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Theaterheute, 2018, n. 4, April


71 pp. 15, 00 euro
ISSN 0040 5507

In apertura di questo numero primaverile di «Theaterheute» si legge un interessante articolo (#MeToo-Debatte) che contiene un dibattito al quale partecipano tre attrici di generazioni diverse: Hildegard Schmahl (1940), Judith Rosmair (1967) e Julia Riedler (1990). Il tema di base è la condizione professionale della donna nella compagnia teatrale in parallelo all’analisi dei cambiamenti subentrati nella struttura organizzativa del sistema tedesco degli ultimi cinquant’anni.   
 
Aufführungen, lo spazio editoriale che registra le recensioni degli spettacoli più importanti dei paesi di lingua tedesca, concentra l’attenzione in primo luogo sullo Schauspiel di Amburgo dove Frank Castorf ha affrontato Der haarige Affe (The Hairy Ape) di Eugene O’Neill arricchito dalle citazioni di altre commedie dello scrittore americano e da estratti di opere di Arthur Rimbaud e Max Stirner. Una rappresentazione cruda e realistica della lotta di classe legata alle contraddizioni dell’identità politica ben interpretata da Charly Hübner, Samuel Weiss, Josef Ostendorf, Michael Weber, Abdoul Kader Traoré.   
 
Al Thalia Theater della stessa città il pubblico ha applaudito lo shakespeariano Der Sturm (The Tempest) secondo la versione scenica di Jette Steckel impreziosita dalle canzoni di Leonard Cohen. I personaggi principali, trasferiti nella nostra contemporaneità, sono stati resi in scena con toni cupi e bruschi da Jan Plewka, Mirco Kreibich, André Szymanski, Marie Löcker. Ersan Mondtag ha curato la regia di Das Internat di Alexander Kerlin e Matthias Seie, spettacolo ambientato in un collegio frequentato da un gruppo di giovani che vivono proiezioni oniriche di solidarietà e rivolta, di guerra e pace. Das große Heft, ricavato dall’omonimo romanzo di Agota Kristof, è stato allestito da Ulrich Rasche sul palcoscenico dello Schauspiel di Dresda.   
 
Proposte piuttosto interessanti emergono anche dalla scena berlinese. Il Deutsches Theater ha iscritto nel programma delle proprie produzioni Sommergäste di Maxim Gorki per la regia di Daniela Löffner che ha seguito con rigore filologico le pieghe narrative del dramma portando alla luce psicologie e caratteri dei vari personaggi affidati alle competenze espressive di Andreas Pietschmann, Frank Seppeler, Maike Knirsch, Nikolay Sidorenko, Cristoph Franken e Caner Sunar. Un taglio circense con gli attori trasformati in clown che alludono alla cosiddetta Primavera araba costituisce la cifra stilistica elaborata da Sebastian Nübling per la rappresentazione di Hamletmaschine di Heiner Müller in visione al Gorki Theater con l’interpretazione di Hussein Al Shatheli, Karim Daoud e Mazen Aljubbeh.   
 
Effetti e linguaggi figurativi propri della cultura punk rock sono il serbatoio dal quale ha attinto Ivica Buljan per l’allestimento di Der Balkon di Jean Genet al Residenztheater di Monaco con Juliane Köhler e Nils Strunk applauditi protagonisti per la forza gestuale e la delicatezza espressiva con cui si sono rapportati alla poetica del drammaturgo francese. Situazioni poco rassicuranti, tensioni tra i personaggi, lunghi silenzi hanno accompagnato Ein Volksfeind di Henrik Ibsen, dramma sapientemente attualizzato da Mateja Koležniks con il contributo di pregevoli attori quali Lilith Häßle, Bijan Zamani, Thomas Schmauser, Katharina Pichler e Thomas Huber.   
 
In Neue Stücke si leggono le segnalazioni di allestimenti relativi a testi inediti firmati da scrittori tedeschi contemporanei. Si inizia con Gutmenschen di Yael Ronen in cui si riflette sulla questione dei profughi e della domanda d’asilo. Guidati dalla attenta regia della stessa autrice si sono mossi con efficacia espressiva sul palcoscenico del Volkstheater di Vienna Sebastian Klein, Katharina Klar, Knut Berger e Birgit Stöger. Il Residenztheater di Monaco ha portato in scena Philipp Lahm, commedia di Michel Decar dedicata al celebre calciatore del Bayern München interpretato da Gunther Eckes nella sua dimensione domestica e quotidiana. Di pregevole fattura artistica la messinscena di Jedermann (stirbt) di Ferdinand Schmalz che riscrive il celebre dramma di Hugo von Hofmannsthal in chiave contemporanea trasformando il protagonista in un uomo d’affari forte e impenitente. La regia dello spettacolo presentato al Burgtheater di Vienna spetta a Stefan Bachmann mentre tra gli interpreti si riconoscono Markus Hering, Oliver Stokowski, Mavie Hörbiger, Katharina Lorenz, Elisabeth Augustin e Sebastian Wendelin. L’intrigante testo di Schmalz è pubblicato in versione integrale in Das Stück di questo numero della rivista berlinese.   
 
In Berlinale si legge una riflessione sulla presenza di diversi attori teatrali nei film dell’ultima edizione della celebre rassegna cinematografica: Sandra Hüller e Franz Rogowski in In den Gängen di Thomas Stuber; Paula Beer in Transit di Christian Petzold; Anna Segher, Marie Bäumer e Birgit Minichmayr in 3 Tage in Quiberon di Emily Atef e Victoria Schulz e Daniel Zillmann in Rückenwind von vorn di Philipp Eichholtz.   
 
Le pagine di Akteure contengono due profili artistici. Il primo è per Eva Löbau, attrice austriaca formatasi al Max-Reinhardt-Seminar di Vienna che divide la sua carriera tra il cinema e il teatro indipendente dove si è fatta apprezzare in Jeff Koons di Rainald Goetz (regia di Angela Richter, 2008), in Planet Porno (2014) di Patrick Wengenroth e nella recente performance Nächstes Jahr in Tskaltubo. Il secondo approfondimento riguarda Susanne Zaun e Marion Schneider, autrici di testi comici pungenti e provocatori come Mit den Beinen im bauch. Eine Nabelschau, Dreckig tanzen oder Schleiertanz bei Kellermanns e il recente It’s not over until the fat lady sings oppure Der Chor im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit.
  
«Theaterheute» omaggia infine Wilfried Minks, prestigioso scenografo recentemente scomparso, con un lungo e dettagliato contributo in cui si ripercorre la sua luminosa carriera segnata dalla collaborazione con Peter Zadek, Luc Bondy, Dieter Dorn, Rainer Werner Fassbinder, Claus Peymann e Peter Stein.

di Massimo Bertoldi


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