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Salvestro cartaio detto Il Fumoso

Opere teatrali
I. Panechio. Tiranfallo; II. Batechio. III. Discordia d'amore
A cura di Anna Scannapieco, prefaz. e trad. di Roberto Alonge

Bari, Edizioni di Pagina, 2016-2018, 3 voll., 173 + 173 + 127 pp., euro 16,00 + 14,00 + 15,00
ISBN 9788874704934, 978-88-7470-549-8, 978-88-7470-618-1

L’edizione critica in tre volumi delle commedie di Salvestro cartaio detto Il Fumoso, accuratamente commentata da Anna Scannapieco, segna un punto fermo nelle nostre conoscenze su un personaggio per molti versi ancora enigmatico. Artigiano, fabbricatore e venditore di carta, ebbe un ruolo di spicco nella senese Congrega dei Rozzi nel suo periodo di maggior fulgore (1544-1552). A cominciare dalla pubblicazione di Panechio: ora correttamente datata al 5 luglio 1544, segna la ripresa dell’attività della Congrega dopo dieci anni di silenzio e l’esordio teatrale del Fumoso, forse non solo dal punto di vista editoriale.   
 
La sua drammaturgia è affidata a stampe popolari di largo consumo che, in mancanza di qualsivoglia attestazione manoscritta, trova nella princeps la testimonianza più affidabile. Tanto più nel caso dei Rozzi per cui è stata ipotizzata una relazione temporale ravvicinata, se non sincrona, tra scena e libro e una responsabilità diretta dell’autore nell’allestimento delle prime edizioni. Ciò aumenta le nostre possibilità di conoscere l’originaria struttura delle pièces e la loro facies linguistica. Basti pensare alla significante onomastica messa in campo, strettamente legata a un disegno drammaturgico punteggiato di riferimenti al contesto cittadino.   
 
È questo uno dei punti di forza del teatro del cartaio. Se la trama, spesso pretestuosa, richiama la satira antivillanesca, è innovativa la volontà di attribuire alla voce grottesca e ridicolosa del personaggio inferiore il compito di portare in scena i drammatici eventi di attualità: la carestia e le guerre, o le molteplici tensioni di quel mondo ereticale che affollava il territorio senese. Il paziente scavo esegetico condotto sul piccolo ma significativo corpus delle commedie ha permesso a Scannapieco di rendere eloquente quel sottotesto che rischiava altrimenti di andare perduto. Penso, ancora, al personaggio di Pasquina nella Discordia d’amore: il substrato semantico delle sue battute ha dimostrando la sua lontananza dal topos della villanella sprovveduta e sottomessa.   

In conclusione, quella che qui si presenta è un’edizione filologicamente rigorosa, attenta alla “testualità spettacolare” e alla espressività linguistica, ovvero all’impiego «non convenzionale di una lingua viva (anche e proprio nelle sue oscillazioni), che si fa riflesso di un’altrettanto non convenzionale idea del teatro comico» (vol. I, p. 59) di Fumoso: satirico, innovativo e d’impronta schiettamente senese. 

di Lorena Vallieri


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