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Giulia Tozzi

Assemblee politiche e spazio teatrale ad Atene


Padova, Cleup, 2016, 347 pp., 28 euro
ISBN ISBN 978 88 6787 504 7

Il volume di Giulia Tozzi traccia la storia dell’utilizzo politico del teatro di Atene e del Pireo-Munichia dall’età classica all’epoca romana, argomento finora studiato solo parzialmente. Per “utilizzo politico” si intende la destinazione ekklesiale dell’edificio teatrale documentata da testimonianze letterarie ed epigrafiche qui raccolte per la prima volta e commentate con rigore filologico. Lo scopo dell’indagine è «giungere a conclusioni valide sui periodi, sulle modalità e sui motivi che determinarono l’uso del teatro come sede assembleare» (p. 10).

Approfondita l’Introduzione (pp. 11-33), dove la studiosa ripercorre i contributi scientifici che hanno affrontato, seppur limitatamente, la questione. Si tratta di testi fondamentali. Basti qui citare Political Meeting Places of the Greeks di William Andrew Mac Donald (Baltimora, Hopkins, 1943), in cui sono raccolte puntualmente le iscrizioni con riferimenti ad assemblee nel teatro quali ἐκκλησία ἐν Διονύσου e ἐκκλησία ἐν τῶι θεάτρωι. Si aggiunga Agora und Theater, Volks - und Festversammlungen di Franz Kolb (Berlino, Mann, 1981), con importanti osservazioni sui teatri dei demi attici dove lo stretto legame tra sfera politica, religiosa e performativa è comprovato. Senza dimenticare gli studi di Oddone Longo che teorizzò il concetto di polypragmosyne (polifunzionalità) del θεάτρον: uno spazio, come suggerisce l’etimologia della parola, destinato ad accogliere spettatori riuniti per “vedere” una qualsiasi adunanza.

Complessa la questione se l’utilizzo del teatro di Atene come luogo di riunione dipenda da ragioni politiche, legate forse ai regimi oligarchici, o da ragioni pratiche, quali la maggiore ampiezza e comodità dell’edificio in seguito alla nota ristrutturazione licurghea. Tozzi riconsidera la vexata quaestio a partire dai dati archeologici. Chiaro ed esaustivo il riassunto della storia del teatro di Dioniso Eleutereo dall’età arcaica al periodo romano (pp. 48-70). Segue una riflessione sulla partecipazione assembleare al fine di accertare la capienza dei luoghi di adunanza politica (pp. 73-81). Dai dati si evince che la capienza degli ekklesiasteria e dei theatra e il numero di convenuti abbiano influenzato, se non determinato, la scelta del luogo per lo svolgimento delle riunioni della polis

Nel cap. II sono registrate le testimonianze letterarie di storici, oratori e lessicografi antichi in un arco cronologico di lunga durata:  dalla fine del V a.C. al I d.C. I documenti vengono proposti in lingua originale con traduzione e commento critico. Nel caso del teatro di Dioniso, le fonti vanno dalla notizia fornita da Tucidide, secondo cui i Quattrocento si riunirono insieme agli opliti nel teatro (411 a.C.), sino alla lettera di Filostrato (I sec. d.C.), in cui Apollonio rifiutò l’invito degli ateniesi di partecipare all’assemblea poiché essa si svolgeva in un «luogo impuro e contaminato, utilizzato per sordide lotte tra gladiatori» (p. 156); passando per Demostene (p. 100), Eschine (p. 109), Aristotele (p. 113), Plutarco (p. 133), Flavio Giuseppe (pp. 140-141) e Polluce (p. 149). Seguono le testimonianze relative al teatro del Pireo.

Nel III cap. si legge il regesto delle epigrafi sui due teatri: un corpus di centocinquantasei iscrizioni, comprese tra la seconda metà del IV sec. a.C. e la prima metà del I sec. d.C., che contiene notizie preziose sia sui luoghi assembleari sia sugli argomenti lì discussi. Le epigrafi sono raccolte in tabelle corredate da un commento esplicativo sul contenuto del testo, il contesto storico e nel caso di editti sulla motivazione della loro promulgazione.

Nelle considerazioni conclusive (pp. 279-287) l’autrice afferma, a ragione, che l’analisi diacronica delle diverse fonti dimostra che il teatro di Dioniso ad Atene e quello di Munichia al Pireo furono utilizzati per lo svolgimento delle ekklesiai già in epoca classica e che diventarono i principali spazi di riunione del demos in età ellenistica, mantenendo questa funzione finché non caddero in disuso.

Una ricca bibliografia aggiornata e utili indici (delle fonti, dei nomi e dei luoghi) chiudono il volume che ha il merito di unire un metodo rigoroso a un linguaggio limpido. Un testo destinato a diventare un importante punto di riferimento per lo studio sul rapporto tra vita politica e vita performativa nei theatra greci. 



Diana Perego


La copertina

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