citate nel testo con un breve sunto del contenuto, incipit, origine (manoscritto o edizione) e compilatore della scheda. Inoltre, quando questo è disponibile in altri siti open source (come Google books) o in riproduzione digitale (previo accordo con le istituzioni di conservazione), un apposito link rinvia al testo integrale dell’epistola. 

All’attività di regesto si affianca quella della pubblicazione in open access. Già disponibili uno studio dedicato a Torquato Tasso (2016) e gli atti che qui si presentano del convegno Per uno studio delle corrispondenze letterarie di età moderna (Bergamo, 11-12 dicembre 2014). Il denso volume propone ventotto saggi divisi in tre sezioni tematiche e una Introduzione a firma dei curatori Clizia Carminati, Paolo Procaccioli, Emilio Russo e Corrado Viola (pp. 9-25). 

Tra i Problemi sono raccolti quegli interventi che, partendo dallo specifico di un epistolario, si interrogano su aspetti di portata più generale. Così Procaccioli, sulla scia di Aretino, valuta i sistemi di datazione adottati nei libri a stampa del Cinquecento (pp. 29-44) e Claudia Berra i possibili rapporti tra il lavoro di edizione e di schedatura e i problemi di indicizzazione di un corpus inedito (pp. 45-53). Russo indaga quattro autografi di Tasso (pp. 55-66); mentre Carminati, attraverso l’esempio di Marino e Chiabrera, sottolinea i vantaggi di un’inchiesta condotta in parallelo tra due diversi nuclei epistolari (pp. 67-76). 

I contributi delle sezioni di taglio cronologico propongono riflessioni frutto di ricognizioni di prima mano. Per il Cinquecento sono da segnalare quelli di Leonardo Quaquarelli sul bolognese Girolamo da Casio, un mercante d’arte ancora poco noto (pp. 99-116); di Paolo Marini che, indagando l’epistolario del Bibbiena, dimostra come la lettera diplomatica diventi presto lo spazio letterario privilegiato per un sottile gioco di autorappresentazione oltre che utile fonte per la gestualità cerimoniale cortigiana (pp. 79-98). Di segno opposto i saggi di Enrico Garavelli e Giulia Grata. Se il primo si sofferma sui problemi editoriali che pone il corpus delle lettere di Annibal Caro (pp. 125-144), l’altro si confronta con il carteggio di Sperone Speroni, per il quale disponiamo di un’edizione attendibile, anche se incompleta (pp. 145-162). Diversi ancora i casi di Claudio Tolomei, maestro riconosciuto della prosa epistolare cinquecentesca, qui studiato da Francesco Lucioni (pp. 165-178), e di quell’«instancabile produttore di lettere» che fu Anton Francesco Doni su cui si è concentrato Gianluca Genovese (pp. 179-191: 179). Punti di vista diversi, ma che, se incrociati, evidenziano la centralità tanto della proposta editoriale del materiale epistolare, quanto della discussione su quel materiale.


Anche il Seicento viene affrontato da differenti angolazioni, in parte parallele a quelle del secolo precedente. Non a caso la sezione si apre con un intervento di Myriam Chiarla su Angelo Grillo, figura tra le più significative nella transizione all’età barocca, amico di Tasso e di Marino, responsabile di una significativa raccolta che pone rilevanti questioni: il rapporto tra letteratura e arte, in particolare in relazione a Chiabrera e al pittore Bernardo Castello, richiamando il citato contributo di Carminati; la relazione tra lettere a stampa e testimoni manoscritti, già al centro di numerosi saggi dedicati al XVI secolo; la rete di contatti culturali tra i letterati e, più in generale, tra gli “uomini di cultura” (pp. 321-332). Confermando la validità del progetto Archilet, che considera i testi epistolari come veicolo di informazioni sugli autori, sulle loro opere, sulle questioni più dibattute della letteratura italiana, ma soprattutto sull’aspetto relazionale della comunicazione epistolare, nell’intento di ricostruire la rete culturale entro la quale ogni autore ha operato.


di Lorena Vallieri


La copertina

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