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Dionysus Beyond Borders, «engramma», n. 148, agosto 2017


A cura di Giulia Bordignon, Fabio Lo Piparo


ISSN 1826-901X

È interamente dedicato a Dioniso l’ultimo numero della rivista on line sulla tradizione classica nella memoria occidentale. Un omaggio alla divinità che per eccellenza supera i confini di ogni definizione, Dionysos: partorito due volte, maschio in vesti di donna, straniero in patria, salvatore e spietato. Dio dell’epipháneia e dell’epidēmia (K. Kerényi, Dioniso, Milano, Adelphi, 2010, p. 142) che «osserva chi lo osserva» (ὁρῶν ὁρῶντα, Baccanti v. 470). 

Gli articoli riferiscono i risultati dell’ultimo incontro del Seminario Pots&Plays (Venezia, 16 maggio 2017) promosso dal Centro studi classicA dell’Università Iuav. Vi si indagano in particolare le τιμαί dionisiache del vino e del teatro, mezzi che conducono oltre i confini del sé nei territori misteriosi dell’alterità.

Lorenzo Lazzarini, Francesco Mannuccia e Umberto Spigo firmano il primo contributo pubblicato in doppia versione, inglese e italiana. È il resoconto scientifico delle problematiche di studio e conservazione di un cratere fliacico proveniente da Lipari. Su di esso è raffigurato Dioniso seduto che osserva una acrobata nuda e due attori comici. Di probabile fabbrica siceliota il reperto fu rinvenuto da Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier nel 1954 in una tomba della necropoli di “Lipàra greca” dove era utilizzato come cinerario. La singolarità iconografica e la forza espressiva della figurazione hanno posto di diritto questo capolavoro «fra le opere della pittura vascolare dell’Occidente greco maggiormente emblematiche dei legami fra religiosità dionisiaca e universo teatrale» (p. n.n.). Il cratere fa parte di un corpus di manufatti sottoposti a sofisticati interventi di restauro in occasione della mostra Sicily. Art and Invention between Greece and Rome allestita al Getty Trust di Los Angeles nel 2013. Nell’articolo sono descritte minuziosamente le fasi del restauro con il supporto di preziose immagini.  

Fabio Lo Piparo indaga l’iconografia vascolare di Cassandra personaggio teatrale. Nella difficile distinzione tra figurazione mitica e teatrale, lo studioso identifica costei ricollegandola all’Agamennone di Eschilo. «L’identità tutta apollinea del personaggio, che sembra fissarsi in ambito figurativo in virtù della sua fortuna nelle performance, diventa essa stessa tradizionale, laddove per converso l’invenzione eschilea doveva servire a trasmetterne l’alienazione, la variazione rispetto al mito: il rifiuto dei segni e degli attributi mantici conducono Cassandra ad assumere, nella diversa “maschera” della vittima sacrificale per mano di Clitemnestra, una rinnovata funzione profetica sotto il segno di Dioniso» (p. n.n.).

Segue una recensione del volume collettaneo Choreutika. Performing and Theorising Dance in Ancient Greece (Pisa, Fabrizio Serra, 2017) a cura di Laura Gianvittorio: un’indagine sulla dimensione choreutika del teatro greco intesa come unione profonda di danza e canto corale. Un campo di studi ancora marginale sebbene intrecciato alla questione dell’origine della tragedia. Di questo volume parleremo presto anche in questa sede.

Chiude il numero l’intervista a Andrea De Rosa, regista delle Baccanti andate in scena nel Teatro Grande di Pompei (14-16 luglio 2017). Monica Centanni e Bruno Roberti pongono a De Rosa domande puntuali circa la gestualità e la prossemica degli attori, la scenografia, la musica della performance. Ne emerge l’interpretazione registica del dionismo. 

Il “volume” offre spunti di riflessione per ripensare l’enigmatica immagine di Dioniso: «una figura che assomma, risolve ma ancora rifrange le forse apparenti contraddizioni che innervano e cortocircuitano il classico, dall’antichità al contemporaneo, in vista di nuovi attraversamenti, di nuove – sovversive – promesse» (così nell’Editoriale di Giulia Bordignon e Fabio Lo Piparo, p. n.n.).



di Diana Perego


La copertina

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