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Hystrio, a. XXXI, 2018, n. 2


124 pp., euro 10,00
ISSN 1121-2691

Il numero primaverile di «Hystrio» si apre con lo Speciale Fabulamundi. Claudia Di Giacomo e Roberta Scaglione presentano il progetto di coproduzione triennale Fabulamundi Playwriting Europe cui aderiscono dieci paesi partner e otto gemellati allo scopo di sviluppare una rete di contatti per la promozione e la diffusione della drammaturgia contemporanea. Una iniziativa che coinvolge centoventi autori e duecento testi.

Margarete Affenzeller ci fa conoscere alcuni scrittori austriaci: il giovane Muhammet Ali Bas di Der Kalif wird uns die Stirne küssen; Maxi Obexer di Geisterschiff; Volker Schmidt che in Die Textiltrilogie immagina un Terzo Mondo prospero e industrializzato; Robert Wölff che in Ressource Liebe denuncia lo sfruttamento dei lavoratori nell’età della globalizzazione; Azar Mortazavi autrice di testi in cui si parla di confini nelle relazioni interpersonali; Thomas Perle attento alle tematiche relative alla convivenza interetnica; Bernhard Studlar che in Me and You and the EU immagina un’Europa ideale. Si rifanno al linguaggio crudo e nichilista di Elfriede Jelinek il drammaturgo Thomas Köck, che condivide con Gerhild Steinbuch il tema del colonialismo, e Miroslava Svolikova con l’intrigante Die Hockenden.

Il contributo francese, come spiega Attilio Scarpellini, non presenta uniformità tematiche. C’è anzitutto il filone delle relazioni famigliari trattato da Magali Mougel (Penthy sur la bande), Gérand Watkins (Scènes de violences conjugales), Lucie Depauw (John Doe), Alexandra Badea (Europe connexione) e Aurore Jacob (Alexandre qui? Ou l’historie d’une rencontre entre le Nèpal et le Ventoux). Altri percorsi sono dedicati all’analisi della comunicazione sociale (Ctrl-X di Pauline Peyrade), alla ricerca di identità (Toute entière et le ciel est par terre di Guillaume Poix) e alla narrazione delle periferie (Alta Villa di Lancelot Hamelin e la trilogia di Baptiste Amann).

I dieci drammaturghi tedeschi di Fabulamundi privilegiano, come scrive Rolf Kemnitzer, i destini di rifugiati e migranti. Se Kassandra oder die Welt als Ende der Vorstellung di Kevin Rittberger guarda alla situazione odierna, il protagonista di Antoniusfeuer di Anne Jelena Schulte è uno smarrito rifugiato della DDR. I “confini” dell’anima e del corpo caratterizzano Der Berg über den kein Vogel fliegt di Kai Grehn e Geister sind auch nur Menschen di Katja Brunner. La lingua intesa come spinta identitaria si registra in Cherubim di Werner Fritsch e in Die Anfängerin oder. Sie. Du. Ich. Ellen di Katharina Schlender. Mentre i confini tra realtà e finzione turbano i personaggi delle commedie di Felicia Zeller.

Diego Vincenti si concentra sul versante italiano. Gli argomenti spaziano dai movimenti migratori all’incontro-scontro tra culture diverse presenti nei testi di Emanuele Aldrovandi, Davide Carnevali, Francesca Garolla, Fabrizio Sinisi e Roberto Scarpetti. Frammenti di ambienti famigliari e dialoghi sull’esistenza si individuano nella drammaturgia di Armando Pirozzi, Liv Ferracchiati, Industria Indipendente, Pier Lorenzo Pisano e Valentina Diana. Il contributo della Polonia è illustrato da Agnieszka Gòrnicka che riconosce nella dilatazione dei confini geostorici dell’agire umano il filo conduttore delle opere di Dana Łukasińska, Malgorzata Sikorska-Miszczuk, Radoslaw Paczocha, Przemyslaw Pilarski, Maria Wojtyszko, Elżbieta Chowaniec, Tomasz Man, Sandra Szwarc e Artur Palyga.

