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Gli oggetti sulla scena teatrale ateniese. Funzione rappresentazione comunicazione

A cura di Alessandra Coppola, Caterina Barone, Monica Salvadori

Padova, Cleup, 2016, euro 38, 587 pp.
ISBN 9788867876723

Il volume raccoglie i contributi presentati al convegno internazionale di Padova sugli oggetti di scena nel teatro greco classico. Un campo di indagine ancora oggi poco praticato, data la resistenza di alcuni studiosi a considerare l’evento teatrale greco nella sua dimensione materiale in cui gli attori compiono azioni concrete, comunicano non solo a parole, ma anche con i gesti e oggetti.

Degna di nota la presenza di Oliver Taplin (pp. 155-164), il quale nel 1978 con il tuttora fondamentale Greek Tragedy in Action (Oxford University Press) inaugurò gli studi sull’oggetto teatrale in relazione alla performance.

In questa rinnovata prospettiva storiografica si pensi al recente volume Objects as Actors. Props and the Poetics of Performance in Greek Tragedy (The University of Chicago Press, 2016) di Melissa Mueller, qui autrice di un contributo sulla mimesis concreta di Dioniso nelle Baccanti di Euripide tra funzione religiosa e ruolo performativo (pp. 57-70).

I diversi saggi esaminano la capacità comunicativa dell’oggetto scenico, sia nella tragedia sia nella commedia, in base a competenze diverse e complementari: drammaturgia, iconografia, filologia, storia. Oggetti di scena verosimilmente agiti dagli attori, oggetti di cui si parla ma probabilmente non presenti in scena e oggetti di cui si può solo immaginare una funzione “scenografica”.


Il volume include utili schede sugli oggetti nelle tragedie di Eschilo, Sofocle, Euripide (stilate da Francesco Puccio, pp. 305-392) e nelle commedie di Aristofane (a cura di Sabina Castellaneta e Anna Lisa Maffione, pp. 447-550).

Indagini mirate riguardano i costumi di scena nel loro valore denotativo e connotativo rispetto ai personaggi. Alessandra Coppola esamina le calzature d’oro di Elena, le scarpe (arbylai) di Oreste, i calzari barbari (eumarides) del Frigio nell’Oreste di Euripide (pp. 115-128). Olimpia Imperio considera i numerosi indumenti femminili citati nelle Tesmoforiazuse su cui si innesta il meccanismo comico che deride la vanità femminile (pp. 129-154). Partendo dal mantello indossato da Filocleone nelle Vespe di Aristofane, Alexa Piqueux evidenzia il pregnante valore comunicativo degli abiti di scena in relazione sia alla performance sia alla condizione sociale dei personaggi (pp. 237-260).

Originale lo studio di Anna Beltrametti che pone l’attenzione sull’assenza di un costume di scena: il velo di Alcesti, mai nominato esplicitamente nel testo, né evocato con parole o gesti dai personaggi, eppure spesso indossato dall’eroina tragica negli allestimenti contemporanei (pp. 13-34).

Oggetti particolarmente significativi, perché in grado di condizionare il plot del dramma e proiettare l’azione in uno spazio extrascenico, sono analizzati da Caterina Barone che si sofferma sul cofanetto delle Trachinie e sull’urna dell’Elettra di Sofocle (pp. 35-44); mentre Monica Baggio si occupa dei doni nuziali per la principessa Creusa intrisi di veleno da Medea, esaminandoli anche in relazione all’iconografia vascolare (pp. 165-184).

Non mancano gli strumenti musicali considerati nella loro forza polisemica, in particolare i crotali (kortalon) presenti nell’Ipsipile di Euripide. Sabina Castellaneta ne coglie il valore apotropaico e rituale nei confronti del piccolo Ofelte (pp. 45-56).

Prezioso il contributo di Giulia Tozzi che considera una specifica tipologia di “oggetti” euripidei: gli elementi architettonici. La studiosa propone l’anamnesi di alcuni passi dell’Oreste e dell’Ifigenia in Tauride, confrontati con lo Ione, in cui sono menzionati fregi, triglifi e cornicioni che dovevano caratterizzare la skenè alla fine del V sec. (pp. 91-114).

Il volume, arricchito da una ricca iconografia, ricostruisce Ğun universo composito che non può essere compreso senza un approfondito studio, oltre che testuale e letterario, dell’elemento performativo, nel cui campo di indagine rientrano a buon diritto gli oggetti di scenağ (p. 308).


di Diana Perego


La copertina

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