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Chiara Ricci

Lilla Brignone. Una vita a teatro


Roma, Edizioni Sabinae, 2018, 306 pp., euro 18,00
ISBN 978 8898 623 778

Lilla Brignone. Una vita a teatro è la prima monografia dedicata all’attrice romana (1913-1984). Figlia d’arte del regista cinematografico Guido Brignone, nipote della ben più nota Mercedes Brignone, è da considerarsi tra le più importanti interpreti del teatro italiano del secondo dopoguerra.

La Prefazione, appassionata, porta la firma del regista Giancarlo Sepe, che ha collaborato con Lilla Brignone negli ultimi anni della sua vita. Il volume è organizzato in trenta capitoli ordinati cronologicamente. Le tappe salienti della biografia dell’attrice sono scandite da incontri importanti: da quello con l’attore Gianni Santuccio (1942-1955, ma torneranno a collaborare à più riprese fino agli anni Settanta), partner di scena e di vita, alla storica collaborazione con Paolo Grassi Giorgio Strehler al Piccolo di Milano (1947-1953), sino al rapporto professionale e d’amicizia con Luchino Visconti (1955-1958). Completano il volume i contributi Brignone e Williams: le nostre anime separate sotto lo sguardo dell’angelo di pietra di Franco D’AlessandroLilla Brignone nella prova più difficile della sua straordinaria carriera di attrice di Andrea Bisicchia e il ricordo di Mario Mattia Giorgetti, direttore della rivista teatrale «Sipario». 

È un racconto polifonico, quello proposto da Chiara Ricci, attraverso le voci di chi ha conosciuto o ha avuto modo di apprezzare la grande attrice nell’arco della sua intensa carriera. Cronache e interviste ne ricostruiscono la biografia artistica privilegiando l’attività teatrale e riservando alle esperienze televisive e cinematografiche due brevi, proficui capitoli in coda al volume. 

Il libro, denso di valenze emotive e psicologiche, delinea un ritratto più di donna che d’attrice. Molto si parla degli aspetti privati, oggetto di interpretazioni di carattere antropologico che lasciano a fine lettura la sensazione di aver soltanto assaporato una storia che meriterebbe un’indagine storico-filologica più accurata.

Se l’impianto narrativo si fonda sulle numerosissime interviste edite e inedite che “raccontano” Brignone soprattutto dal punto di vista umano, modesto è l’apporto documentale (qualche fotografia, una lettera e brevi accenni ai copioni conservati presso il Museo Biblioteca dell’Attore di Genova nel fondo “Lilla Brignone”). Inoltre, manca un puntuale corredo di note.

Il regesto invece è ben organizzato e registra testimonianze dirette sulla recitazione e sulla personalità dell’artista (inquinato però da troppi refusi): un racconto corale non solo per addetti ai lavori, sulle tracce che l’attrice ha lasciato a chi ha avuto la fortuna di incontrarla, anche solo per un’occasione. 


di Giulia Bravi


La copertina

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