Jana Soprova si occupa della drammaturgia della Repubblica Ceca in cui tornano i temi della ricerca dell’identità e della realtà virtuale affiancati dagli scontri generazionali e dal teatro politico. Questi gli scrittori di riferimento: Lenka Lagronovà, Petr Zelenko, Roman Sikora, David Dràbek, Jaroslav Rudiš, Kateřina Rudčenková, Vit Peřina, Petr Kolečko, Tomás Dianiska e David Košťák. Si prosegue con gli autori della Romania prevalentemente impegnati, lo sottolinea Irina Wolf, a denunciare paure e angherie subite dai cittadini in campo sociale e religioso, politico e morale. Concorrono alla compilazione del repertorio per l’Europa i testi di Alexa Băcanu, Bogdan Georgescu, Olga Macrinici, Csaba Székely, Michaela Mihailov, Elise Wilk, Alexandra Păzgu. Infine, alla varietà delle proposte spagnole guarda Davide Carnevali soffermandosi sulla fucina di Barcellona: Carles Battle, Guillem Clua, Josep Maria Mirò, Esteve Soler, Helena Tornero, Victor Szpunberg e altri.

Degni di nota i soggetti culturali esposti nella Vetrina. Marco Menini presenta Spazio Zut di Foligno in cui si svolgono laboratori e si organizzano spettacoli attenti alla modernità secondo un disegno artistico finalizzato a dialogare con il territorio. Altro progetto di qualità è quello del Teatro Libero di Palermo consolidatosi nel corso di cinquant’anni di attività. Si veda la ricostruzione storicizzante di Filippa Ilardo. Il Teatro Due di Parma ha ospitato il progetto internazionale Nadia, promosso dall’European Theatre Convention, dedicato al tema dell’arruolamento di giovani occidentali nell’Isis. Ne parla Gherardo Vitali Rosati approfondendo gli allestimenti indirizzati principalmente alle scuole medie superiori. Italian & American Playwrigts Project è l’iniziativa internazionale attivata da Valeria Orani con l’obiettivo di sviluppare, come bene illustra Roberto Canziani, una rete di contatti tra la drammaturgia italiana e quella statunitense. Tra gli coinvolti si segnalano Fabrizio Sinisi, Elisa Casseri, Armando Pirozzi, Giuliana Musso, Mariana Carreño King, Amy Herzog e Cori Thomas.

Teatro ragazzi compete a Mario Bianchi, esaustivo nella cronaca dell’annuale Festival d’inverno di Lecce.

Il viaggio di Teatromondo inizia con un’intervista rilasciata a Roberto Canziani da Jeremy Irons, recente vincitore del Premio Europa per la carriera teatrale, che parla del mestiere dell’attore, del suo rapporto con Tom Stoppard e di Harold Pinter. Razzismo, discriminazione, disumanizzazione, calati in un contesto di visioni apocalittiche, sono gli ingredienti di molti spettacoli prodotti in Austria e in Germania, che Irina Wolf passa in rassegna a partire da Rest of Europe di Nicoleta Esinencu e da Erleichterung di Árpád Schilling. Vitali Rosati intervista Susanne Kennedy regista vincitrice del Premio Europa Realtà Teatrali e attiva ai Kammerspiele di Monaco di Baviera per i quali ha diretto Virginia Suicides (dal romanzo di Jeffrey Eugenides).

I drammi di Aleksandr Ostrovskij vivono una seconda giovinezza grazie ai tanti allestimenti oggi realizzati in Russia, come dimostra la mappatura compiuta da Fausto Malcovati. A Perm, in particolare, la vita dello spettacolo gode di ottima salute creativa, come riferisce Franco Ungaro in un contributo ricco di notizie su spettacoli di prosa, musical, vaudeville.

Teatromondo termina nella lontana Patagonia visitata da Nicola Pianzola: al centro dell’attenzione c’è la dodicesima edizione del Fitisch-Festival Internacional de teatro itinerante por Chiloè profundo dedicata a Violeta Parra.

