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Il teatro di Lyda Borelli

A cura di Maria Ida Biggi e Marianna Zannoni

Firenze, Fratelli Alinari, 2017, 211 pp., euro 40,00
ISBN 978-88-95849-27-0

Il ribattezzato Istituto per il Teatro e il Melodramma della Fondazione Giorgio Cini festeggia la sua decennale attività celebrando, a centotrenta anni dalla nascita, Lyda Borelli (1887-1959). La riscoperta di preziosi materiali finora nascosti nel seminterrato dell’abitazione degli eredi Alliata, uniti alle raccolte fotografiche di importanti archivi romani, hanno consentito di far luce sulla carriera teatrale di una diva troppo a lungo dimenticata, vittima dei pregiudizi che ancora agli inizi del “secolo breve” gravavano sul mestiere dell’attrice.

Fino ad oggi apprezzata prevalentemente come star del cinema muto, la Borelli emerge quale fascinosa interprete delle scene teatrali italiane e internazionali grazie a questo raffinato volume, curato da Maria Ida Biggi e Marianna Zannoni (editore Alinari), che insieme a una mostra monografica (a Palazzo Cini, a partire dal primo settembre) restituisce a tuttotondo la vicenda umana e artistica di una professionista dalla grande personalità in anticipo sui tempi.



Lyda Borelli in Salomè durante una tournée nel Sudamerica, 
1909-1910
Collezione privata 

Nel saggio di apertura Biggi storicizza “Lyda Borelli attrice di teatro” nel contesto performativo italiano del primo ventennio del Novecento, in bilico tra eredità ottocentesca e nuove forme drammaturgiche e interpretative. Figlia d’arte sia da parte di padre che di madre, la Borelli esordisce quattordicenne nel 1901 nella Drammatica Compagnia Italiana diretta da Francesco Pasta, interpretando via via ruoli sempre più impegnativi. Tre anni più tardi, entrata in un’altra formazione, quella di Virgilio Talli, Irma Gramatica e Oreste Calabresi, veste i panni di Favetta nella Figlia di Iorio messa in scena al Teatro Lirico di Milano, ricevendo gli applausi di pubblico e critica. Fatale è l’incontro, nello stesso periodo, con Eleonora Duse, al fianco della quale recita al Politeama Nazionale di Firenze nella Fernanda di Victorien Sardou (1905). La sua carriera prosegue inarrestabile recita dopo recita: dal fortunato triennio come prima attrice (poi socia e capocomica) della compagnia di Ruggeri e Paradossi (1909-1912) alle contemporanee tournées in Sudamerica e in Spagna; dall’ingresso nel luccicante mondo del cinematografo (con Ma l’amor mio non muore! di Mario Caserini, 1913) alla militanza nella nuova Compagnia Drammatica FERT diretta da Ermete Novelli (1915); fino al ritiro dalle scene al termine della Grande Guerra in seguito al matrimonio con Vittorio Cini.



Lyda Borelli fotografata da Varischi e Artico, 1910
Collezione privata

A questa puntuale ricostruzione, integrata con i giudizi dei critici (spesso riportati integralmente) e corredata da ricchi materiali fotografici, locandine, estratti e copertine di riviste, lettere, caricature, segue un approfondimento del rapporto della diva con la fotografia. Qui Marianna Zannoni indaga non solo l’attrice, ma la donna, sul filo di una costante dialettica tra immagine pubblica e privata. L’analisi del “pantheon” ritrattistico borelliano rivela un’autoconsapevolezza da “primadonna” dentro e fuori il palcoscenico. Nella stampa periodica le istantanee delle interpretazioni teatrali spesso si accompagnano agli scatti “rubati” alla sfera famigliare; il progetto auto-promozionale dell’attrice passa tanto attraverso i suoi ritratti “teatrali” (celebri quelli nei panni della Salomè wildiana a firma di Mario Nunes Vais), quanto per mezzo delle campagne fotografiche “di costume” legate alla passione per la moda (si fa promotrice della jupe-culotte) o per la velocità (viene immortalata prima in automobile, poi su un velivolo in compagnia dell’aviatore Romolo Manissero).



Lyda Borelli con Manissero all'Ippodromo Flaminio di Rimini, 1911
SIAE - Biblioteca e Raccolta teatrale del Burcardo

Maria Dolores Cassano sonda il rapporto con le arti, in particolare con la letteratura. La Borelli si conferma colta e raffinata: si pensi alle accurate scelte drammaturgiche e alla verve interpretativa; alla conoscenza del vecchio Giuseppe Giacosa; ai rapporti con Matilde Serao, Guido Gozzano, Roberto Bracco, con lo stesso D’Annunzio; alla partecipazione a eventi di forte impegno sociale e culturale (come il Congresso femminile romano del 1908); alla deliberata incarnazione di un modello di donna rispondente alle nuove tendenze delle avanguardie artistiche.

Il ricco corredo iconografico dei saggi è impreziosito da una eccellente galleria fotografica che raccoglie centoventidue istantanee e due dipinti provenienti dall’archivio Nunes Vais dell’Istituto centrale per il catalogo e la documentazione di Roma, dalla Biblioteca e Raccolta teatrale del Burcardo, dal Museo teatrale alla Scala di Milano e dalla privata collezione Alliata.

Concludono il volume Apparati, il Quadro delle compagnie (pp. 196-197), il Repertorio (pp. 198-203), la Filmografia (pp. 204-205) e l’Indice dei nomi.



di Gianluca Stefani


La copertina

cast indice del volume


 







Salomé de Oscar Wilde en Mexico, in «Arte y Letras», 6 febbraio 1910








Caricatura di Lyda Borelli
Collezione privata
































Lyda Borelli con la jupe-culotte fotografata da Mario Nunes Vais, 1911 ca.
Archivio Nunes Vais, Roma 




 
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