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Une Renaissance en Normandie. Le cardinal Georges d’Amboise, bibliophile et mécène
catalogue de l’exposition (Évreux, 8 juillet-22 octobre 2017)
A cura di Florence Calame-Levert, Maxence Hermant, Gennaro Toscano

Stipa, Gourcuff Gradenigo, 2017, 256 pp., euro 35
ISBN 9782353402618

Sulla copertina del catalogo di quest’importante esposizione fa bella mostra di sé una riproduzione dell’antiporta del codice della Cosmographia di Tolomeo nella traduzione latina di Angelo da Scarperia, opera realizzata a Firenze tra il 1475 e il 1480 per Alfonso, duca di Calabria, dal calligrafo francese Hugo Comminellis, miniata da Francesco Rosselli e illustrata dalle carte geografiche di Jacopo del Massaio. La riproduzione di una cornice architettonica all’antica, fine prodotto dell’arte del minio del secondo Quattrocento, inquadra, su sfondo scarlatto, il titolo del volume.

Una pregevole elaborazione grafica che ben introduce la figura del cardinale collezionista, la sua fascinazione per la pittura italiana rinascimentale, l’amore per i testi classici (consultati in eleganti volumi), il desiderio di conquista d’un linguaggio artistico capace di rappresentare la gloria della monarchia francese.

Nel saggio di apertura, Mathieu Deldicque delinea il profilo di Georges d’Ambroise e i suoi rapporti con la famiglia reale di Francia. Su interessamento di Luigi d’Orléans nel 1493 il presule ottenne la carica di arcivescovo di Rouen e giocò un ruolo chiave come consigliere di Carlo VIII e di Luigi XII durante le campagne d’Italia. Insignito del galero da papa Alessandro VI, dal 1501 fu legato pontificio per la Francia e Avignone, e condivise con il suo sovrano l’ossessione per la penisola. Se Luigi XII desiderava mettere le mani sul ducato di Milano, egli bramava Roma e il soglio di Pietro, negatogli dai conclavi del 1503 che elessero Pio III e Giulio II.

Una carriera esaltante, quella di questo cadetto, discendente di una famiglia che, come illustrano Maxence Hermant e Florence Calame-Levert, aveva fatto la sua fortuna dopo la guerra dei Cent’anni e aveva preso il possesso dei più importanti benefici ecclesiastici dell’area normanna.

È in tale territorio, il cui cuore fu la residenza di Gaillon, che il gusto del porporato innamorato dell’Italia ebbe modo di esprimersi in una serie di committenze che permisero il fiorire di una Renaissance en Normandie. Le indagini di Thibaut Noyelle si concentrano sulla creazione di una sintassi architettonica capace di coniugare il gusto classicheggiante dei decori di Pace Gaggini, Antonio Giusti, Riccardo da Carpi, nonché i deliziosi giardini all’italiana di Pacello da Mercogliano, con l’esuberanza dello stile flamboyant delle residenze di Gaillon, Vigny, Meillant e Chaumont-sur-Loire. Alcune fontane ordinate agli scultori Della Porta e Gagini furono installate a Rouen e Gaillon dove operarono i toscani Girolamo Pacerotti e i fratelli Antonio, Andrea e Giovanni Giusti, il cui apporto al rinnovamento della cultura plastica d’Oltralpe è analizzato nelle pagine di Sophie Caron.

Di Andrea Solario si occupa Vincent Delieuvin. La presenza del pittore milanese a Gaillon (1507-1509) per dipingere la cappella del castello anticipa il soggiorno di Leonardo alla corte di Francesco I, ponendosi come primo caso d’esportazione della pittura rinascimentale italiana in Francia. Circa l’influenza esercitata dalla collezione di tele del d’Amboise sulla coeva produzione pittorica francese si concentra Caroline Vrand.

L’“opera d’arte” cui il cardinale teneva di più fu la sua straordinaria biblioteca, le cui vicende sono documentate dagli inventari redatti nel 1503, nel 1508 e nel 1550, pubblicati in appendice da Marie-Pierre Laffitte insieme ai registri di spese per i manoscritti del prelato editi da Hermant.

La parte più corposa di questa raccolta fu acquisita in vista della visita di Luigi XII e di Anna di Bretagna a Gaillon nel 1508, al fine di stupire il sovrano che tra i propri bottini di guerra poteva vantare la biblioteca Visconti-Sforza e che da Carlo VIII aveva ereditato buona parte di quella dei re aragonesi. Come annotò nel 1517 Antonio de’ Beatis accompagnando al castello il cardinale Luigi d’Aragona, sugli scaffali di Gaillon si potevano ammirare invece i centotrentotto libri un tempo appartenuti a Ferdinando I di Napoli, ceduti nel 1502 dalla moglie Isabella del Balzo al porporato. Di essi Gennaro Toscano segue minutamente le vicende, che si alternano a quelle dei codici (studiati da Emanuele Cutinelli Rendina) offerti dalla Signoria di Firenze in cerca di alleanze filofrancesi al potente consigliere dei re.

Notevole l’accuratezza delle schede redatte per ciascuno dei volumi esposti, ricche tanto di dati bibliologici quanto d’osservazioni critiche sullo stile delle miniature e sulle loro questioni attributive, oltre che di riferimenti bibliografici aggiornati. Tale abbondante messe d’informazioni, insieme al lavoro di edizione della documentazione esistente sulla storia della raccolta libraria, illustra al lettore le modalità di costruzione della collezione di Georges d’Amboise quale strumento di promozione della propria immagine pubblica, mettendone in risalto il ruolo di mediatore tra il fervore rinascimentale italiano e la cultura figurativa d’Oltralpe.



di Claudio Passera


La copertina

cast indice del volume


 



 
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