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The Net. La rete come fonte e strumento di accesso alle fonti

A cura di Andrea Becherucci e Francesca Capetta

Roma, Edizioni di storia e letteratura, 2017, 106 pp., euro 18,00
ISBN 978-88-9359-086-0

Il volume raccoglie gli atti del convegno omonimo promosso dagli Archivi Storici dell’Unione Europea (ASUE) e dalla sezione toscana dell’Associazione Nazionale Archivistica Italiana (ANAI), svoltosi a Firenze il 25 febbraio 2016. I contributi, a cura di archivisti, ricercatori informatici e umanisti, propongono diverse prospettive attorno a un tema comune, quello del webarchiving. In particolare, il focus della riflessione, evidenziato già dal titolo, è la specificità della rete come strumento per la ricerca da un lato, e come oggetto di archiviazione dall’altro. 

Le caratteristiche del web come “ambiente” per la conservazione di documenti digitali e come piattaforma per la fruizione pongono nuove questioni che sono oggetto di discussione tra gli specialisti: non esistono ancora standard largamente condivisi, e la letteratura tecnica è carente. Se la domanda di partenza è come stia cambiando il ruolo dell’archivista nell’era digitale, l’obiettivo è quello di proporre gli strumenti metodologici e le soluzioni operative più utili per svolgere il lavoro d’archivio. Per arginare i rischi più gravi derivanti da una gestione inconsapevole dei nuovi mezzi tecnologici (su tutti, la dispersione della memoria digitale), si ritiene cruciale studiare i processi in atto nella rete individuando delle direzioni virtuose che rispettino i principi delle scienze archivistiche.

La prima parte del volume è dedicata al web come “fonte”. Il contributo di Pierluigi Feliciati affronta il problema della sopravvivenza nel tempo dei contenuti culturali prodotti e pubblicati in rete, discutendo alcuni concetti utili a fissare delle buone pratiche di gestione per i soggetti produttori. In questa prospettiva, le scelte operate nella fase di progettazione dell’archivio digitale sono considerate la chiave per garantire la conservazione della memoria. Un punto di vista giuridico è quello assunto da Carlo Eligio Mezzetti il quale offre un approfondimento sui diritti connessi al patrimonio fotografico e sui problemi relativi alla sua diffusione, nella tensione tra materialità del bene e proprietà intellettuale. Di webarchiving si torna a parlare nel contributo di Marco Rulent che propone come caso di studio un progetto degli Archivi Storici dell’Unione Europea consistente nell’archiviazione sistematica di una selezione di siti web, quelli delle maggiori istituzioni, organi e agenzie UE. Il portale è descritto anche nel suo funzionamento tecnico e nelle scelte operative adottate, sottolineando gli aspetti critici e i limiti emersi al momento dell’implementazione.

Sulla rete come strumento di reperimento e consultazione delle fonti si concentra la seconda parte del volume. Stefano Vitali, direttore dell’Istituto centrale per gli archivi, riflette sul rapporto degli utenti con i sistemi archivistici accessibili sul web e su come questi abbiano prodotto delle trasformazioni nella composizione dei fruitori degli archivi. In tale prospettiva questi strumenti sono “oggetti sociali” che «acquistano […] vita propria e sono utilizzati, trasformati, vissuti da chi li utilizza in modi imprevisti» (p. 41). Si pensi a SIUSA (Sistema unificato delle Soprintendenze Archivistiche) e al portale Antenati. Gli archivi per la ricerca anagrafica

Marta Caroscio mette a confronto, dal punto di vista della fruizione, diverse esperienze di banche dati online di istituzioni culturali (archivi, biblioteche, musei) che raccolgono immagini digitali tra Italia, Spagna, Regno Unito e USA. Emergono strategie differenziate che rispecchiano altrettante interpretazioni di concetti normativamente complessi quali l’accessibilità e la libertà di riproduzione. Si auspica il raggiungimento di standard legislativi che regolino la messa in rete delle riproduzioni dei beni culturali, così da potenziarla: la digitalizzazione ha infatti una ricaduta importante anche sulla conservazione, sottraendo i beni ai rischi della consultazione diretta. Natalia Cangi descrive il progetto Impronte Digitali che ha portato alla digitalizzazione completa del patrimonio dell’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano e alla sua valorizzazione per mezzo della creazione di una Digital Library, di una sede museale (Piccolo museo del diario) e di piattaforme informatiche tematiche. Armando Antonelli illustra il portale archIVI che dal 2006 permette di accedere alle risorse archivistiche del progetto Una città per gli archivi.

La conclusione di Francesca Capetta sintetizza efficacemente i termini del dibattito circa i cambiamenti prodotti dall’avvento della rete nel mondo archivistico: un nuovo orizzonte in cui «le relazioni sono esplose e i ruoli di produttore e di utilizzatore si vanno sfumando l’uno nell’altro fino a diventare entrambi “agenti”» (p. 87); e in cui «i documenti vengono fruiti, utilizzati e riaggregati sempre più spesso fuori dai loro contesti di produzione» (p. 89). In questo milieu dinamico, insieme alla necessità di trovare procedure efficaci per la conservazione della memoria digitale, si pone l’esigenza di individuare pratiche sostenibili per organizzare e rendere accessibile questa memoria nel lungo periodo. 

Il volume ha il merito di mettere a confronto sguardi tecnici, giuridici, concettuali e pratici: un passo avanti verso tale obiettivo.


di Giulia Sarno


La copertina

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