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Drammi comici per musica, III. 1754-1755

A cura di Silvia Urbani

Introduzione di Lucio Tufano, Venezia, Marsilio, 2016, 745 pp., euro 40,00
ISBN 978-88-317-2461

Il rilancio di Carlo Goldoni come autore multiforme, dedito alla scrittura per il teatro comico come per quello musicale sia serio che buffo, è uno dei principali obiettivi dell’Edizione nazionale delle opere del drammaturgo veneziano per Marsilio. Il rapporto di Goldoni con la scena musicale non si limita alla convenienza economica, spesso da lui stesso ammessa. Ha un valore letterario importante e fu senz’altro centrale per l’affermazione e la diffusione dell’opera comica a Venezia.

Il primo volume dei Drammi comici per musica edito da Marsilio usciva nel 2007, a cura di Silvia Urbani, corredato da una bella e approfondita introduzione di Giovanni Polin. Conteneva dieci libretti approntati tra il 1748 e il 1751, dalla Scuola moderna a La mascherata, per la stesura dei quali un peso determinante aveva avuto il lungimirante impresario del teatro San Moisè Angelo Mingotti. Nel 2011 un secondo e altrettanto corposo volume raccoglieva sette drammi (tra i quali Il conte Caramella e I portentosi effetti della madre natura) scritti dal 1751 al 1753, commentati da Anna Vencato e introdotti da uno studio di Marco Bizzarini. Questo terzo tomo, curato minuziosamente da Urbani e con introduzione di Lucio Tufano, registra sei testi scritti nel biennio 1754-1755.

Il primo, De gustibus non est disputandum, fu composto per il teatro di San Cassiano, dove debuttò il 27 dicembre 1753 con le musiche di Giuseppe Scarlatti. Segue il celebre Filosofo di campagna che, recitato a Venezia la prima volta nel teatro di San Samuele nell’ottobre 1754 con musiche di Baldassarre Galuppi, vide protagonisti Francesco Carattoli e Francesco Baglioni, freschi scritturati di casa Grimani e importanti ispiratori e committenti per il Goldoni librettista, oltre che generosi esportatori della sua opera al di fuori della Serenissima. Del libretto esiste una riedizione per le rappresentazioni dell’autunno 1756, significativamente revisionata – con tutta probabilità dallo stesso autore – in seguito a importanti avvicendamenti tra gli interpreti. La circostanza, di per sé non insolita vista la grande circolazione dei libretti buffi, mette in luce la cura editoriale e spettacolare dedicata da Goldoni alle proprie composizioni, principalmente in occasione di ristampe e riprese veneziane.

A Bologna nel 1752 Goldoni aveva confezionato per gli stessi Baglioni e Carattoli Lo speziale (cfr. L’autore a chi legge, p. 313). Il dramma fu rappresentato la prima volta sulle tavole del San Samuele nel carnevale 1755, con musiche di Vincenzo Pallavicini per il primo atto e di Domenico Fischietti per il secondo e il terzo. Qui, pur dando al dramma un’impostazione del tutto nuova, per il personaggio di Sempronio il drammaturgo recupera e rimaneggia i tratti dello speziale Agapito, protagonista della commedia La finta ammalata (1750).La gastalda (con sostanziali correzioni diventata poi La castalda per l’edizione fiorentina a cura di Paperini, 1754-1755) è tratta invece la trama del Povero superbo, presentato al pubblico da Baglioni-Carattoli nell’inverno 1754, con tutto ciò che un passaggio dalla prosa alla melodrammaturgia comporta: «l’intreccio diventa più lineare; i ritratti dei personaggi hanno contorni più incisivi e minori sfumature; il gioco verbale seleziona e preserva gli ingredienti dotati di maggiore caratterizzazione, destinati a ricevere evidenza supplementare dal trattamento musicale; il dialogo, anche quando direttamente ricalcato sulla prosa, si fa succinto» (Tufano, Introduzione, p. 59).

Nel settembre 1755, musicato da Galuppi, debuttarono al teatro Formagliari di Bologna Le nozze. Tanto il libretto che la partitura rivelano l’impegno, peraltro costante in Goldoni, per una scrittura misurata sugli interpreti: i soprani Maria Monari e Rosa Puccini, il basso buffo Michele Del Zanca, il cantante-attore Giuseppe Cosimi. Dalla relazione tra l’avvocato veneziano e Galuppi e ancora per le doti vocali di Del Zanca prese vita anche l’ultimo testo registrato nel volume, La diavolessa, rappresentato la prima volta nell’autunno 1755 nel teatro San Samuele. Un’opera in cui Tufano riconosce «le avvisaglie di una critica – marginale, sottintesa, dissimulata – alla rigida separazione tra le classi e ai pregiudizi che la puntellano» (pp. 79-80); critica che si riflette nella relativizzazione dei ruoli confusi dallo scambio di persone alla base della trama e quindi resi ambigui se non incoerenti rispetto alla consueta tipicizzazione stilistica.

Salvo il caso più celebre del Filosofo di campagna (di cui si contano almeno settantacinque allestimenti), i drammi goldoniani, così come gran parte di quelli già editi nei due tomi precedenti dei Drammi comici per musica, ebbero breve fortuna. Le Nozze non videro che sedici riprese tra nazionali e internazionali. Del resto, l’incalzante produzione di nuove drammaturgie o la continua rielaborazione e riproposizione di operine che avevano ottenuto in prima istanza esiti incerti non lasciavano spazio a operazioni fallimentari, rispondendo anzi all’obbligo di far dimenticare più in fretta possibile eventuali insuccessi. La stessa fertilità creativa di Carlo Goldoni, soprattutto negli anni di collaborazione col teatro San Samuele, testimonia l’incessante richiesta di nuovi prodotti spettacolari.

Con questo volume, ricco e ben curato, si aggiunge un importante tassello critico alla produzione goldoniana specificamente musicale.

Lorenzo Galletti


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