Roberto Rizzente e Albarosa Camaldo curano il Dossier: Teatro e Sacro aperto da un’intervista dello stesso Rizzente a Salvatore Natoli. Lo studioso analizza il rapporto tra sacro, rito e teatro dall’antichità al Rinascimento a oggi, riconoscendo una sorta di continuità tra presente e passato (si pensi al primo Carmelo Bene e a La classe morta di Kantor). Di carattere storico è il contributo di Andrea Bisicchia. Si parla della spettacolarità sacra in età classica e in età medievale; di Goethe e di Manzoni; di Strindberg e del recupero dei modelli medievali in Claudel, Hofmannsthal, Maeterlinck; della proiezione novecentesca del sacro nella psiche cristiana: Eliot, Pirandello, Beckett.

Lorenzo Mango analizza il rapporto tra teatro e sacro negli anni Sessanta del secolo scorso. Si pensi alle riflessioni di Grotowski, Peter Brook e del Living sui fondamenti della comunicazione teatrale. Si considerano inoltre il Manifesto per un teatro povero di Pasolini e l’Odin Teatret di Barba. Paolo Ruffini indaga gli effetti del sacro nel teatro contemporaneo riconoscendo i rivoli espressivi e poetici delle ricerche di Jan Fabre, Teatro Valdoca, Danio Manfredini, Romeo Castellucci e tanti altri ancora.

Seguono le pagine a più mani di Moni Ovadia, Monica Ruocco, Giovanni Azzaroni, Itala Vivan, Annamaria Pinazzi, Riccardo Badini e Francesca Di Blasio dedicate al sacro nell’ebraismo, nell’islam, nell’induismo, nel buddhismo, nel mondo africano, in Amazzonia, presso i nativi americani e gli aborigeni australiani. L’intervento di Albarosa Camaldo potrebbe sorprendere: sono ben quattrocento le compagnie teatrali italiane attive nei circuiti parrocchiali che si occupano di teatro religioso ed educativo e organizzano rassegne quali il festival Teatri del Sacro. Carmelo A. Zapparrata storicizza il legame tra sacro e danza individuando nelle teorie di François Delsarte la svolta per le espressioni maturate e codificate nel Novecento: da Isadora Duncan ai Ballets Russes di Diaghilev fino a Virgilio Sieni

Il capitolo sul melodramma è affidato a Giuseppe Montemagno e svaria da Claudio Monteverdi a Giuseppe Verdi a Giacomo Puccini fino a Francis Poulenc e Olivier Messiaen. Il musical abbonda di spettacoli che oscillano tra successo commerciale e fallimento (Sandro Avanzo offre al lettore un quadro ben articolato). Rizzente interviene sulla traduzione scenica della sacralità nell’arte performativa contemporanea, mentre Mario Bianchi verifica la portata del sacro nella rappresentazione di miti, fiabe e leggende nel teatro per i ragazzi. In quali termini la sacralità e la ritualità siano affrontate dalle odierne regie è il tema trattato dallo stesso Rizzente e da Albarosa Camald a proposito di Babilonia Teatri, Barba, Brook, Pippo Delbono, Fabre, Rodrigo García, William Kentridge, Antonio Latella, Angelica Liddell, Valter Malosti, Armando Punzo, Sieni, Teatro delle Albe, Teatro Valdoca, Theodoros Terzopoulos.

Nella Biblioteca Ilaria Angelone e Camaldo raccolgono le schede relative alle novità editoriali italiane legate alla cultura dello spettacolo. La consueta e corposa sezione delle Critiche ordina le tante recensioni degli spettacoli secondo criteri regionali. Seguono le pagine dedicate alla danza.

Il testo pubblicato in questo corposo numero della rivista milanese è Delirio bizzarro di Giuseppe Carullo e di Cristiana Minasi. La messinscena di questa drammaturgia ha vinto il Progetto Forever Young 2015-2016.

Le tante e utili informazioni de la società teatrale sono offerte da Rizzente.

di Massimo Bertoldi


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