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The Grand Ducal Medici and their Archive (1537-1743)

A cura di Alessio Assonitis e Brian Sandberg

London-Turnhout, Brepols, 2016, 222 pp., 85,00 euro
ISBN 978-1-909400-34-4

La lettura di questo libro, per essere completa, richiede lo schermo di un computer. Connesso al web il lettore potrà sfogliare su bia.medici.org – la piattaforma varata nel 2013 dal team di The Medici Archive Project – i documenti citati nei sedici saggi pubblicati. Dopo essersi registrato, l’utente avrà a disposizione le lettere, i registri, gli avvisi, le note e gli inventari dei granduchi di Toscana raccolti nell’Archivio Mediceo del Principato, resi accessibili grazie a un complesso lavoro di catalogazione e digitalizzazione avviato nel 1990. Le ricerche presentate dagli autori del volume sono il risultato degli sforzi di una comunità di ricercatori che ha elaborato nuovi modi per consultare il ricco fondo mediceo, aprendo nuove piste di ricerca. Nelle note ai testi la sigla MAP Doc ID# seguita dal numero di archiviazione invita ad accedere direttamente alle fonti su BIA, interrogandole secondo i propri interessi di ricerca.  

La varietà dei temi affrontati è direttamente proporzionale alla mole dei documenti presenti nell’Archivio Mediceo del Principato. Una lettera di Pier Filippo Pandolfi del 26 febbraio 1537 apre lo studio di Stefano Dall’Aglio, che ricerca tra le missive degli informatori di Cosimo I de’ Medici gli indizi per risolvere lo strano caso dell’assassinio di Lorenzino de’ Medici a Venezia.  

Alessio Assonitis mette a confronto l’inventario dei libri del primo granduca di Toscana compilato nel novembre 1553 con le corrispondenze relative ai suoi interessi letterari, mettendo in luce il ruolo di consigliere di Pier Francesco Riccio nell’acquisto di libri, la curiosità di Cosimo per le opere dei riformatori protestanti, il patrocinio ducale all’edizione degli scritti d’intellettuali medicei e una discreta confidenza del principe con le moderne tecniche di stampa.  

Sulle spoglie invisibili di Giorgio Vasari si sofferma Francesca Funis, che raccoglie sedici testimonianze intorno alla prassi del riuso di materiali costruttivi ottenuti demolendo vecchi edifici per fare largo ai progetti della Firenze granducale: gli Uffizi, il Corridoio Vasariano, il Salone dei Cinquecento.  

Anatole Tchikine pubblica tre lettere di una indignata Vittoria Colonna. Indignata per il rifiuto della porpora cardinalizia da parte del fratello di Eleonora di Toledo. Ospite della corte della sorella, costui si era distinto sia come organizzatore di feste e sfilate nei carnevali del 1551 e del 1552 sia come diplomatico scaltro, trattando con Filippo II a Bruxelles su incarico dei Medici il futuro di Siena dopo la capitolazione del 17 aprile 1555. Se il motto di don Luigi fu Anxia vita nihil, quello del più spregiudicato Jacobiglio Hebreo ritratto da Piergabriele Mancuso potrebbe essere Business is business. Il mercante intrattenne con Cosimo I una cospicua corrispondenza, in cui agiva dapprima come fornitore di collezioni di monete antiche e oggetti d’arte, poi come informatore delle faccende del Levante, infine quale consulente per nuovi fruttuosi traffici in oriente.     

Elena Brizio si concentra sulla storia di Siena successiva al trattato di Cateau-Cambrésis – quando la città fu affidata ai Medici come feudo di Filippo II – intercettando gli scambi epistolari che tra il 1555 e il 1559 le donne senesi ebbero con i loro parenti esiliati a Montalcino riguardo alla gestione dei beni patrimoniali e al rapporto con la nuova amministrazione della giustizia. Sheila Barker propone un’analisi degli interessi per la medicina e la farmacologia emersi dalle lettere di Eleonora di Toledo, Cristina di Lorena e Caterina de’ Medici. Quest’ultima, sposa del duca di Mantova nel 1617, ebbe tra i beni dotali uno «studioletto pieno di vasetti d’argento et altre cosettine attenente il tutto a spezieria et chirurgia» (p. 116, n. 79).    

Stranezze di casa Medici. Come le maschere tribali, i fossili, le scimmie e i pappagalli giunti dalle Americhe per l’eclettico Francesco I e per suo fratello Ferdinando I secondo le missive passate in rassegna da Lia Markey; o come gli oggetti appartenuti a Livia Vernazza, la discussa amante di don Giovanni de’ Medici, che il figlio naturale di Cosimo I volle ricoprire di gioielli e abiti pregiati. Una volta morto il galante marito, la famiglia tentò di strappare quei beni a Livia, i cui inventari e lettere, studiati da Brendan Dooley, mostrano come la donna cercò di mantenerne la proprietà.  

L’Archivio del Principato conserva cinque filze di Relazioni con Stati Esteri. Savoia, dalle quali Roberta Piccinelli ha attinto avvisi e missive contenenti informazioni sulle committenze artistiche della corte sabauda nel Seicento insieme a preziosi resoconti di feste e spettacoli. Si pensi allo «zappato» del Natale 1623, con l’offerta di preziosi, insoliti regali a Maria Cristina di Borbone. La cultura dei festeggiamenti quale instrumentum regni rientra tra le problematiche affrontate da Brian Sandberg nello spoglio dei documenti inerenti alle reggenze a confronto di Maria de’ Medici regina di Francia (1610-1630) e della granduchessa di Toscana Cristina di Lorena (1621-1628). Un’incursione tra i dispacci da Londra dell’ambasciatore Ottaviano Lotti è proposta da Lisa Kaborycha che ne coglie le puntuali osservazioni sulla vita della corte di Giacomo Stuart, le simpatie cattoliche del monarca e le tensioni con il parlamento in materia di politica economica. 

In breve, una varietà considerevole di ricerche, che illustra le infinite possibilità permesse dalla digitalizzazione dell’archivio mediceo. Un progetto che mira ad estendersi anche ai fondi della Miscellanea medicea, della Guardaroba medicea e del Mediceo avanti il Principato. Tra gli orizzonti aperti dalle digital humanities quello dell’accesso ai tesori archivistici costituisce uno degli obiettivi più affascinanti; specie se, come in questo caso, la messa in rete del patrimonio diventa occasione d’incontro tra ricercatori di materie e competenze diverse.  

di Claudio Passera


La copertina

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