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Festival Culture in the World of the Spanish Habsburgs

A cura di F. Checa Cremades e L. Fernández–González

Farnham-Burlington, Ashgate, 2015, 299 pp., 80,00 £
ISBN 978-1-4094-3561-7

Il volume si compone di dodici saggi, affidati a specialisti di differenti discipline: in parte presentati nel corso della conferenza Re-creating Renaissance and Baroque Spectacle: The Hispanic Habsburg Dynasty in Context (University of Edinburgh, 6-7 luglio 2010), in parte commissionati in vista della pubblicazione.

Questi contributi, d’elevato profilo scientifico, incentrati su particolari episodi della storia dello spettacolo barocco, costituiscono un passo importante verso l’obiettivo cui mira il gruppo di ricerca Re-creating Early Modern Festivals presieduto da Laura Fernández–González: la messa a punto di un metodo interdisciplinare per uno studio del linguaggio festivo e cerimoniale orchestrato per i sovrani di Spagna dal regno di Filippo II (1543-1598) a quello di Carlo II (1665-1700). Il confronto tra ambiti disciplinari diversi (storia dell’arte, storia del teatro, musicologia) ha consentito la ricostruzione e l’interpretazione delle feste asburgiche sui versanti della organizzazione, della cultura materiale e della fruizione.

Il lavoro abbraccia il vasto territorio e le diverse culture del regno asburgico: la capitale Madrid, i territori portoghesi, i domini italiani della Lombardia e del viceregno di Napoli, nonché le colonie dell’America latina.

La partizione del volume in quattro sezioni è efficace. Si prende le mosse dalla cultura visuale della corte degli Austrias, e in particolare dall’impiego di arazzi come veicoli di comunicazione dei successi militari di quella dinastia. Fernando Checa Cremades ricostruisce le ragioni della committenza e le finalità propagandistiche dei cicli La conquista di Asilah e Tangiers da parte di Alfonso V di Portogallo (1475) e La conquista di Tunisi (1546-1553); Miguel A. Zalama Rodríguez considera alcuni casi di riuso di questi manufatti in contesti cerimoniali successivi e differenti rispetto a quelli per i quali furono intessuti, offrendo al contempo uno spaccato del gusto decorativo della residenza dell’Alcázar.

La seconda sezione analizza le entrate, i soggiorni e i trionfi regi nel dominio asburgico.

David Sánchez Cano si sofferma sulla creazione di uno spazio cerimoniale nel tessuto urbano di Madrid successivamente all’elezione della città a capitale da parte di Filippo II nel 1561. Laura Fernández-González presenta invece i risultati di una sua ampia ricerca sull’ingresso del medesimo sovrano a Lisbona nel 1581.

Il passaggio in Italia di Margherita d’Austria è studiato da Maria Ines Aliverti che raccoglie un’ampia documentazione a stampa e manoscritta per darne conto della mancata entrée a Cremona nel 1598. Franca Varallo propone un panorama più generale delle accoglienze tributate alla principessa dalle città lombarde nel corso del suo viaggio verso Ferrara, ove sarebbe divenuta sposa di Filippo III di Spagna.

Una ritualità delle assenze è invece quella descritta da Víctor Mínguez Cornelles. Si parla del ricco sistema di esposizioni di ritratti regi e stendardi connesso alle cerimonie di presa di potere dei viceré inviati nel Nuovo Mondo. Un sistema progettato per supplire alla assenza dei re di Spagna che, è noto, nelle loro colonie d’America non misero mai piede. 

Nella terza parte (Religione ed impero) si leggono le ricerche di Alejandra B. Osorio sui rituali di passaggio in uso nel Seicento a Lima e a Città del Messico per esprimere il cordoglio per la morte del monarca e le felicitazioni per il nuovo re incoronato; di Juan Luis González García sull’associazione del culto di alcuni santi ai cattolicissimi sovrani di Spagna; e di Sabrina de Cavi sugli apparati commissionati dal viceré Juan Francisco Pacheco, quarto duca di Uceda, all’architetto e camilliano Giacomo Amato per le feste palermitane del Corpus Christi tra il 1687 e il 1696.

Chiude il volume una ricognizione della musica spagnola in Italia negli anni della sovranità asburgica. Noel O’Regan si concentra sul ruolo di mediazione tra cultura musicale liturgica spagnola e romana giocato nella città dei papi dalle confraternite della Resurrezione e del SS. Crocifisso; mentre Ida Mauro esplora le ricadute delle armonie spagnole sullo stile dei compositori della corte dei viceré di Napoli nel Seicento.


A rendere più gradita la lettura del volume concorrono sia la pubblicazione di documenti iconografici, indispensabili per una ipotesi di ricostruzione dei percorsi trionfali, sia la scelta editoriale di pubblicare in inglese i saggi. Si colma così una “lacuna”: fino a oggi le pubblicazioni sulle feste degli Austrias erano quasi esclusivamente in lingua spagnola. Tuttavia un’edizione bilingue sarebbe stata di maggior senso e di maggior pregio.


Claudio Passera


(La copertina)

cast indice del volume


 



 
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